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Pogrom in salsa lombarda

Riflessioni, Zingonia — Inviato da inbassa @ 10:06

 

Lunedì 25 gennaio, i 5 sindaci dell'area di Zingonia, i rappresentanti della Provincia, della Regione, dell'ALER di Bergamo, ed altri soggetti si sono incontrati nella sede istituzionale della Provincia, in via Tasso. Scopo dichiarato, celebrare la nascita del tavolo congiunto per la definizione di un piano di riqualificazione per Zingonia.
Il contenuto di questo piano e i finanziamenti su cui potrà contare, non è dato sapere. 
 
Si può però intuire qualcosa dalle parole del presidente leghista della provincia, Ettore Pirovano, campione delle soluzioni semplici ai problemi complessi: "Zingonia è un ghetto e va abbattuto".

Non risolto, non integrato, neanche cancellato: abbattuto.

Un bel pogrom e tutti i problemi si risolvono. 

D'altronde, negli istanti in cui questi personaggi erano chiusi nel palazzo della provincia a stringersi mani, battersi pacche sulle spalle e sorridere ai giornalisti, le famiglie di un intero palazzo (l'Athena 3) si trovavano senz'acqua da giorni, e gli abitanti di altri due condomini (Anna 1 e Anna 2) rischiano di vedersela togliere a breve, a causa di debiti accumulati negli anni con la BAS-SII, azienda del gruppo A2A. 
Chi ha onorato le rate che la società idrica richiede per continuare ad erogare l'acqua non se la passa meglio: 125 euro mensili pesano enormemente sul bilancio di famiglie monoreditto, che si basano su bassi stipendi quando va bene, o su sussidi di cassaintegrazione o lavoretti in nero nella maggior parte dei casi.
 
Insomma, questo famoso piano di rientro del debito non sembra aver funzionato granchè; e la colpa non può ricadere su chi abita i "palazzi del degrado" (cit. L'Eco di Bergamo). Un signore marocchino con famiglia al seguito ha raccontato in un italiano stentato che "È meglio che chiudano l'acqua: se me la tolgono faccio 8 piani di scale e riempio le taniche alla fontana, se mi tolgono 125 euro al mese non mangio".
 
Ma il fallimento dell'accordo era noto a chi ha obbligato i condomini alla stipula del contratto, già al momento della firma. Si sapeva benissimo che il patto non avrebbe potuto essere rispettato, eppure non sono state cercate altre soluzioni. Perché?
 
Perchè l'obbiettivo finale che si delinea all’orizzonte esula, evidentemente, dai piani per il futuro delle famiglie di Zingonia, così come dal quieto vivere degli abitanti dei paesi limitrofi.
 
A questo punto servirebbe un atto di sincerità, dovuto a chi abita in quei palazzi da anni, e ha subito tutto ciò che comporta vivere in una zona dimenticata da tutti, senza possibilità di potersi riscattare in alcun modo.
 
Basterebbe dire a loro: "Scusate, voi siete un problema per noi, anche se lavorate nelle nostre fabbriche e nei nostri cantieri, rendendoli competitivi perchè accettate paghe da fame dietro il ricatto delle espulsioni e della clandestinità; ora ci interessa speculare sulle vostre case, e fare bella figura con i nostri elettori riempiendoci la bocca di legalità, ordine e pulizia, tanto per i media qui c'è il "degrado" e abitano solo pusher. Purtroppo non abbiamo i soldi per darvi una sistemazione adeguata, quindi facciamo di tutto per mandarvi via in ogni modo da casa vostra. Poi buttiamo giù tutto e sfruttiamo il fatto che costruiranno autostrade, stazioni, centri commerciali etc. per aumentare il valore immobiliare dell'area e fare tanti bei soldi.
Peccato solo che ci hanno arrestato il Grossi (link) che era bravo nelle bonifiche e ci sapeva fare coi soldi pubblici, ma di certo, dato che i pochi fondi non privati arriveranno dalla regione, il celeste governatore saprà metterli nelle mani giuste."
 
 
Oppure si potrebbe iniziare a pensare a Zingonia come abitata da persone, e non da problemi, come ghetto da riqualificare in base alle loro esigenze, e non da abbattere sulle loro teste. È forse chiedere troppo?

 


Zingonia sul Manifesto

Rassegna stampa, Zingonia — Inviato da inbassa @ 10:40

 

