6 aprile jam di writing
Reportage sulle contestazioni alla conferenza "conlusiva" dei servizi per l'alta velocità del mitico Giornale di Treviglio, da sempre filo-TAV e filo-BreBeMi, che per l'occasione si inventa pure i "centri sociali della bassa" (non si sa mai):
TREVIGLIO
Città blindata per la conferenza sull'Alta velocità. Fischi al ministro Di
Pietro, incertezza sui finanziamenti
PER LA «TAV» SERVE UN MIRACOLO
Sit-in di ambientalisti, agricoltori e centri sociali: «Giù le mani dalla Bassa»
Treviglio - Centro blindato,
due presidi di ambientalisti e «No Tav», fischi al ministro e tanta incertezza
sul futuro della Bassa. Mercoledì mattina la seduta finale della conferenza dei
servizi dell'Alta velocità, la nuova linea ferroviaria destinata a tagliare in
due la Bassa
bergamasca, ha portato sotto i riflettori nazionali Treviglio. Fin dalla prima
mattina le forze dell'ordine hanno presidiato il teatro Filodrammatici e il
piazzale del Santuario. Preoccupavano le due manifestazioni congiunte di
agricoltori e ambientalisti. Nessun Val di Susa bis, tuttavia. Uno solo il
momento di tensione: quando è arrivato il ministro Antonio Di Pietro coperto di
insulti e fischi. Tanto nette sono state le prese di posizioni espresse dai
manifestanti, incerto invece l'umore all'interno del teatro. Perplessità
soprattutto sulla copertura economica dell'opera che a sorpresa si è scoperto
non esserci. «Se avessimo saputo che serviva un miracolo per trovare i soldi
per la Tav - ha
commentato con sprezzante ironia il sindaco di Caravaggio Giuseppe Prevedini -
avremmo organizzato quest'incontro al nostro Santuario».
Incertezza anche sulle richieste di miglioramento del progetto
presentate dai Comuni a Rfi. Sono state accettate ma dovranno essere inserite
nel progetto più avanti.
Il Giornale di Treviglio, 21/03/08
Stamani, alla conferenza dei servizi "conclusiva" in merito alla realizzazione della linea TAV Treviglio- Brescia, una sessantina di persone (ambientalisti di varie tendenze e agricoltori della bassa bergamasca), ha calorosamente accolto il ministro ancoraperpoco Antonio Di pietro, intervenuto con tanto di banchetto elettorale all'interno dell'edificio ospitante l'assemblea.
Contro di lui e il senatore Pirovano (che afferma la sua contrarietà al progetto solo per poter portare a casa più finanziamenti compensativi) sono stati lanciati strali e livore mentre agli amministrtatori locali intervenuti è stato distribuito un documento redatto dal Coordinamento Comitati Ambientalisti Lombardi recante le osservazioni e le alternative al devastante progetto AV/AC.
La mobilitazione ha interessato solo il corpo militante ecologista salvo rilevare l'importante presenza di un gruppo di agricoltori "ribelli" alle proprie organizzazioni (accondiscendenti e pronte a cedere per il classico piatto di lenticchie) intervenuti con i trattori, costretti dalla questura ad essere parcheggiati alla periferia della città, comunque in un punto visibile dalla statale 11; buona la coreografia striscionesca sia presso i trattori che nei pressi del convegno.
Non c'è stato alcun momento di tensione malgrado la straripante presenza di forza pubblica e, alle 12.00, il presidio si è sciolto mentre la conferenza continuava all'interno del teatro.
Si attendono relazioni e commenti da parte di qualcuno dei partecipanti, ma dalle prime dichiarazioni di qualcuno momentaneamente uscito, non sembra si sia giunti a qualcosa di definitivo, è probabilmente la solita kermesse pre-elettorale e gira insistentemente la voce che manchino i necessari finanziamenti per iniziare l'opera....speriamo.
Staremo a vedere, teniamoci in contatto!
Ieri, sabato 15 marzo 2008, era prevista una crociata leghista nella Bassa.
Obbiettivo? Zingonia, o meglio, gli stranieri che ci vivono; punto di
partenza della campagna elettorale a livello provinciale, scelto per
mostrare come il partito di Bossi possa "ripulire Zingonia, prima che
infetti i paesi vicini (cit.)".
Piccola parentesi su Zingonia (maggiori info qui e qui ):
area abitativa nata negli anni 70 come futura metropoli, si è rivelata
in breve tempo una mera speculazione urbanisitica, meta di immigrazione
interna prima, staniera poi; un paesaggio composto di capannoni e
palazzoni conigliere. Un vero e proprio ghetto anche se nel tempo si è
dotato di servizi anche superiori a quelli del resto del territorio
(scuole, asili, centri di formazione professoinale).
