bassa

i bar di paese

Generale — Inviato da inbassa @ 14:54


 

I bar di paese sono la più immediata forma di intrattenimento della bassa.

 

nella bassa c'è una media di un bar ogni 500 abitanti. (a castel Rozzone addirittura 1 ogni 250) solitamente hanno una conformazione standard: uno, massimo due locali, bancone, una, massimo due, macchinette di videopoker. un bagno (per legge).

 

interessante esplicare la nascita di un bar di paese. si inizia con la fase di allestimento, in cui le voci di una nuova attività iniziano a spargersi per il paese. facce più o meno giovani sbirciano tra i fogli di giornali attaccatti alla vetrina.

 

fase di apertura: grande festa, non si parla d'altro, tutti al bar. nelle inaugurazioni si incontrano persone ritenute morte da tempo. si sente l'elettrizzante vita di paese sotto pelle. storiche bevute fino alle 3 del mattino.

 

fase di decantazione: fase cruciale per il gestore. in questo periodo di tempo di circa un paio di settimane/ un mese, si decide la clientela fissa di un bar. nella maggior parte dei casi la clientela fissa è una compagnia di amici ventenni/trentenni.

 

il perchè una determinata compagnia si installi in un bar non è dato  sapere. certo la bruttura del posto, la mancanza di una sede fissa  d'incontro per la compagnia, la conoscenza intima del gestore e/o  titolare facilitano la scelta. talvolta la presenza di camerierato  appetibile può aumentare l'appeal di un bar.

 

a questo punto il bar diventa il punto di partenza per lo sballo del  weekend se la clientela fissa è giovane, oppure il punto di arrivo  (aperitivo) della giornata se la clientela tende a ingrigirsi.

 

eccezioni sono i bar cosidetti bar dei vecchi: è una clientela che è presente in quel bar quando andavano di moda i baffi a manubrio. il gestore misura sui necrologi dell'eco il tempo che gli rimane prima di vendere il locale. in quel momento si riparte con il bar dei giovani.

 

i più prolifici sono i bar degli oratori, gli unici dove poter trovare le caramelle goleador. ci si transita dopo il catechismo, durante il CRE, sgasando per le vie, prima durante dopo le partite di calcetto.


Zingonia, parte 2. Una storia infinita.

Generale — Inviato da inbassa @ 15:17

 

Cos'è diventata Zingonia dopo la fuga del suo creatore e la secca del fiume di finanziamenti che l'aveva alimentata fino alla metà degli anni'70?

Se chiedete in giro o leggete le cronache locali, la triade che vi verrà proposta è questa: immigrazione-spaccio-droga. Spesso quando la "ggente" si lamenta perchè "ci sono troppi marocchini in giro", aggiunge subito che, andando avanti così, "si rischia di finire come a Zingonia".

All'inizio degli anni '70 le scuole elementari di Ciserano avrebbero dovuto essere trasferite a Zingonia. I genitori non ne vollero sapere, ci fu una vera e propria rivolta generalizzata. Il progetto fu abbandonato, e Zingonia continuò ad essere una metropoli abortita senza una propria identità. Oggi i bambini che provengono da questo territorio sono divisi fra le scuole primarie dei 5 comuni limitrofi.

La verità è che oggi Zingonia è una periferia senza centro che non compare nemmeno sulla carta geografica nonostante i suoi qausi 30.000 abitanti, un ghetto dove finiscono i più vulnerabili, i nuovi arrivati, in attesa di potersi permettere qualcosa di meglio. Tra gli abitanti prevalgono la nazionalità di immigrazione più redenta, e i giovani uomini che non hanno ancora chiesto od ottenuto il ricongiungimento famigliare.

Negli anni '60 sono stati costruiti decine di palazzoni destinati ad assorbire l'ondata di migrazione interna, quella dei "terùn". Appena i meridionali sono riusciti ad ottenere qualche soldo, un minimo di stabilità esistenziale, se ne sono andati da Zingonia lasciando gli stessi palazzi, solo più vecchi e malandati, a disposizione dei primi migranti stranieri in arrivo negli anni '80. La comunità senegalese è la più folta e radicata, progressivamente la seguono albanesi, marocchini, pakistani. Capannoni e fabbrichette non mancano, gira voce che "il lavoro si trova".

I migranti vivono in un duplice ghetto, a Zingonia: quello creato dalla gente dei comuni limitrofi, che percepisce questo agglomerato di case e fabbriche come un corpo estraneo cresciuto come un tumore fra i loro paesi, e che non ricorda di avere un tempo sognato una città che li riscattasse dal destino di emigranti, pendolari, uomini di fatica; quello creato dalla malavita organizzata, che gestisce tranquillamente spaccio e prostituzione attirando clienti da tutta la Lombardia.
I clandestini sono prigionieri per un altro motivo ancora: la polizia stazione quasi perennemente nella "piazza del missile", davanti al locale che serve kebab, tra i palazzi scrostati. Molti escono di casa solo per andare al lavoro, in nero, in uno dei tanti capannoni della zona. Molti si lamentano perchè gli spacciatori stazionano stabilmente solo 500 metri più in là, a Piazza Affari, e la polizia preferisce parcheggiarsi di fronte a casa loro. Le retate in grande stile non mancano, con tanto di unità cinofile, elicotteri, vigili del fuoco ad illuminare a giorno i palazzi; chissà perchè però finiscono sempre per concentrarsi su famiglie di clandestini, giovanissime prostitute, o, al massimo, qualche spacciatore di calibro insignificante.

Piazza Affari (foto a destra) è un esempio della triste grandeur che traspare dal passato immaginario di Zingonia: concepita per essere epicentro del commercio lombardo, sede di reppresentanze multinazionali, oggi ospita affari comunque redditizi e di rilievo internazionale. Ruotano soprattutto attorno alla cocaina.