di Andrea Oleandri -ZINGONIA(BERGAMO)
BERGAMO
Vivere senza acqua a Zingonia
Gli effetti della privatizzazione su decine di famiglie costrette a vivere senza bere né lavarsi Un arretrato di 400 mila euro lascia a secco un intero quartiere. Fino al raggiungimento di un accordo
Cosa significa vivere senz'acqua? Questo era l'interrogativo più grande che ci siamo posti muovendo verso Zingonia. Per la prima volta in Italia decine e decine di famiglie sono state private del bene più importante: l'acqua. Proprio pochi giorni dopo la conversione in legge del decreto 135/09 che, con il suo articolo 15, sferrava un ulteriore attacco alla natura di bene pubblico dell'acqua.
La risposta è venuta da sé, nel momento stesso in cui gli abitanti di questo quartiere ci hanno accolto nelle loro case, raccontandoci di quei giorni appena lasciati alle spalle e di cui, tuttavia, permane lo spettro. Spiegare cosa significhi vivere senz'acqua, è raccontare la loro storia.
L'acqua ora c'è e risulta difficile, forse anche a noi che stiamo seduti davanti a loro, capire nel profondo cosa possa significare doverne fare a meno. Eppure puoi provare a comprenderlo quando una volta arrivato davanti alle loro porte - trafelato per i sei-sette piani saliti a piedi (gli ascensori sono ormai rotti da anni), infreddolito per la temperatura mai superiore allo zero - te li trovi davanti e speri che una volta dentro casa troverai un po' di sollievo. E invece fa freddo. I riscaldamenti sono almeno cinque anni che sono stati tagliati ai palazzi di Zingonia. L'unica cosa che allevia il gelo che continua ad avvolgerci sono i the che ci vengono offerti. Marocchini, tunisini (c'è il mondo a Zingonia). Ognuno fiero di farti assaggiare un pezzo della sua terra. E lì che ti chiedi come possano aver fatto - quelli più poveri degli altri, quelli che hanno dovuto aspettare di più per racimolare i soldi che gli venivano chiesti come acconto, per ben quindici giorni - a stare senza acqua. A dover fare decine di scalini (36 tra un piano e l'altro) carichi di secchi e bottiglie, riempite ad una delle due fontanelle di emergenza che, gentilmente, la società di gestione ha messo a loro disposizione. A dover uscire al freddo a prendere l'acqua per cucinare, lavarsi e anche solo per preparare quel the che per tanti - e anche per noi in questi giorni - rappresenta uno dei pochi sollievi. A patto di non voler tenere accesa la stufa a gas per tutto il giorno, per coloro che se la sono potuti permettere ovviamente.
La storia di questi giorni a Zingonia, nelle torri Athena 1,2,3 e le loro speculari Anna 1,2,3 è la storia, per esempio, di Piera - una delle pochissime italiane che vivono in questi palazzi. Piera è sposata con Atef (tunisino) da sei anni e assieme hanno tre bellissimi figli, la più grande di appena 5 anni. Loro sono stati molti più fortunati degli altri. Piera ha la madre che vive in un comune non troppo lontano, per cui potevano andare da lei a lavarsi e a far lavare i loro vestiti. Fortunati loro, a cui l'acqua serviva solo per il bagno, per cucinare e, ovviamente, per preparare il the. Meno secchi quindi, e poi la fortuna di poter, unico dei sei palazzi, usufruire ancora dell'ascensore.
Fortune che non hanno avuto Fatima, Leila, Hassan e Yasmine. Fatima è una donna marocchina che dal 1990 vive in Italia. Da 10 anni si è trasferita a Zingonia in Athena 3 e da circa tre anni ha comprato la casa - sempre nello stesso condominio - dove ora vive con i suoi tre figli, per l'appunto Leila di 15 anni, Hassan di 7 e Yasmine di 6. Loro vivono al settimo piano e ce l'hanno fatta a superare questi giorni solo grazie all'aiuto di alcuni vicini che, oltre a portare su per le scale i loro secchi d'acqua, facevano qualche viaggio anche per loro quattro. A raccontarci qualcosa - mentre Fatima si prepara per andare a lavorare - è proprio Leila. Nata a Genova parla con un inconfondibile accento bergamasco. Ci dice di aver avuto tanta solidarietà dai suoi compagni di classe, ma che non ha accettato di andare da loro per non lasciare la sua famiglia. Così, per tutti i giorni passati senz'acqua, si sono aiutati a vicenda per lavarsi. Hanno usato bottiglie e bicchieri. Fatima aiutava i più piccoli e loro aiutavano Leila.
E ancora la storia di Talla, 18 anni, senegalese, e del suo migliore amico Bambara, nato in Burkina Faso 19 anni fa. Di due ragazzi africani che hanno provato, in Italia, sulla loro pelle, cosa significhi vivere senz'acqua e che fuori da ogni ideologia e appartenenza sono pronti ad affermare che l'acqua non si può staccare per nessun motivo, perché è vita e non si può vivere senza acqua. Ragazzi che arrivano a chiedersi e, probabilmente a chiederci, perché noi italiani (assieme a tanti altri) ci spingiamo in Africa ad aiutarli a cercare l'acqua e, quando sono qui, gliela neghiamo.
Ma è anche la storia di El Mati e della sua famiglia. Lui ha 49 anni, un corpo minuto e dei baffi nerissimi. Ci accoglie e ci offre il suo the. El Mati ha lavorato per anni come manovale e ora come tanti è disoccupato. La crisi morde anche loro. Per guadagnare qualcosa vende il pane che la moglie prepara in casa. Per lui non avere l'acqua, ha significato anche perdere ciò che gli consente di tirare su qualche soldo. Le sue due figlie sono ancora piccole e il figlio più grande, Mohamed di 22 anni, è agli arresti domiciliari. Nei giorni senz'acqua è perciò toccato solo a lui fare su e giù per i sei piani di scale a riempire secchi.
C'è sollievo nelle persone che abbiamo conosciuto, ma anche tanta preoccupazione. Sindaco di Ciserano (il Comune sul cui territorio ricadono i palazzi di Zingonia) e Bassii-Spa, sembrano infatti intenzionati a recuperare ogni centesimo di quei quasi 400mila euro di arretrati (e poco importa se le responsabilità di quel debito vadano cercate anche tra i precedenti inquilini, molti dei quali italiani). I patti sono chiari. Le case ufficialmente sfitte sono state murate nei giorni scorsi, e tutti gli inquilini «regolari» dovranno versare 100 euro al mese per rientrare dei debiti degli stabili. Se anche una sola di queste 115 famiglie dovesse saltare il pagamento, per l'intero palazzo nel quale vive già dal prossimo 30 gennaio l'acqua potrebbe essere nuovamente tagliata. Con buona pace di chi considera l'acqua un bene da garantire ad ogni individuo, perché necessaria alla vita stessa.
E allora toccherà a tutti fare i salti mortali e, possibilmente, anche di più per racimolare questi soldi. Ad El Mati che oltre ai 400 euro di affitto (pagati ad un italiano) e a tutte le altre spese dovrà aggiungere questa nuova tassa. A Fatima che dovrà riuscire a tirarli fuori dai 5 euro l'ora (in nero) che guadagna per fare le pulizie. E a tutte le altre cento e passa famiglie su cui pende la spada di Damocle di una Società per azioni controllata dal gruppo A2A, azienda con un utile netto di 316 milioni di euro.