La scarsa presenza leghista (meno di 100 persone), molto probabilmente
a causa dell'assoluto silenzio in cui è stata organizzata l'iniziativa,
si è inizialmente suddivisa in 4 gazebi, per poi convergere davanti
alla fontana "del missile", zona di grande presenza migrante, con bar,
kebab, phone center ecc. Lì era previsto un comizio al quale si
sarebbero alternati Ettore Pirovano,vicesindaco di Caravaggio ed ex
capogruppo della lega al senato, Cristian Invernizzi, segretario
provinciale, e la solita torma di sindaci, consiglieri regionali e
comunali.
Noi della Bassa potevamo lasciarli berciare di "facce di cammello",
"mussulmani che ci invadono" "puzza di merda di cammello" ? Ovviamente
no.
Armati di uno striscione ("leghisti boase") siamo prima andati a
salutare i nostri amichetti verdi in ogni loro gazebo, infine abbiamo
conquistato un posto d'onore per ascoltare i mirabili oratori padani.
Nella piazza, di fronte ai bar e ai kebab, ci siamo avvalsi dell'aiuto
di alcuni amici migranti per spiegare ai presenti la situazione. Appena
fissato lo striscione nel parco di fronte alla fontana "del missile"
una cinquantina di migranti si è SPONTANEAMENTE raggruppata dietro lo
striscione, mentre tutti i restanti si sono posti ai lati.
I leghisti si sono mostrati per quel che sono: appena arrivati ci hanno
provocati, cercando di arrivare davanti allo striscione; in particolare
il consigliere regionale e comunale Daniele "sono nipote di monsignore
e ho due stipendi pubblici" Belotti e il sindaco di Cologno al Serio
(info)
Roberto "passo metà dell'anno in Thailandia" Legramanti.
I migranti li hanno ricacciati da dove sono venuti con la giusta dose
di sfottò, e ai leghisti non è restato altro che mangiarsi il fegato;
dopo poco è arrivato un megafono e i migranti in totale autonomia hanno
detto quello che pensavano dei padani.
Il comizio padano è finito mestamente e in tutta fretta alle 18 circa,
nonostante fosse previsto che i leghisti si trattenessero in piazza
fino alle 20.
Contrariamente a quanto scritto dall'Eco di Bergamo, che non aveva nessun giornalista presente in loco, non erano presenti esponenti del CSA Pacì Paciana ma solo abitanti della Bassa. Tutto si è svolto in modo assolutamente pacifico, nonostante le provocazioni dei leghisti.
Pur con un tempo di preavviso minimo (solo la sera prima abbiamo saputo cosa stavano per fare a Zingonia), è bastato accendere una piccola miccia perchè gli abitanti reagissero in modo davvero veemente agli insulti dei leghisti; ora i padani lo sanno, la Bassa non è il loro salotto buono.
A presto il video dell'azione.
p.s. per i non bergamofoni boase=merde di vacca
Anche se non strettamente attinente ai fattacci della Bassa, posto qui questo piccolo esempio di ottimo giornalismo nostrano:
1) Articolo pubblicato sul Corriere della Sera Lombardia, in data 07/03/08:
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I bar di paese sono la più immediata forma di intrattenimento della bassa.
Nella bassa c'è una media di un bar ogni 500 abitanti. (a castel Rozzone addirittura 1 ogni 250) solitamente hanno una conformazione standard: uno, massimo due locali, bancone, una, massimo due, macchinette di videopoker. un bagno (per legge).
Interessante esplicare la nascita di un bar di paese. Si inizia con la fase di allestimento, in cui le voci di una nuova attività iniziano a spargersi per il paese. Facce più o meno giovani sbirciano tra i fogli di giornali attaccatti alla vetrina.
Fase di apertura: grande festa, non si parla d'altro, tutti al bar. Nelle inaugurazioni si incontrano persone ritenute morte da tempo. Si sente l'elettrizzante vita di paese sotto pelle. Storiche bevute fino alle 3 del mattino.
Fase di decantazione: fase cruciale per il gestore. In questo periodo di tempo di circa un paio di settimane/ un mese, si decide la clientela fissa di un bar. Nella maggior parte dei casi la clientela fissa è una compagnia di amici ventenni/trentenni.
Il perchè una determinata compagnia si installi in un bar non è dato sapere. Certo la bruttura del posto, la mancanza di una sede fissa d'incontro per la compagnia, la conoscenza intima del gestore e/o titolare facilitano la scelta. Talvolta la presenza di camerierato appetibile può aumentare l'appeal di un bar.
A questo punto il bar diventa il punto di partenza per lo sballo del weekend se la clientela fissa è giovane, oppure il punto di arrivo (aperitivo) della giornata se la clientela tende a ingrigirsi.