Altre vestigia del passato sono l'enorme Grand Hotel, rimasto per anni a marcire (di recente qualcuno parrebe intenzionato ad iniziare un restauro), la fontana a forma di obelisco spaziale, il campo da calcio in cui si allena l'Atalanta.

Zingonia è un intreccio di cicatrici che stanno a ricordare fenomeni rappresentativi dell'Italia intera; speculazione, sviluppo industriale, mancanza di pianificazione, immigrazione interna ed esterna; ma è anche un laboratorio di relazioni in continua trasformazione. Sul territorio esistono una scuola di italiano per migranti, un centro culturale attivo anche nell'istruzione degli adulti, quattro studi di artisti la cui opera è strettamente legata al territorio, una moschea di senegalesi mourides, varie associazioni di migranti, una squadra di cricket composta da pakistani che dà del filo a torcere anche ai terribili rivali bresciani.

Si allenano in un parcheggio, davanti al campo da calcio dell'Atalanta. Sperano di poter giocare presto in un campionato ufficiale, e che si possa trovare un campo anche per loro.


Zingonia, parte 1. Una storia vecchia.

Generale — Inviato da inbassa @ 12:24

 

Zingonia è un' "area". Nè un paese, nè una città. E' nata intorno alla meta' degli anni Sessanta per volere del finanziere Remo Zingone come citta' utopica per i lavoratori, sul modello del quartiere Zingone di Trezzano sul Naviglio.  Cinquantamila persone avrebbero duvuto trasferirsi nella nuova metropoli, solo per iniziare, e trovare lavoro nel "centro industriale e residenziale autosufficiente alle porte di Milano". Furono costruiti palazzi, un grand hotel faraonico, una fontana affacciata sulla strada provinciale Francesca che ancora oggi viene chiamata "il missile".

Dalla convenzione stipulata  tra la Z.I.F. (società di Zingone) e i cinque comuni di Verdello, Verdellino, Ciserano, Boltiere, Osio Sotto nel 1964:

"...a titolo di riconoscenza per gli incommensurabili benefici pubblici che ne deriveranno dalle realizzazione delle opere progettate i comuni erogheranno a favore della società un contributo annuo nel limite massimo del netto ricavato dai rispettivi comuni per imposta di consumo sui materiali da costruzione..."

"...riconoscere di esclusiva competenza della società...lo studio e la realizzazione dei piani di lottizzazione..."

I comuni si impegnarono perfino a provvedere per tre anni agli stipendi, al vestiario e ai contributi del personale di sorveglianza assunto dalla società.

Il progetto prevedeva anche la realizzazione di un canale che avrebbe unito l'Adda al Ticino, autostrade, centri commerciali, scuole.

Da un censimento del 1961 risultava che la popolazione dei cinque comuni trovava lavoro nelle aziende locali solo per il 16%, gli altri emigravano. L'80% era in possesso della licenza elementare, il 6% della licenza media inferiore o superiore, mentre non risultavano laureati. Ampio bacino di manodopera a basso costo.

Sull'Unità, in data 24/05/70, compare un'intervista allo stesso Zingone: "Ho creato varie infrastrutture di base...ora tocca agli altri fare quel che rimane da fare".

Negli anni '70 i primi comuni a disconoscere gli accordi  con Zingonia sono Boltiere e verdellino, negando alcune costruzioni. Ne scaturisce una causa, vinta dalla società. Finite la agevolazioni la ditte abbandonano l'area, a partire dalle grandi firme: Faema, Ford, Bayer...

Alla metà degli anni '70 Zingone si ritirò in Costa Rica, cedendo le sue attività.

Alcune note: la figlia di Remo Zingone e e della moglie Donatella Pasquali si chiama Zingonia. La Pasquali è ora più nota come Donatella Pasquali Zingone Dini, detta "lady Costarica" : rimasta vedova ha sposato Lamberto Dini. è stata da poco condannata a 2 anni e 4 mesi per bancarotta fraudolenta, legata al fallimento della Sidema. Un crack da 40 miliardi di lire. La pena è stata condonata.

La giovane Zingonia Zingone, oltre che alle proprietà ereditate dal padre in Costa Rica, si dedica anche all'arte e alla poesia. questa una delle sue opere, intitolata "Occhi":

 
Guardami, ti dico, guardami
 
spaurito guardami
 
che piano,
nuda
schiudo
anche l’anima.

Donatella Dini con la figlia Zingonia 

   
...continua.... 



Abbiamo bisogno di spazi sociali

Generale — Inviato da inbassa @ 20:05

 

riceviamo dal Collettivo Uscita di Sicurezza di Romano di Lombardia e diffondiamo:

 

 GIOVEDIì 21 FEBBRAIO, ORE 21.00, PALAZZO MURATORI, ROMANO.

SERVONO SPAZI SOCIALI! INIZIAMO DAL 25 APRILE

A ROMANO IL 25 APRILE SARA' RIVENDICATA LA NECESSTITA' di creare UNO SPAZIO di aggregazione autogestito, laico e aperto a tutti dove poter creare iniziative socio-culturali che coinvolgano e attivino la realtà giovanile in un’ottica di partecipazione.

Vogliamo costruire un'iniziativa autogestita che sia un punto di partenza per iniziare a trattare sul serio la questione della carenza di spazi sociali.

DESIDERIAMO APRIRCI IL PIU' POSSIBILE A TUTTE LE REALTA' PRESENTI SUL TERRITORIO CHE CONDIVIDONO CON NOI QUESTA CARENZA, SIA PER CONOSCERCI MEGLIO CHE PER COMINCIARE A RAGIONARE IN CONCRETO.


Congratulazioni!

Generale — Inviato da inbassa @ 13:54
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