 


Linda è stata ammazzata

Riflessioni, Zingonia — Inviato da inbassa @ 15:12
 

Avremmo preferito mantenere un rispettoso silenzio per la morte di una ragazza, deceduta mentre cercava una vita migliore.
Un gesto di rispetto che potesse, almeno nella morte, ridarle la dignità negatale.

Purtroppo non possiamo tacere.
Perchè Linda David, 23 anni, è stata ammmazzata.

È stata trovata morta in un appartamento delle 4 torri di zingonia, che sono da mesi senza riscaldamento per debiti accumulati negli anni. È morta a causa delle esalazioni di monossido prodotte da un braciere usato per scaldarsi.

Già alcuni danno colpa alle bollette non pagate. Ma si chiedono, i cercatori di risposte semplici, il perchè una persona sia costretta ad abitare in un appartamento senz'acqua o senza riscaldamento? Il perchè non possa trovare una sistemazione migliore?


Linda era costretta ad abitare in quei palazzi come Vivian era costretta ad abitare nel complesso Anna; non solo,Vivian era anche costretta a prostituirsi dopo aver perso il lavoro, e quindi il permesso di soggiorno, a causa della crisi. Vivian è morta in un incidente d'auto, causato probabilmente dai suoi stessi protettori, che l'hanno lasciata agonizzante sul ciglio della strada.

Come lei, anche Linda è stata ammazzata.

Ammazzata da chi ha scritto leggi sull'immigrazione sempre più "cattive", perseverando anche in questi giorni, solo per poter capitalizzare un consenso elettorale frutto della paura che loro stessi hanno instillato negli anni.

Ammazzata da chi, anche in questo caso, accusa di buonismo chi tenta di far emergere le contraddizioni di una società sempre più diseguale e cinica.

Ammazzata da chi pensa che serva il pugno duro, colpendo indiscriminatamente, per risolvere la situazione di Zingonia.

Ammazzata da chi chiama verginelle, ideologicamente ciechi, ignoranti della situazione di Zinognia, chi osa criticare questo approccio, quando la morte di Linda è il frutto di una disinteresse perdurato negli anni, in cui i pochi che si sono mossi, sono stati lasciati soli.

Ammazzata da chi considera gli abitanti di Zingonia o un problema, o braccia, mai persone.

Ammazzata dall'indifferenza.


 

Aggiornamenti Zingonia 17/12/09

Zingonia — Inviato da inbassa @ 19:57

 

Oggi è stata ripristinata l'acqua all'ultimo palazzo rimasto senza, l'Anna 2; gli inquilini, con una riunione straordinaria sulla tromba delle scale, sono stati in grado di raccogliere 2500 euro. Tale cifra è stata consegnata alla BAS-SII, che alle ore 13 di questo pomeriggio ha riallacciato i tubi, portando l'acqua negli appartamenti.

Nessuna cifra proposta precedentemente aveva fatto recedere la società del gruppo A2A, lasciando quindi le famiglie senz'acqua per quasi due settimane.

Ora gli inquilini hanno tempo 15 giorni per presentare un proprio piano di rientro del debito, relativo al proprio palazzo, l'Anna 2. Senza un piano ritenuto accettabile, l'acqua potrà essere staccata nuovamente.

In questi giorni invece scadono i tempi per la presentazione del piano per gli inquilini degli Athena e dell'Anna 3.

Altri aggiornamenti in futuro su questo blog


Aggiornamenti Zingonia 16/12/09

Zingonia — Inviato da inbassa @ 00:01

 


È rimasto un solo palazzo senza'acqua, dopo che il condominio Anna 1 ha saldato (con notevoli difficoltà) i 2500 euro richiesta dalla BAS-SII per il riallaccio dell'acqua.

Il condominio Anna 2 è l'unico privo di accesso ai servizi idrici dato che gli inquilini non sono stati ancora in grado di raggiungere la cifra pattuita, mancando circa 600 euro

Intanto venerdì scadono i 15 giorni di proporoga che la società controllata dal gruppo A2A ha concesso in cambio della stesura di un piano di rientro che, stante le ultime notizie, consisterebbe in una rata di 125 euro al mese (1500 l'anno) per appartamento, oltre al pagamento del normale consumo di acqua, e la nomina di referenti di condominio oltre che di un amministratore con responsabilità legali.

Intanto in provincia, comuni e regioni gettano le basi per il piano di riqualificazione; alcune esternazioni fanno sperare ben poco

[...]il conigliere regionale leghista Daniele Belotti, presente all'incontro: "Si passa dalle parole ai fatti. Sarà importante però anche il rispetto della legalità: chi negli ultimi anni ha fatto il furbo e non ha pagato non avrà un alloggio"


Intanto la commissione Zingonia istuita dal comune di Ciserano per redirigere un piano per la riqualificazione delle torri Athena ed Anna, da presentare in regione per ricevere i fondi FAS, non si è ancora riunita (ricordiamo che la scadenza per la presentazione del piano è il 31 dicembre)

a breve ulteriori aggiornamenti

 


La complessità negata

Zingonia — Inviato da inbassa @ 13:50

 

 

La battaglia dell'acqua a Zingonia non è finita. Due palazzi, Anna1 e Anna2, sono ormai senz'acqua da più di 10 giorni. Gli altri condomini dei complessi Athena e Anna rischiano di vedersela togliere fra qualche giorno, se il piano di rientro del debito presentato dagli inquilini non soddisferà la società BAS-SII (gruppo A2A).

Questo caso è divenuto l’appiglio, a livello politico e mediatico, per iniziare ad acclamare a gran voce la “riqualificazione” dell'area; attenzione, una vera riqualificazione è assolutamente necessaria e colpevolmente tardiva.