Eccezioni sono i bar cosidetti bar dei vecchi: è una clientela che è presente in quel bar quando andavano di moda i baffi a manubrio. Il gestore misura sui necrologi dell'eco il tempo che gli rimane prima di vendere il locale. in quel momento si riparte con il bar dei giovani.
I più prolifici sono i bar degli oratori, gli unici dove poter trovare le caramelle goleador. Ci si transita dopo il catechismo, durante il CRE, sgasando per le vie, prima durante dopo le partite di calcetto. |
A Caravaggio gli onesti cittadini padani hanno paura dei clandestini, tanto che non passeggiano più serenaemnte la sera sul viale del santuario. Pare però che anche molti clandestini siano terrorizzati dai caravaggini...
IL FATTO
Un gesto disperato per sfuggire al padrone di casa che lo sfruttava e lo
aveva chiuso nell'appartamento
VIADO SI GETTA DAL BALCONE Il transessuale,
ospitato da un mese da un muratore, si prostituiva insieme a un connazionale
Caravaggio
- Si lancia dal balcone per sfuggire al suo sfruttatore, poi tenta
di scappare con la sua auto, ma l'aguzzino riesce a bloccarlo gettandosi sulla
vettura. Una scena da brivido quella che si è verificata mercoledì alle 20.30 in un condominio in
via Einaudi. Il triste epilogo di una squallida storia di sfruttamentodella
prostituzione.
Protagonisti un muratore 40enne in affitto, P. V., che tra gennaio e
febbraio ha fatto prostituire a Zingonia due viados brasiliani clandestini
ospitandoli in casa, dove, da circa un mese, se n'era aggiunto un terzo. I tre
usufruivano dell'alloggio e della vettura del loro «protettore» in cambio del
pagamento di 200 euro a settimana o di prestazioni sessuali. Mercoledì sera è
scoppiata però una lite furibonda. Uno dei trans aveva accompagnato un amico a
casa, ma il muratore gli ha ordinato di tornare ed è poi nata una discussione
sull'auto. Il muratore ha poi chiuso a chiave il viado nell'appartamento posto
al primo piano della villetta. Le urla hanno spaventato i vicini di casa che
hanno allertato i carabinieri. Il trans per scappare si è gettato dal balcone e
nella caduta si è slogato una caviglia ma è riuscito lo stesso a raggiungere
l'automobile del padrone di casa e a ingranare la marcia. Il suo sfruttatore lo
ha però raggiunto e si è lanciato sul veicolo, rischiando addirittura di farsi
investire. Un'automobilista di passaggio, una giovane residente a Vidalengo, ha
assistito alla scena e ha a sua volta allertato i soccorsi. Sul posto sono
giunti i militari della stazione cittadina e un'automedica. Due transessuali,
N. R. M. E, 32 anni, e R. V. B. I., 25, con ordine di espulsione a carico, sono
stati arrestati, il terzo è risultato irregolare ed è stato invitato a
presentarsi in questura. P. V. è stato denunciato a piede libero per
favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, favoreggiamento
dell'immigrazione clandestina e sequestro di persona. Il trans ferito è stato
portato all'ospedale di Treviglio e poi dimesso con 5 giorni di prognosi.
Il Giornale di Treviglio, 29/02/08
Tanto per far capire quanto è libera e laica la stampa con cui dobbiamo confrontarci a Bergamo e provincia:
L'Osservatore Romano in edicola con L'Eco
Per la prima volta dal 1929 l'Osservatore romano, verrà stampato fuori dei confini vaticani. Dal 2 marzo fino alla fine dell'anno infatti il giornale del Papa, che soffre per il sistema di distribuzione, sarà distribuito ogni domenica allegato a L'Eco di Bergamo.
Lo annuncia il direttore del giornale vaticano, Giovanni Maria Vian sulla prima pagina del numero di oggi. Da sempre, - scrive Vian - un punto dolente per L'Osservatore Romano, una delle sue difficoltà, è quello della ristrettezza del suo raggio di diffusione, per riprendere le parole che nel 1961 l'allora cardinale Giovanni Battista Montini scrisse per il centenario del giornale. Difficoltà nella diffusione che negli ultimi anni, per i meccanismi della distribuzione in un panorama informativo sempre più ricco (ma anche più confuso), sono aumentate.
Il numero domenicale del giornale del Papa sarà trasmesso elettronicamente dal Vaticano per venire stampato e distribuito con lo storico foglio bergamasco - diretto per decenni da don Andrea Spada, in diverse decine di migliaia di copie, senza aumento di prezzo.
