bassa

16 Ago, 2008

Tornano i falli padani (revisionisti)

Generale — Inviato da inbassa @ 19:55

 

È di ieri, venerdì 15 agosto 2008, questa notiziola:

La Lega ricicla 1.300 copie con i "padan cocks". Era stata bloccata dal ministro Fioroni perché infarcita di refusi storici e politici

La Lega rispolvera la storia della Lombardia a fumetti in salsa padana. Il volume, al centro di una violenta polemica la scorsa estate, a settembre sarà di nuovo sui banchi delle scuole elementari e medie. A tirare fuori dagli scatoloni le 1.300 di copie avanzate, "congelate" dalla presidenza del consiglio regionale che le aveva fatte stampare, una trentina di sindaci del Bergamasco, che non hanno digerito l´invito a non fare circolare il volume fatto nel luglio 2007 dall´allora ministro all´Istruzione Giuseppe Fioroni.
Daniele Belotti, presidente leghista della commissione Cultura in consiglio regionale, racconta: «Dopo l´assurda bufera che si era abbattuta sul fumetto la distribuzione si era interrotta, ma abbiamo avuto richieste per poterlo utilizzare come strumento didattico. Io stesso ho portato in auto alcuni scatoloni nelle valli bergamasche». E rilancia: «Chiedo al consiglio di ristampare il volume, magari correggendo i refusi che hanno scatenato la polemica». "Refusi" non da poco: le incisioni rupestri dei Camuni datate al 3000 dopo Cristo, una frase poco chiara che sembra attribuire le stragi di piazza Fontana e piazza della Loggia ai sessantottini. E ancora: i galli che cantano "we are the padan cocks", slogan che richiama al celodurismo della Lega anni Novanta, e Garibaldi scomparso dalla narrazione dell´unità d´Italia.
Sull´opportunità di ripubblicare il volume, il presidente del consiglio regionale Giulio De Capitani (Lega) è possibilista: «Ne discuteremo a settembre». E l´opposizione va all´attacco. Per Giuseppe Civati, consigliere Pd, «tirare fuori di nuovo quel fumetto è stato un gesto di pessimo gusto. A giugno in consiglio si notava un grottesco movimento da parte dei leghisti, che si davano da fare a spostare libri qua e là». E annuncia la contromossa: «Ricostruiremo la mappa delle scuole in cui è stato distribuito il fumetto e daremo ai ragazzini un depliant per metterli in guardia sulle menzogne che propina come verità storiche». Quanto all´ipotesi della ristampa, Civati è più che scettico: «Bisognerebbe rifarlo da cima a fondo».
Chi invece è già pronto a riaccendere le rotative è Pietro Macchione, l´editore varesotto a cui il consiglio regionale diede incarico di stampare le 10mila copie, per una spesa di 105mila euro. Per l´editore, «è stato giusto distribuire le copie avanzate, era assurdo lasciarle lì a marcire». E alla polemica del Pd risponde: «Io, come anche l´autore del testo, appartengo al mondo della sinistra, mi stupisce che le critiche arrivino proprio da quella parte». Ma non solo da quella: per il leghista Belotti, infatti, «se bisogna trovare un difetto al fumetto è che dà poco spazio alle vicende della Lega Lombarda nel Dodicesimo secolo». Tre pagine, la metà di quanto dedica all´intero Dopoguerra.

La Repubblica

 

Noi abbiamo la fortuna di vivere in provincia di Bergamo, dunque abbiamo potuto mettere le mani su questa opera d’arte. Ve ne riportiamo qualche stralcio, limitandoci al periodo contemporaneo (lo straordinario lavoro di Roberto Fassi spazia dalla preistoria a Malpensa 2000).

Ecco come viene narrata, ad esempio, l’ascesa del fascismo:

"Nel 1922 lui stava in attesa a Milano. Lui era Benito Mussolini, capo indiscusso del Partito Fascista, e i suoi fedelissimi in camicia nera erano  "in marcia su Roma" con ogni mezzo.

Il re d'Italia Vittorio Emanuele non fermò la marcia dei fascisti, anzi poco dopo invitò Mussolini a Roma per formare il nuovo governo italiano".

Intanto una vignetta mostra un bimbo che pensa:

"Il duce ha ragione. La mamma deve regalarci tanti fratellini. Una bella squadra di calcio in famiglia!"

"Tutti i libri di testo insegnavano i valori del fascismo che dovevano formare gli italiani del domani, disciplinati e fieri allo stesso tempo".

"Il sabato poi, gli intrepidi balilla con il fez alla bersagliera, il fucile di latta con tappi di sughero e le piccole italiane, eleganti con la loro cravatta sulla camicetta bianca si radunavano sulla piazza grande o nel campo sportivo per il saggio ginnico, giusto perchè una buona oretta di aria aperta e di ginnastica faceva bene al corpo e allo spirito della nazione".

"E vuoi perchè i tempi erano EROICI, vuoi perchè la tempra dei lombardi non era malaccio, proprio in quel periodo si esibirono grandi campioni della due e delle quattro ruote".

Di punto in bianco, dai tempi eroici alla Seconda Guerra Mondiale:

“Alla fine fu inevitabile. Nel giugno del ’40, l’Italia fascista entrò in guerra a fianco della Germania nazista di Hitler, che volva un’Europa alla tedesca, e del Giappone più imperialista che mai”.

Ma anche la guerra finisce, stendiamo un velo pietoso su come è narrata la Resistenza e passiamo al dopoguerra:

“La lunga ripresa del dopoguerra era però destinata ad infrangersi contro le lotte operaie e studentesche che cominciarono a contestare il potere e il benessere nelle mani solo di «pochi eletti»(…)La fine degli anni Sessanta, cominciati con spensieratezza e qualche lira in tasca, divenne dunque un periodo difficile.

E poi la famigerata frase sulla strage di Piazza della Loggia, che riportiamo per intero:

“…Ai movimenti studenteschi ed operai si sostituirono veri e propri atti di terrorismo che volevano ribaltare i modi di governare in Italia e che in Lombardia portarono alle ignobili stragi di gente innocente come negli attentati di Milano (piazza Fontana, all’interno di una banca) e di Brescia (piazza della Loggia, durante un comizio sindacale) o condussero a vili agguati come gli assassini di giornalisti, dirigenti d’azienda, professori universitari”.

A questo punto sembra necessario citare la premessa dell'opera, scritta dall'autore:

"(...) Abbiamo tentato di raccontare la Storia con il viziodella realtà. Quella che non scherza e deve per abitudine fare i conti con possenti volumi di mille pagine scritti da signori con la barba e con gli occhiali dalle lenti spesse. Noi che siamo invece dei comuni sbarbatelli, questa Storia l'abbiamo aspirata, frullata per bene e rimessa sulla carta a modo nostro (...)". 

 
Sticazzi. Padani, ovviamente.

 


 


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