Bisogna considerare che Zingonia, com’è ora, è il frutto di una speculazione fallita, trascinatasi negli anni, celata dai capannoni che facevano scudo ai comuni limitrofi, paraventi dietro cui nascondere una realtà difficile e complessa.
La situazione è peggiorata di anno in anno, ma la riqualificazione che si intravede all'orizzonte sembra basarsi su considerazioni semplicistiche, come si può ben vedere da questa frase estrapolata dal volantino della lista “Solidarietà e Progresso” del sindaco Bagini di Ciserano

il progetto prevede OLTRETUTTO la ricollocazione degli attuali residenti regolari nel bacino lombardo”

Questa visione  getta in un calderone dove si perde ogni individualità: il metalmeccanico regolare senegalese con famiglia, è uguale al pusher marocchino, che è uguale al muratore egiziano clandestino, che è uguale al mafioso italiano ecc.

Non importa se un abitante di Zingonia abbia o meno la necessità di abitare vicino al proprio luogo di lavoro o alla propria famiglia: è diventato un peso, e va spostato dalla propria casa per essere “ricollocato” in un imprecisato luogo della Lombardia.

Questa “rimozione forzata” dei problemi di Zingonia non fa altro che colpire ancora più duramente chi negli ultimi anni si è trovato a vivere in condizioni di disagio. Si tratta di una visione che nega una complessità dovuta, oltre che necessaria: non si è mai visto che centinaia di inquilini vengano caricati di un debito collettivo, senza alcun riguardo per le persone che negli anni hanno pagato regolarmente le bollette, che si sono appositamente dotate di contatori individuali, che hanno, comunque, caratteristiche differenti e meritevoli di considerazione.

La presenza di spacciatori e di abusivi non può essere, in alcun modo, una scusa per cacciare intere famiglie dai propri appartamenti, o per lasciarle vivere in condizioni disastrose.

Per Zingonia chiediamo

    * l’immediato ripristino della fornitura dell’acqua

    * un coordinamento di coinquilini che possa valutare un’iniziativa legale a tutela di chi ha sempre pagato e non ottiene il dovuto servizio

    * l'inserimento nel piano di riqualificazione di interventi tesi a salvaguardare il diritto alla casa agli abitanti di Zingonia

    * la revisione del piano di riqualificazione, perché tenga in considerazione alcune delle proposte già presentate, in un’ottica non solo commerciale ed imprenditoriale, ma anche abitativa e sociale

 

 

 


Chiusura e riapertura della'acqua

Zingonia — Inviato da inbassa @ 11:07

ULTIMO AGGIORNAMENTO: L'ACQUA È PRESENTE SOLO IN 4 PALAZZI SU 6, DUE PALAZZI ANNA SONO ANCORA PRIVI DI ACQUA

 

Breve aggiornamento, dopo ore di incontri, blocchi ecc.

 

L'acqua è stata chiusa giovedì mattina, subito nella serata c'è stato un blocco del traffico sulla strada statale Francesca (comunicato qui)

Ieri in mattinata c'è stato l'incontro tra rappresentanti dei palazzi e il comune di Ciserano, che ha tentato una mediazione tra BAS, la società che fornisce l'acqua ai palazzi, del gruppo A2A, e i residenti.

Nonostante gli sforzi fatti dagli inquilini, la cifra raccolta per pagara una "una tantum" in modo da riattivare subito l'acqua e partire con un piano di rientro a rate, è stata giudicata irrisoria (10000 euro circa a fronte di 75000 richiesti, su un totale di 400mila euro di debito complessivo)

In serata un altro blocco, durato pochi minuti, dato che il sindaco di Ciserano ha richiesto un incontro per scongiurare un protarsi del blocco stradale.

Da questo incontro si è ottenuto la deroga alla sospensione dell'acqua per 15 giorni; in queste due settimane i residenti raccoglieranno altri soldi per sanare il debito.

Intanto il comune si impegna a chiudere gli appartamenti vuoti o occupati abusivamente delle 6 torri.

L'atmosfera ora è più tranquilla, ma in molti temono che fra 15 giorni la situazione sarà simile a quella vissuta in questi due intensi giorni, tra acqua che non c'è e blocchi stradali.

 

A presto con nuovi aggiornamenti


Silenzio su Vivian

Rassegna stampa, Zingonia — Inviato da inbassa @ 16:39


Si parla tanto, troppo, di sicurezza. Si parla in continuazione della minaccia che i clandestini rappresenterebbero per le vite degli italiani - come sempre, brava gente.
Si parla di violenza sulle donne, si corre a bruciare il ghetto di turno quando la vittima è italiana e l'aguzzino è straniero.  
Quanto silenzio, però, su storie come questa.  

La vittima è una donna, una straniera, una clandestina, una prostituta. Tanti discorsi sul "degrado" a Zingonia, tante carriere politiche costruite sull'odio e la paura nei confronti di persone come Vivian, e nessuno che abbia mai speso una parola sulla sorte delle ragazze costrette a prostituirsi ogni sera sulla statale Francesca, per la gioia di tanti bravi padri di famiglia italiani.

Solo tirate bigotte sullo “spettacolo indecente” e cartelli improvvisati con scritto “basta puttane”.

Vediamo chi sarà il primo a ricominciare a parlare, ora.


Giovane prostituta incinta muore nell'auto in fiamme, i clienti fuggono
La Golf si è schiantata dopo essersi ribaltata più  volte. La 26enne della Sierra Leone è stata sbalzata fuori

MILANO - Una giovane prostituta della Sierra Leone, Vivian Alke, 26 anni, incinta di 4 mesi, è morta in un incidente stradale, sbalzata fuori dalla vettura sulla quale si trovava con due clienti, che sono scappati a piedi senza prestarle soccorso. È successo nella tarda serata di sabato lungo la strada provinciale Francesca, non lontano da Pontirolo (Bergamo). La dinamica dello schianto non è ancora chiara. La donna era stata vista dalle colleghe salire sull'auto, una Volkswagen Golf, con due uomini a bordo. Poco dopo lo schianto, nei pressi di un distributore di benzina. La vettura si sarebbe capottata più volte fino a sbattere contro un palo della luce. La prostituta sarebbe stata sbalzata fuori e i due uomini sono riusciti a scappare prima che l'auto prendesse fuoco.