L'inedita iniziativa, spiega Vian, è resa possibile dalla generosa offerta che la diocesi di Bergamo e il suo vescovo, Roberto Amadei, hanno messo a disposizione di Benedetto XVI nell'anno in cui si celebra il cinquantesimo dell'elezione papale di un suo grande predecessore, Angelo Giuseppe Roncalli, il vescovo di Roma venuto dalle terre bergamasche. Nell'umile fiducia che, - conclude Vian - sotto il segno di Benedetto e di Giovanni, L'Osservatore Romano si diffonda sempre di più.
L'Eco di Bergamo, 26/02/08
p.s: L'Eco di Bergamo, non troppo affettuosamente detto "il bugiardino", appartiene al gruppo editoriale Sesaab (Società Editrice Santi Alessandro, Ambrogio, Bassiano), fondato nel giugno 1988 a Bergamo.Azionista di maggioranza è la diocesi di Bergamo.
Il gruppo possiede anche il quotidiano La Provincia, i mensili Orobie e L'Angelo in famiglia, la televisione Bergamo Tv, nonchè Radio alta.
Avete capito bene, il piccolo paese della Bassa bergamasca lo
scorso maggio ha votato una delibera in cui «si chiede che questo
consiglio comunale prenda le distanze da questa iniziativa e non
appoggi sul proprio territorio azioni o attività in tal senso». La
mozione, presentata dai consiglieri di maggioranza Stefania Boschi,
Andrea Cavalleri e Fabrizio Maver lo scorso 22 maggio, è stata
approvata dal consiglio comunale il 18 luglio con 9 voti favorevoli e 4
contrari. Immediata la reazione di alcune associazioni di volontariato
del paese che si sono schierati contro il voto del consiglio comunale.
E nonostante la battaglia di cui l’Italia si è fatta capofila all’Onu
per la promozione della moratoria, la mozione bergamasca ha avuto il
via libera e rimane nei documenti approvati dal comune di Cologno al
Serio.
Cos'è diventata Zingonia dopo la fuga del suo creatore e la secca del fiume di finanziamenti che l'aveva alimentata fino alla metà degli anni'70?
Se chiedete in giro o leggete le cronache locali, la triade che vi verrà proposta è questa: immigrazione-spaccio-droga. Spesso quando la "ggente" si lamenta perchè "ci sono troppi marocchini in giro", aggiunge subito che, andando avanti così, "si rischia di finire come a Zingonia".
All'inizio degli anni '70 le scuole elementari di Ciserano avrebbero dovuto essere trasferite a Zingonia. I genitori non ne vollero sapere, ci fu una vera e propria rivolta generalizzata. Il progetto fu abbandonato, e Zingonia continuò ad essere una metropoli abortita senza una propria identità. Oggi i bambini che provengono da questo territorio sono divisi fra le scuole primarie dei 5 comuni limitrofi.
La verità è che oggi Zingonia è una periferia senza centro che non compare nemmeno sulla carta geografica nonostante i suoi qausi 30.000 abitanti, un ghetto dove finiscono i più vulnerabili, i nuovi arrivati, in attesa di potersi permettere qualcosa di meglio. Tra gli abitanti prevalgono la nazionalità di immigrazione più redenta, e i giovani uomini che non hanno ancora chiesto od ottenuto il ricongiungimento famigliare.
Negli
anni '60 sono stati costruiti decine di palazzoni destinati ad
assorbire l'ondata di migrazione interna, quella dei "terùn". Appena i
meridionali sono riusciti ad ottenere qualche soldo, un minimo di
stabilità esistenziale, se ne sono andati da Zingonia lasciando gli
stessi palazzi, solo più vecchi e malandati, a disposizione dei primi
migranti stranieri in arrivo negli anni '80. La comunità senegalese è
la più folta e radicata, progressivamente la seguono albanesi,
marocchini, pakistani. Capannoni e fabbrichette non mancano, gira voce che "il lavoro si trova".
I migranti vivono
in un duplice ghetto, a Zingonia: quello creato dalla gente dei comuni
limitrofi, che percepisce questo agglomerato di case e fabbriche come
un corpo estraneo cresciuto come un tumore fra i loro paesi, e che non ricorda di avere un tempo sognato una città che li riscattasse dal destino di emigranti, pendolari, uomini di fatica; quello
creato dalla malavita organizzata, che gestisce tranquillamente spaccio
e prostituzione attirando clienti da tutta la Lombardia.