I SOCCORSI - Quando i soccorritori sono arrivati, la giovane, in Italia senza permesso di soggiorno e senza una fissa dimora, respirava ancora ed è stata trasportata al Policlinico di Zingonia, ma a nulla sono serviti i tentativi di salvarla. Dalle indagini dei carabinieri finora è emerso che la vettura era stata rubata a Treviglio (Bergamo) il 9 settembre scorso. Gli inquirenti stanno dando ora la caccia agli occupanti della Golf.

 

 


Gli avvoltoi

Rassegna stampa, Riflessioni, Immagini, Zingonia — Inviato da inbassa @ 16:26

 

Nell'ultimo periodo l'attenzione mediatica verso Zingonia è aumentata notevolmente (come avevamo fatto notare qui e qui).
Gli abitanti dei palazzi Athena, con tutti i problemi di cui sono subissati, si sono dovuti anche sorbire visite di assessori e consiglieri regionali, in una sorta di safari volto ad esibire un improvviso interesse istituzionale per la situazione del quartiere.

L’ultraleghista presidente della provincia Pirovano ha annunciato la sua volontà di sostenere un progetto di riqualificazione dell'area, grazie a fondi “scovati tra le pieghe del bilancio” (sic!).
Ma di quale piano di riqualificazione si sta parlando? Forse del contratto di quartiere tra i comuni di Zingonia e la regione Lombardia, che tanto era piaciuto al governatorato lombardo da essere stato premiato con il massimo punteggio tra tutti gli altri contratti pervenuti?
In realtà, no. Il contratto di quartiere è stato giudicato "troppo complesso", in quanto avrebbe inciso non solo sugli immobili, ma anche sulla mobilità, tramite la riduzione della larghezza delle strade, la riqualificazione e il parziale spostamento dell'area industriale; inoltre prevedeva centri per l'integrazione, edificazione di alloggi popolari e accompagnamento all'affitto degli inquilini di immobili di cui fosse prevista la demolizione.
Non era un progetto privo di criticità, ma almeno in esso si scorgeva la consapevolezza di andare ad operare in un'area nata dal fallimento di un'immensa speculazione edilizia, abbandonata a se stessa da anni, proprio per via della complessità degli interventi necessari.
Troppo complesso. Dunque la regione Lombardia stralcia il contratto e inserisce Zingonia nei progetti FAS (Fondo Aree Sottosviluppate), snellendo gli obbiettivi: nessun intervento al di fuori della demolizione dei palazzi Athena di p.zza Aldo Moro (quella della fontana del missile), creazione di aree prevalentemente commerciali, con qualche spruzzata di aree residenziali; di edilizia popolare non se ne parla più: gli alloggi ad affitto calmierato vanno evitati perché "perpetuano il problema".
All'orizzonte si profila lo spettro di una nuova speculazione, con tanto bel cemento a far lievitare gli interessi dei soliti noti (facciamo il nome di Grossi, lo speculatore della Compagnia delle Opere, alias braccio economico di Comunione e Liberazione, giusto per ricordare come si muova la giunta regionale su questo piano).
Nessuno nomina più gli abitanti di Zingonia,  accumunati in una massa indistinta sotto l'etichetta di “problema”.
Quindi, nessuno si stupisca se verrà effettuato il taglio dell'acqua per morosità degli Athena 2-3 (l'1 dovrebbe salvarsi grazie al successo di una colletta tra gli inquilini), dove tra l'altro si vive senza riscaldamento da anni.
Basta, per capire la situazione, considerare che sulla maggior parte degli appartamenti pesano i debiti degli inquilini precedenti agli attuali.
Si va dal senegalese operaio in cassa integrazione che ha sempre pagato le bollette fino a quando gli hanno annunciato un debito pregresso abnorme legato al suo appartamento, al padre di famiglia marocchino che ha sempre pagato tutto, ma verrà comunque privato dell'acqua perché i suoi vicini non l’hanno fatto, al giovane pakistano appena arrivato, che non sa neanche cosa stia succedendo.
 
La cosa che lega tutte queste persone è che non avranno più acqua corrente in casa da martedì,

l'unica fonte idrica a cui possono approvvigionarsi è questa

 fontana zingonia


due tubi posizionati all'esterno del complesso Athena, a ridosso della carreggiata, per più di 60 appartamenti, sufficienti solo a garantire una facciata di legalità: con questa fontanella i palazzi sono dichiarati aventi accesso idrico, e dunque non si cade nell'inagibilità che avrebbe obbligato ad uno sgombero coatto.


A quando il prossimo articolo sul “degrado”, ornato da foto a colori delle famiglie di Zingonia che si lavano per strada?

 


L’Eco di Bergamo scopre Zingonia: la paura delle ombre

Rassegna stampa, Riflessioni, Zingonia — Inviato da inbassa @ 20:50

 

Dopo anni di relativo silenzio, sembra che il principale quotidiano della provincia di Bergamo abbia deciso di occuparsi estesamente di Zingonia, dedicando a questa particolare zona della Bassa bergamasca fior di titoli ed editoriali.
Per una fortunata e, forse, non fortuita coincidenza, proprio in questi mesi la zona di Zingonia è al centro dell’interesse della Regione, della Provincia e di svariate società immobiliari per la realizzazione di un faraonico “contratto di quartiere” che dovrebbe cambiarne definitivamente i connotati, determinando, tra l’altro, la distruzione e la ricostruzione di svariati palazzi abitati soprattutto da migranti.
Vediamo quale prospettiva di osservazione ha deciso di adottare l’Eco di Bergamo, quotidiano di proprietà della Curia di Bergamo:

“Strade deserte- si ferma solo chi cerca droga”, è il titolo dell’articolo apparso domenica 11 ottobre.
“E’ davvero un quartiere strano Zingonia”, prosegue il testo, “Alle 16 di un mercoledì pomeriggio di inizio ottobre basta lasciare corso Europa e svoltare con l’auto in via Monaco, strada nota alle cronache degli ultimi anni per i numerosi arresti di spacciatori da parte delle forze dell’ordine, per entrare in un mondo diverso anni luce dagli altri paesi della Bassa”.
Nota alle cronache, sostiene il giornalista. È interessante come la stampa divenga unico riferimento di se stessa nel creare una descrizione intenzionalmente tesa a creare disagio nel lettore. Zingonia, hic sunt leones. Attenzione, lettori dell’Eco di Bergamo, non sapete cosa vi aspetta.