I
clandestini sono prigionieri per un altro motivo ancora: la polizia
stazione quasi perennemente nella "piazza del missile", davanti al
locale che serve kebab, tra i palazzi scrostati. Molti
escono di casa solo per andare al lavoro, in nero, in uno dei tanti
capannoni della zona. Molti si lamentano perchè gli spacciatori
stazionano stabilmente solo 500 metri più in là, a Piazza Affari, e la
polizia preferisce parcheggiarsi di fronte a casa loro. Le retate in grande stile non mancano, con tanto di unità cinofile, elicotteri, vigili del fuoco ad illuminare a giorno i palazzi; chissà perchè però finiscono sempre per concentrarsi su famiglie di clandestini, giovanissime prostitute, o, al massimo, qualche spacciatore di calibro insignificante.
Piazza Affari (foto a destra) è un esempio
della triste grandeur che traspare dal passato immaginario di
Zingonia: concepita per essere epicentro del commercio lombardo, sede
di reppresentanze multinazionali, oggi ospita affari comunque redditizi e di rilievo internazionale. Ruotano soprattutto attorno alla cocaina.
Altre vestigia del passato sono l'enorme Grand Hotel, rimasto per anni a marcire (di recente qualcuno parrebe intenzionato ad iniziare un restauro), la fontana a forma di obelisco spaziale, il campo da calcio in cui si allena l'Atalanta.
Zingonia è un intreccio di cicatrici che stanno a ricordare fenomeni rappresentativi dell'Italia intera; speculazione, sviluppo industriale, mancanza di pianificazione, immigrazione interna ed esterna; ma è anche un laboratorio di relazioni in continua trasformazione. Sul territorio esistono una scuola di italiano per migranti, un centro culturale attivo anche nell'istruzione degli adulti, quattro studi di artisti la cui opera è strettamente legata al territorio, una moschea di senegalesi mourides, varie associazioni di migranti, una squadra di cricket composta da pakistani che dà del filo a torcere anche ai terribili rivali bresciani.
Zingonia è un' "area". Nè un paese, nè una città. E' nata intorno alla meta' degli anni Sessanta per volere del finanziere Remo Zingone come citta' utopica per i lavoratori, sul modello del quartiere Zingone di Trezzano sul Naviglio. Cinquantamila persone avrebbero duvuto trasferirsi nella nuova metropoli, solo per iniziare, e trovare lavoro nel "centro industriale e residenziale autosufficiente alle porte di Milano". Furono costruiti palazzi, un grand hotel faraonico, una fontana affacciata sulla strada provinciale Francesca che ancora oggi viene chiamata "il missile".
Dalla convenzione stipulata tra la Z.I.F. (società di Zingone) e i cinque comuni di Verdello, Verdellino, Ciserano, Boltiere, Osio Sotto nel 1964:
"...a titolo di riconoscenza per gli incommensurabili benefici pubblici che ne deriveranno dalle realizzazione delle opere progettate i comuni erogheranno a favore della società un contributo annuo nel limite massimo del netto ricavato dai rispettivi comuni per imposta di consumo sui materiali da costruzione..."
"...riconoscere di esclusiva competenza della società...lo studio e la realizzazione dei piani di lottizzazione..."
I comuni si impegnarono perfino a provvedere per tre anni agli stipendi, al vestiario e ai contributi del personale di sorveglianza assunto dalla società.
Il progetto prevedeva anche la realizzazione di un canale che avrebbe unito l'Adda al Ticino, autostrade, centri commerciali, scuole.
Da un censimento del 1961 risultava che la popolazione dei cinque comuni trovava lavoro nelle aziende locali solo per il 16%, gli altri emigravano. L'80% era in possesso della licenza elementare, il 6% della licenza media inferiore o superiore, mentre non risultavano laureati. Ampio bacino di manodopera a basso costo.
Sull'Unità, in data 24/05/70, compare un'intervista allo stesso Zingone: "Ho creato varie infrastrutture di base...ora tocca agli altri fare quel che rimane da fare".
Negli anni '70 i primi comuni a disconoscere gli accordi con Zingonia sono Boltiere e Verdellino, negando alcune costruzioni. Ne scaturisce una causa, vinta dalla società. Finite la agevolazioni la ditte abbandonano l'area, a partire dalle grandi firme: Faema, Ford, Bayer...
Alla metà degli anni '70 Zingone si ritirò in Costa Rica, cedendo le sue attività.
Alcune note: la figlia di Remo Zingone e e della moglie Donatella Pasquali si chiama Zingonia. La Pasquali è ora più nota come Donatella Pasquali Zingone Dini, detta "lady Costarica" : rimasta vedova ha sposato Lamberto Dini. è stata da poco condannata a 2 anni e 4 mesi per bancarotta fraudolenta, legata al fallimento della Sidema. Un crack da 40 miliardi di lire. La pena è stata condonata.
La giovane Zingonia Zingone, oltre che alle proprietà ereditate dal padre in Costa Rica, si dedica anche all'arte e alla poesia. questa una delle sue opere, intitolata "Occhi":
Guardami, ti dico, guardami
spaurito guardami
che piano,
nuda
schiudo
anche l’anima.