“Qui ci sono i fantomatici palazzoni Athena: tre torri color marsala ingrigito che, se da lontano sembrano solo palazzoni con troppe antenne paraboliche sui balconi, da vicino mostrano il peggio della loro realtà di degrado e abbandono”.
Eccoci davanti agli Athena. Senz’altro non abitazioni signorili con annesso giardino all’inglese: sono palazzoni scrostati e privi da anni di adeguata manutenzione, certo. Ma quanto “vicino” si è spinto il giornalista, in questa situazione di “degrado e abbandono”? Di certo non abbastanza da scambiare due parole con gli abitanti, chiedere perché vivono lì, magari intuire che gli affitti disumani e il controllo asfissiante dell’idoneità abitativa utilizzato come mezzo di allontanamento dai centri storici dei cittadini stranieri li obbligano a vivere in quel posto “color marsala ingrigito”.
Viene spontaneo poi chiedersi perché la antenne paraboliche sarebbero “troppe”. Rispetto a quale standard? Semplice criterio estetico, o volontà di suggerire che quelle antenne puntano verso i paesi d’origine di “troppi” stranieri?

“Tutt’intorno è un dispiegamento di sacchetti dell’immondizia colorati e rifiuti. Sui balconi c’è di tutto…”
A quanto pare il valente giornalista si è avvicinato abbastanza ai pericolosissimi Athena da poter osservarne i balconi, su cui c’è “di tutto”. Siamo davvero curiosi.

“…Mobili, elettrodomestici, fili penzoloni. Mentre una donna col velo si affaccia a una finestra del primo piano e osserva i due bambini che giocano sul balcone accanto, proprio nel prato sottostante tra ragazzi stanno giocando a palla”.
Dunque sui balconi ci sono mobili, donne (seppur velate) e bambini. Una visione terrorizzante. Zingonia è davvero un quartiere strano! Ma subito il giornalista prende per mano lo sprovveduto lettore e gli spiega di cosa deve avere paura:

“Fermarsi con l’auto, qui, vuol dire avere bisogno di droga. Anche alle 16 del pomeriggio. Anche se, proprio due minuti prima, di qui era passata la jeep con la pattuglia degli alpini”.
Ora, secondo le regole del buon giornalismo investigativo, servono le prove, che arrivano  puntuali:
“Fermarsi con l’auto a lato della strada in via Monaco non passa inosservato: i ragazzini che stanno giocando si interrompono bruscamente. Uno, sguardo vispo da furbetto (sic!), si avvicina alla recinzione e ci fissa: fa un cenno verso di noi, come per chiederci se ci serve qualcosa”.
Indicazioni stradali, per caso? Semplice curiosità? Certo che no, siamo a Zingonia, il ghetto della Bassa, in una zona “nota alle cronache”. Dunque, il ragazzino è di certo uno spacciatore:

“Basterebbe dire di sì per comprare probabilmente dell’haschisch”.
Qui il giornalista posa per un attimo la sfera di cristallo e impugna un cellulare, fingendo di telefonare:

“Il ragazzo – forse anche minorenne – torna a giocare. A questo punto non è difficile notare che la strada è completamente deserta. Mentre sull’altro lato del complesso residenziale c’erano decine di stranieri fuori dai vari locali, qui dietro, a soli pochi metri, non c’è nessuno. Non fossero le quattro del pomeriggio, ci sarebbe quasi da aver paura a stare qui”.
Qui davvero si sfiora il ridicolo, con il terrore declinato al condizionale e senza nemmeno l’ombra di una minaccia reale che possa giustificarlo. L’articolo descrive una strada di periferia, in pieno pomeriggio, con donne affacciate ai balconi e ragazzini che giocano a calcio. Eppure, dovremmo rabbrividire leggendo questa descrizione. Perché?

Eccola, la famigerata percezione di sicurezza che non c’è. È questa strana sensazione di non sentirsi per nulla al sicuro, di non potersi fermare al lato della strada senza essere scambiati per persone in cerca di droga. Ma basta mettere in moto, tornare su corso Europa e, in due minuti, trovarsi lontanissimo da qui. Poche centinaia di metri che sembrano un abisso”.

Interpretare la realtà come un insieme di segni misteriosi e minacciosi che mettono in pericolo la nostra incolumità personale, lasciare che il proprio comportamento venga influenzato da questa interpretazione arbitraria, provare per questo angoscia, rabbia e paura  di fronte a “troppe” antenne paraboliche, a donne “col velo” e ragazzini dal viso “furbetto”, provare il bisogno di fuggire per rifugiarsi in una situazione più rassicurante e familiare. Tutto ciò potrebbe benissimo chiamarsi paranoia, se non fosse più la condizione di un’intera società che il problema di un singolo, sfortunato individuo.
Articoli come questo alimentano, volutamente, la psicosi collettiva, la “famigerata percezione di sicurezza che non c’è”. Su questa “strana sensazione” partiti politici e lobby economiche stanno costruendo la propria fortuna.
In attesa del milionario giro di appalti collegato al “contratto di quartiere” che coinvolgerà Zingonia, l’Eco di Bergamo si dedica a diffondere la paura nei confronti delle ombre.

Perché questo avvenga più agevolmente, la donna con il velo, i bambini che giocano sui balconi degli Athena, i ragazzini per strada, gli uomini fuori dai locali, i proprietari delle troppe antenne paraboliche, sono e devono rimanere semplici fantasmi senza voce e senza volto.
Ombre da cui fuggire lontano, al più presto, prima che ci trascinino nell’ “abisso” di ingiustizia ed insicurezza – questa sì, reale, non percepita - che sta a pochi metri da casa nostra.

Due immagini di Zingonia

 

 


La Lega e la memoria di Peppino Impastato

Generale, Riflessioni — Inviato da inbassa @ 01:01

 

Riceviamo e pubblichiamo questo appello, il 26 tutti a Ponteranica

C’era da immaginarselo, mancava solo la scintilla e la bomba del contrasto tra la nostra realtà e la Lega sarebbe scoppiata. Il Sindaco di Ponteranica con la sua decisione autoritaria e antidemocratica di cancellare dalla Biblioteca del paese il nome di Peppino ha avvicinato il cerino alla miccia. Da tempo non riuscivamo a tollerare l’atteggiamento di questo partito di esaltati che ha finito per condizionare le sorti della nostra democrazia.
Sembra quasi paradossale che un paese come il nostro destinato anche dalla sua posizione geografica all’accoglienza e agli scambi interculturali, alla fusione delle etnie e ad essere la porta d’Europa verso l’Oriente e l’Africa sia finito nelle redini di questi nuovi barbari senza radici e senza cultura.
E’ logico che tali soggetti non conoscano affatto l’importanza della memoria storica e delle battaglie civili condotte in terra italiana e considerino Peppino e la sua lotta come un rifiuto ingombrante da eliminare che ricorda troppo un vecchio passato politico fatto di ideali, di sogni, di sconfitte e piccole rivoluzioni. Un passato che, in realtà, non ha mai smesso di esistere, ma che rivive nella determinazione di quanti continuano ad impegnarsi perché credono nell’alternativa possibile alla degenerazione sociale e politica e vengono continuamente calpestati da questi politicanti populisti, ignoranti, incapaci di democrazia. Sembra quasi che il mondo politico oggi raccolga quanto di peggiore ci sia nella società e soprattutto la Lega funziona perfettamente da pattumiera, riciclando anche qualche fascista che già puzza di marcio. Immaginate un Borghezio o un Calderoli qualsiasi ricoprire un qualsiasi altro ruolo o occupazione lavorativa, chessò all’ufficio postale o alla bancarella del mercato, come cameriere al ristorante o come addetto alla reception di un albergo;  come autista di un autobus o ancora come infermiere che accolga al pronto soccorso: riuscirebbero a dimostrare quella minima comprensione, quella minima pazienza o tolleranza che sono necessari per relazionarsi con le persone e superare anche le piccole difficoltà? Immagino di no.
Ecco, Peppino era l’esatto contrario, aveva sì grinta da vendere e forza d’animo, ma sapeva investirla in operazioni costruttive, la nutriva con i suoi sogni, che trasmetteva anche agli altri al contrario di chi sparge invece incubi e angoscia. Peppino ascoltava, recepiva, accoglieva a braccia aperte, come fece con l’unico ragazzo mulatto che girava a Cinisi negli anni ’60, figlio di una relazione di una cittadina del paese con un soldato afro-americano che da giovane disadattato ed emarginato divenne uno dei suoi migliori compagni di lotte e divertimenti al mare.
Possibile che il popolo italiano sia caduto così in basso da accordare il proprio appoggio a chi sta compiendo ancora oggi nel 2009 terribili atti razzisti e criminali, costringendo migliaia di nostri simili ad una sicura morte nelle acque del Mediterraneo o all’abbandono nei campi di segregazione libici e nelle prigioni dove la tortura è il pane quotidiano? Possibile che siamo così pronti a portarci sulla coscienza il peso di così tante vite spezzate o distrutte?
Sono contento che un partito come la Lega sia contrario alla memoria di mio fratello, perché in effetti nulla ha a che fare con loro e con la loro voglia di sopraffazione e di violenza, con la vergognosa segregazione consumata ai danni non solo dei migranti, ma anche dei cittadini del meridione, degli omosessuali e di quanti non rientrino nei loro standard: alto, biondo, camicia verde e spirito folle e sadico. Cos’è questo, il nuovo hitlerismo, oltre che il nuovo fascismo? Davvero è cambiato solo il colore delle insegne?
Non ci rendiamo nemmeno conto che questi che si dicono conservatori e tutori delle tradizioni e delle culture locali, in realtà, stanno cancellando tutto lo spirito tradizionale che animava le nostre comunità, tutte le nostre sonorità, il nostro bagaglio di culture e di gioie, sostituendolo con stronzate sulla falsa origine celtica dei padani, simboli e bandiere senza radici storiche e leggende che sembrano inventate da un sceneggiatore di film di serie c o di scarse fiction televisive.
Voglio ancora sperare che tutto questo possa sparire, che gli Italiani abbiano ancora un briciolo di orgoglio per ribellarsi, per liberare il paese da quelle storture che sono la mafia al sud e la lega al nord, rifacendoci all’ignoranza di quanti sostengono che la criminalità organizzata sia un problema esclusivamente meridionale.
Per questo invito tutti il 26 settembre a Ponteranica, non solo per difendere la memoria di Peppino, ma anche la dignità di questo paese.


Keep Zingonia Real - Post Evento

Riflessioni, Zingonia — Inviato da inbassa @ 21:27

 


Zingonia, il mostro nascente del nuovo immaginario della paura, fatto di pattuglie militari e migranti costretti a vivere come fantasmi.
Il "ghetto", per molti, il non-luogo per eccellenza, l'alieno piombato per caso nella piatta provincia bergamasca.
Per noi, per chi ci vive, un quartiere vessato da molti problemi, ma anche un luogo unico e pieno di risorse.

Sabato 5 settembre 2009, in occasione della notte bianca di Verdellino (uno dei comuni che si spartiscono il territorio di Zingonia), più di 20 rapper di diverse nazionalità si sono esibiti tra i palazzi di Piazza Affari per rompere lo stato di assedio che il quartiere sta vivendo, sfidare gli stereotipi generatori di paura e portare per strada energie e cultura.