Donatella Dini con la figlia Zingonia
...continua....
Prosegue l'udienza che vede imputati carabinieri e vigili urbani della Bassa per pestaggi di immigrati e molto altro ( vedere qui)
"Raid in divisa, irregolari i verbali dell'inchiesta"
La difesa: c'è la firma dello stesso inquirente per
interrogatori contemporanei e in posti diversi. La Procura: errore di
battitura
Un'inchiesta nella quale viene contestata anche la mancata
verbalizzazione di sequestri di droga, cellulari e soldi, non può
basarsi su verbali irregolari. Il paradosso viene servito nel
pomeriggio di ieri dall'avvocato Andrea Pezzotta durante il processo
preliminare contro la presunta banda della Panda nera, ossia il gruppo
di carabinieri e vigili urbani che, per l'accusa, tra il novembre 2005
e il giungo 2007 nella Bassa avrebbe messo a segno una decina di
spedizioni punitive per lo piu' contro immigrati nordafricani.
"I verbali sono irregolari"
Non è un esercizio retorico quello del legale, impegnato a chiedere
l'assoluzione in abbreviato per Viviano Monacelli, uno degl imputati
centrali dell'indagine, per il quale nella scorsa udienza il pm Enrico
Pavone aveva chiesto 5 anni d carcere. Pezzotta va infatti sul concreto
citando gli interrogatori delle presunte vittime dei pestaggi, alcuni
dei quali (almeno 5), stando alla data dei verbali, si sarebbero svolti
contemporaneamente a Bergamo e a Martinengo. Su tutti i documenti c'è
la firma di un maresciallo della polizia giudiziaria che, conlude il
legale, non ha certo il dono dell'ubiquità. Pezzotta dice che non sa
che cosa possa essere successo, ma è certo su un punto: quei verbali
sono irregolari. Secondo la Procura si tratterebbe invece di un errore
materiale e in buona fede, un'intestazione o una data sbagliata
sull'atto, che non cambierebbe di una virgola l'efficacia del
contenuto.
L'interprete interessato
Non utilizzable sarebbe invece, per l'avvocato, il verbale delle
dichiarazioni di una cameriera marocchina del locale in cui sarebbero
stati picchiati alcuni extracomunitari: non è regolare perchè come
interprete della donna sarebbe stato utilizzato il datore d lavoro, che
per la difesa avrebbe avuto interesse a dir male dei carabineri di
Calcio. Piu' una requisitoria che un'arringa, quella di Andrea
Pezzotta, due ore e un quarto passate a sminuzzare un'inchiesta che "andava condotta con prudenza assoluta, visto che l'ambiente in cui si è sviluppata è quello insano dello spaccio di stupefacenti".
I BUONI E I CATTIVI
Un po' quello che aveva ricordato in mattinata l'avvocato Massimo
Bonvicini del foro d Brescia chiedendo il non luogo a procedere per tre
ex carabinieri di Calcio, Giuseppe di Marzio, Davide Mattarello e Mauro
Martini, che hanno scelto di essere giudicati con rito ordinario.
Secondo il legale, "in
quest'inchesta è stata fatta una scelta di campo metodologicamente
sbagliata, quella di credere agli spacciatori e non ai carabinieri".
Pure l'avvocato Enrico Mastropietro, che ha chiesto l'assoluzione per
il carabiniere Fabio Battaglia e l'agente della Polizia locale di
Cortenuova Gian Paolo Maistrello, ha parlato di "scelta aprioristica di
dividere l'indagine fra buoni e cattivi", rilanciando indirettamente la
tesi in voga tra le difese secondo la quale la molla di questa vicenda
giudiziaria sarebbe la rivalità tra i carabinieri di Martinengo e i
colleghi di Calcio. Da una parte i "buoni" di Martinengo, dall'altra i
"cattivi" d Calcio: una semplificazione che per le difese sarebbe stata
nociva e fuorviante per il proseguo delle indagini. E, per l'avvocato
Pezzotta, sarebbero stati proprio "i contrasti tra i carabinieri di
Martinengo e il resto del mondo che inducono a sospettare un po' sulla
costruzione giudiziaria della vicenda".
Il chilo di Hashish
Le difese sono entrate anche nel dettaglio dei singoli episodi. Sulla
presunta restituzione di un chilo d hashish allo spacciatore che è
costata l'accusa di spaccio a quattro mlitari, Mastropietro (per per
Battaglia) e Pezzotta (per Monacelli) hanno spiegato che c'erano tutti
i presupposti perchè i due carabinieri considerassero l'operazione un
sequestro ritardato per arrivare all'arresto di un pezzo grosso. Su
Maistrello, accusato di aver detenuto al comando dei vigili di
Cortenuova 41 grammi di cocaina e 4 di hashish, l'avvocato Mastropietro
ha affermato che il sequestro dello stupefacente sarebbe spettato ai
carabinieri di Martinengo.
Sull'arresto di uno spacciatore al casello di Ponte Oglio, effettuato
da Monacelli facendo evadere - secondo l'accusa -l'acquirente (V.M. di
Palosco) dagl arresti domiciliari, l'avvocato Pezzota ha sottolineato
che non era un acquisto "indotto" dal carabiniere, dato che V-M-
avrebbe ordinato la droga per conto suo qualche giorno prima.
Il verdetto del giudice
La prossima udienza preliminare, il 28 febbraio, sarà dedicata ancora
agli interventi delle difese, così come quasi sicuramente quella del 13
marzo. Il verdetto del gup Bianca Maria Bianchi - che deve pronunciarsi
su 8 richieste di condanna, una di assoluzione, tre di patteggiamento e
9 istanze di rinvio a giudizio - potrebbe arrivare entro la fine del
mese prossmo.
L'Eco di Pergamo, 22/02/08
A Caravaggio, paese di 14.000 abitanti della bassa -quasi-orientale, la Lega Nord governa da anni. Dal '97, per la precisione. L'ultimo campione leghista, eletto sindaco con oltre il 60% dei voti, è Giuseppe Prevedini. Quello del matrimonio vietato ai clandestini, per intenderci. Braccio destro dell'ex sindaco - e attuale vicesindaco - Ettore Pirovano, capogruppo al Senato della Lega Nord, Prevedini non ha voluto essere da meno, diventando un eroe per i 43 sindaci leghisti bergamaschi (qui un'immagine della manifestazione in suo sostegno, a dire il vero pochissimo partecipata, che si è tenuta davanti alla prefettura di Bergamo l'8 dicembre scorso). Anche a Monza e a Milano vorrebbero imitarlo. Intanto il sindaco caravaggino rifiuta i contributi statali per l'edilizia popolare, affermando che "gli alloggi andrebbero tutti agli extracomunitari" e che "in paese ci sono 300 appartamenti vuoti, non vogliamo certo far concorrenza ai privati".
Oltre alle interessanti uscite di questo personaggio, Caravaggio può godere anche di un sistema di videosorveglianza senza pari in Italia: 122 telecamere su un territorio complessivo di circa 70 kmq, comprendente anche i comuni limitrofi di Bariano, Brignano, Fornovo san Giovanni, misano e Pagazzano. Popolazione complessiva, 31000 anime. Il progetto è stato fortemente voluto da Ettore Pirovano, ed è stato presentato nel 2003 alla presenza dell'allora vicepresidente del Senato Roberto Calderoli. La Panasonic aveva inviato a Caravaggio ("direttamente dalla sede di Tokio", si era vantato Pirovano) il coordinatore tecnico per l'Europa Hideo Araki, per studiarne la realizzazione.
Costo complessivo: 500.000 euro. Di cui 150.000 finanziati dalla Regione Lombardia. Nel frattempo il Comune ha anche triplicato la sede della Polizia locale, particolarmente attiva nei raid anti-clandestini tanto cari alle forze dell'ordine della bassa, e assunto 4 nuovi vigili, arrivando a 14. I carabinieri della caserma locale dall'estate 2007 effettuano un turno di pattugliamento supplementare notturno.
Tutto ciò per introdurre questa notizia:
Caravaggio - Muri imbrattati con ingiurie rivolte al primo
cittadino. Ma Giuseppe Prevedini fa spallucce e commenta: «Un attacco politico
in vista delle elezioni».
Nella notte tra venerdì e sabato della scorsa settimana sulle mura di alcuni
edifici, tra i quali quelli della vecchia segheria «Solivari», in via
Circonvallazione Calandra, sono apparse scritte in vernice rossa recanti
insulti al sindaco e alla forza politica di cui è rappresentante, la Lega Nord. Puramente
politica la lettura che ne dà il primo cittadino.
«Si avvicinano le elezioni e questo è un attacco ideologico, infatti al mio
nome è associata la Lega
e in uno degli insulti si fa riferimento agli immigrati magrebini. Penso che
gli autori siano gente che viene da fuori».
«Dispiace per i proprietari degli edifici sporcati - ha aggiunto l'assessore
alla Sicurezza Luca Botti - I vigili stanno visionando le immagini
dell'impianto di videosorveglianza e sembra ci sia qualcosa. Se individueremo
gli autori del gesto dovranno pagare i danni».
Il Giornale di Treviglio, 8/2/08
Sono passate più di tre
settimane dal fattaccio.