La risposta della gente del quartiere è stata a dir poco calorosa. L'ass. "La Sgrignapola" spera di poter tornare presto in quella piazza, tra quei palazzi, e di poter mostrare con continuità l'altro volto di Zingonia.

Keep Zingonia real!

Ass. "La Sgrignapola"

 


5/9/09: KEEP ZINGONIA REAL!

Iniziative, Zingonia — Inviato da inbassa @ 11:30

 

The real face of Zingonia:

 

 


Militari a Zingonia (e oltre)

Rassegna stampa, Riflessioni, Zingonia — Inviato da inbassa @ 11:04
 
Giravano voci sempre più insistenti della presenza dei militari a Zingonia: una parte di quelli arrivati a Bergamo come regalo al neosindaco ex(?) missino Tentorio da parte del ministro della difesa La Russa.


In 4 giorni non se ne è vista traccia (per dovere di cronaca siamo spesso a Zingonia, ma non 24 ore su 24), tranne ieri.

Tre alpini e un carabiniere si fermano nella piazza del missile davanti ai palazzi Athena. Un alpino fa un giro dei negozi, mentre gli altri si assettano sulla jeep.

Intanto i pusher, tranquillissimi, li guardano con un misto di compatimento e ilarità. Dopo 5 minuti i militari se ne vanno.
Lo spaccio ritorna esattamente come prima.
Come è sempre tornato dopo le maxi-retate di centinaia di militari dell'arma dei carabinieri; come è tornato dopo l'installazione di un presidio di polizia locale nella piazza anni fa (soppresso ormai da tempo).
 
alpini a zingonia fine agosto 2009

L'unica cosa su cui queste operazioni hanno effetto è generare il terrore nei clandestini che lavorano in nero nella zona e che trovano abitazioni solo a Zingonia.
Se già con il pacchetto sicurezza molti non escono più di casa, se non per andare al lavoro, la presenza dei militari non fa altro che peggiorare la loro situazione. Essi sono stati ridotti da persone a semplici braccia da lavoro, per merito dell'operato dei governi degli ultimi anni. L'unica cosa che possono fare è lavorare in nero, in balia di un datore di lavoro che può permettersi di chiedere prestazioni disumane sotto il ricatto continuo dell'espulsione.
Ricordiamo infatti come, a parte il caso delle badanti, dopo il blocco dei flussi, con i quali era comunque difficile regolarizzarsi, non esiste alcun modo perchè una persona straniera possa venire a lavorare in Italia (a meno che non sia una ballerina o un calciatore).

Abbiamo le frontiere chiuse, senza alcuna differenza come dicono i leghisti tra chi viene qui per delinquere o chi viene qui per lavorare (tra l'altro ci piacerebbe sapere come si possa effettuare una discriminazione tra gli ingressi in base a questo principio: come se i doganieri dovessero chiedere ai migranti se vogliono entrare in italia per commettere reati e in caso fossero talmente fessi da rispondere affermativamente, respingerli)


Ma uscendo da Zingonia (che ha bisogno di tutto tranne che di alpini in jeep) e allargando lo sguardo sull'intera provincia si vede come i militari siano arrivati. Infatti stanno già rendendo più sicure le nostre strade: prontamente una pattuglia mista carabinieri-alpini ha fermato e denunciato a Bergamo un quarantenne che orinava all'aperto in piazzale Alpini (e taciamo sul palese conflitto d'interessi).


Ma è sempre bello vedere la razionale disposizione degli uomini sul territorio, messi nei punti giusti perchè ovviamente servono e nessun disfattista oserebbe mai dire che i nostri amministratori non sanno che farsene; ne dà prova il neo sindaco leghista di Dalmine, totalmente ignara della presenza dei militi sul suo territorio (link).

E nessuna dislocazione in altri quartieri o strade ci convincerà mai che i militari sono utili per l'ordine pubblico, perchè i soldati ci sono perchè esiste la guerra, i soldati sono addestrati a fare la guerra, i soldati operano normalmente in teatri di guerra.


E concludiamo così, con l'evidente ed ulteriore prova di un'operazione di facciata, augurandoci che non ci si abitui alla loro presenza. O è forse questo lo scopo nascosto dietro quest'operazione?

Nel nome del figlio

Riflessioni — Inviato da inbassa @ 11:01
 
Scoperta l'origine psichica delle provocazioni del ministro Bossi
16 agosto 2009 - Rouge (non sa usare il filo interdentale)
Fonte: cartella psichiatrica trafugata
Scoperta finalmente la ragione di tanta avversità da parte di Umberto Bossi nei confronti dell’inno di Mameli e del tricolore italiano.
Nessuna pulsione secessionista dietro le sortite antipatriottiche del ministro della Lega, bensì un’incondizionata repulsione nei confronti di tutto ciò che il figlio Renzo non riesce ad assimilare sui banchi di scuola da qualche tempo a questa parte.
Scatterebbe cioè nel subconscio del leader del Carroccio un’empatica immedesimazione nelle fatiche del rampollo alle prese ogni anno con l’insormontabile prova di maturità.
Si teme quindi che prossimamente, in fatale sovrapposizione con le lacune culturali del figlio, l’onorevole Bossi arriverà a contestare:
- la teoria eliocentrica in quanto poco federalista e troppo gravitante attorno al “Sole ladrone”;
- l’evoluzionismo darwiniano incapace di spiegare l’atipicità di Mario Borghezio;
- il sistema numerico arabo per sua stessa natura barbaro e retrogrado;
- il teorema di Pitagora in quanto accozzaglia di simboli giudaico-massonici;
- i tre principi della termodinamica perché incomprensibili finanche a Calderoli.
In compenso, e sempre per effetto della stessa paterna identificazione, non rischiano alcuna scomunica la teoria patinata delle conigliette di Playboy e quella epico-culinaria della polenta come sorgente di vita.
 

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