Gli eroici vigili di Caravaggio, capitanati dall'assessore alla sicurezza Luca Botti, staranno ancora conducendo indagini boimetriche all'avanguardia sugli autori del misfatto?
riceviamo dal Collettivo Uscita di Sicurezza di Romano di Lombardia e diffondiamo:
GIOVEDIì 21 FEBBRAIO, ORE 21.00, PALAZZO MURATORI, ROMANO.
SERVONO SPAZI SOCIALI! INIZIAMO DAL 25 APRILE
A
ROMANO IL 25 APRILE SARA' RIVENDICATA LA NECESSTITA' di creare UNO
SPAZIO di aggregazione autogestito, laico e aperto a tutti dove poter
creare iniziative socio-culturali che coinvolgano e attivino la realtà
giovanile in un’ottica di partecipazione.
Vogliamo costruire
un'iniziativa autogestita che sia un punto di partenza per iniziare a
trattare sul serio la questione della carenza di spazi sociali.
DESIDERIAMO
APRIRCI IL PIU' POSSIBILE A TUTTE LE REALTA' PRESENTI SUL TERRITORIO
CHE CONDIVIDONO CON NOI QUESTA CARENZA, SIA PER CONOSCERCI MEGLIO CHE
PER COMINCIARE A RAGIONARE IN CONCRETO.
Sarebbero una trentina le dimissioni in meno di sei mesi. I lavoratori: «Regime oppressivo»
CENTRO COMMERCIALE, FUGA DAL BENNET
I full time sostituiti da part time a tempo
determinato. Contattata, l'azienda per ora ha preferito non commentare
Romano di
Lombardia - Una trentina di dimissioni in meno di sei
mesi, impiegati di alto livello, anche con mansioni di responsabilità, da anni
in servizio al centro commerciale cittadino che si licenziano al buio o che
lasciano un posto fisso, vicino a casa per accettarne un altro part time a
molti chilometri.
Pare che al Borgo, dallo scorso agosto, quando è subentrata la gestione
«Bennet» sia in corso una vera e propria emorragia di dipendenti.
Secondo quanto segnalato dagli stessi lavoratori che, per paura di ritorsioni,
hanno chiesto di mantenere l'anonimato, dei dipendenti originari, assunti dalla
precedente gestione con il contratto full time a tempo indeterminato, ne siano
rimasti ormai una quindicina, la stragrande maggioranza, più di un centinaio di
posto di lavoro, è occupata da neoassunti a contratto part time e a tempo
determinato. Un asso nella manica da parte di Bennet che espone i lavoratori a
disagi e turni di lavoro massacranti.
Secondo le testimonianze raccolte fra i dipendenti in uno stesso giorno capita
quotidianamente di lavorare dalle 6.30 alle 11.30 della mattina e poi dalle 18
alle 22.
Lo stesso accade per le domeniche.
«È ormai scontato che ai dipendenti part time, che dovrebbero lavorare 20 ore
la settimana, si chieda di farne 30 o 40 e non c'è possibilità di scelta,
altrimenti si subiscono ritorsioni - ha spiegato una dipendente - Capita che
neghino i permessi o che ti trasferiscano di punto in bianco da un reparto
all'altro, o ti richiamano per un nonnulla. Tempo fa la responsabile delle
cassiere è finita a fare lei stessa la cassiera, mentre un'impiegata
dell'amministrazione è stata trasferita in pescheria. Certo lo possono fare
perché tutti noi siamo assunti come impiegati, non si specifica la mansione.
Fatto sta che lì dentro si respira un'atmosfera da lager, ci sentiamo
continuamente sotto sorveglianza. Se ci fermiamo a fare la spesa, dopo il turno
di lavoro, controllano che non ci fermiamo a parlare con i colleghi,
scoraggiano qualunque contatto fra di noi. Anche le necessità fisiologiche
devono essere regolamentate e comunque vengono dopo le esigenze della
clientela».
Un'organizzazione sindacale esiste, anche se, pare non abbia molto seguito in
azienda: «La maggior parte dei vecchi delegati, quelli più intransigenti, se ne
sono andati - ha continuato un'altra - e chi resta fa quel che può. Anzi spesso
subisce dispetti e pressioni».
Contattata, l'azienda ha preferito non rilasciare dichiarazioni.
Il Giornale di Treviglio, 01/02/08
20 novembre 2002: l'ex prefetto di Bergamo, Cono Federico, l'ex sindaco di Romano, Giuseppe Longhi, Battista Zerbini, amministratore delegato della «Zerbi Market spa», inaugurano il centro commerciale "il Borgo", mentre don Angelo Longaretti, il parroco di San Pietro di Romano impartisce la benedizione ai presenti e al nuovo complesso.
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