bassa

La svastica delle alpi

Riflessioni — Inviato da inbassa @ 21:21

 

Un'analisi reperibile qui: socialdesignzine

Semiologia politica in Padania

Alessandro Savorelli*

Tanto tempo fa in una galassia lontana lontana, alcuni professori comunisti, sedotti dal lato oscuro della forza, inventarono uno dei loro soliti inganni dialettici, stalinian-hegeliani: la semiotica. Che cosa dicevano? Invitavano a studiare i “segni” come se fossero non superfetazioni arbitrarie del reale, ma “cose” esse, o segmenti di cose, non separabili dalle cose: non “scorze”, o scorze senza le quali la “polpa” va a male e si disfa. Su questo presupposto insegnarono a pensare che la pratica della decrittazione dei segni desse delle informazioni sulle cose stesse e consentisse di giudicarle: fosse il quadro di un 'pompiere' di fronte a un classico, il menu della pizzeria a taglio “Bella Napoli” e quello di Maxim, un movimento politico dall’ideologia sgangherata o una formazione dal programma complesso.

(...)

Infine la Lega, l’unico segno rimasto dagli anni Ottanta, perché. come è stato osservato acutamente in un commento, è ormai “il partito più vecchio della repubblica” (di una repubblica che esso, paradossalmente vuol disfare). Ho chiamato (sforzandomi di ridere) quel segno «svastica delle Alpi», non senza motivo: come la svastica è un emblema solare; e ho poi dato la stura a un’invettiva che, tuttavia, non è così partigiana come si crede. Se si tolgono gli aggettivi-contumelia (canaglia, carogna, rozza etc.), mie definizioni personali (che ho espresso più volte), gli altri non sono offensivi. Fotografano bensì le idee portanti del movimento leghista: xenofobia, localismo, difesa di interessi costituiti, disprezzo dello stato, indifferenza ai problemi dei “diritti”, tradizionalismo. Idee del genere sono “di per sé” reazionarie, anche se la storia le ha rimescolate in tanti modi. Né la Lega si dovrebbe offendere di una definizione che è puramente neutra (come “liberale”, “conservatore”, “progressista” etc.). Se “comunista” nel linguaggio berlusconiano-leghista sta diventando una parolaccia, come già lo era “fascismo” per i democratici, “reazionario” può ben essere una definizione e non una contumelia.

Ma la cosa non è stata bevuta: mi sono saltati addosso in molti, reclamando la “modernità” della Lega, la sua “vicinanza al popolo e ai suoi bisogni” (non compresi dalla sinistra classica), il fatto che l’hanno votata gli operai, la sua presunta probità amministrativa. Ora che la sinistra non abbia capito certe cose, sono il primo a sostenerlo, ma l’argomento «la votano gli operai, ergo» mi lascia perplesso: i contadini affamati del cardinal Ruffo che impiccavano i giacobini non rendevano ipso facto «moderno» il cardinal Ruffo: che reazionario era e rimaneva. Testimoniavano semmai della subalternità popolare a parole d’ordine reazionarie.

Ordunque, vediamoli i “segni” della Lega, come facevano i semiologi della galassia lontana lontana, vediamola la sua strategia comunicativa. Vediamo se ci dicono qualcosa di lei. Se la definizione “reazionaria” è gratuita.

Cominciamo dal sole delle Alpi. Segno solare e ancestrale: nessun partito moderno si è rifugiato in una terra di mezzo cos
ì lontana per dire ciò che è. E sorvolo sul fatto che la scelta è a sproposito: quel simbolo si trova in tutto il mondo antico e medievale, e in tutto il mediterraneo. Io ne ho fotografati decine nel sud e in altre zone non sospette di essere “celtiche”; si trova persino in Tunisia. Ma a parte la bufala storica e antropologica, il segno non è che un segno di forte evocazione ancestrale, una runa, proprio come la svastica, la croce celticaimprinting da destra reazionaria innegabile.  Un partito moderno non sceglie simboli ancestrali, veri o finti.
Se poi si va sul sito dei Giovani Padani, i simboli (anche questi quasi tutto falsi, cioè reinterpretati a partire dal mito) sono resi in una ridicola araldica da palio di paese, addobbata di draghi, leoni, spadoni, grifoni: paccottiglia recuperata sui siti di araldica, i più esoterici, e rivenduta per storica. Nessun partito moderno si addobba da dungeons and dragons. La scelta di connotarsi come “nazioni” coi propri simboli d’antan, è tipica di un'ideologia nazionalista, patriottarda e revanscista. L’Italia umbertina e il fascismo amavano le parate delle “province fedeli” coi loro blasoni, del genere «Frosinone! presente!». Mio padre rammentava il cartello da
parata del fascio di Forlì: «noi, Forlì, il mondo».

Militarismo, non importa se solo verbale. Dagli scudo dragonati alla macchina teatrale-guerriera: i giovani padani hanno sempre la spada in mano, l’elmo in testa, come il prode Anselmo, e combattono sempre contro qualcuno all’arma bianca. come i gruppi ultras delle curve e i movimenti di destra. Camicia nera, camicia verde. i padani, come i fascisti amano agghindarsi in divisa.


Nazionalismo. Posticci i simboli, da film storico (i padani sbavano per quella schifezza di Braveheart), posticcia la patria padana: e tuttavia il connotato nazionalistico è fortissimo: una patria sempre armata e in guerra contro nemici e oppressori. Nazionalismo etnico di estrema destra: aggressivo, esclusivo. Magliette e poster esibiscono tipiche idee da nazionalismo di destra: onore, coraggio, orgoglio, tradizione. Di nuovo, come le curve di destra.
Tutte queste cose si vedono anche molto bene nel prezioso catalogo dei poster della Lega (dal 2000 a oggi) sul suo sito. Sulla grafica lascio il commento ai tecnici: a me pare piuttosto dozzinale, per non dire pacchiana, urlata, da manifesto di sagra paesana o discount da tre soldi. La strategia comunicativa comunque, verbale e iconografica non lascia dubbi sulla collocazione politica.
Nazionalismo, mitologia nazionale, spiegata ai bambini, come nelle dittature, in appositi opuscoletti. Lo slogan è elementare e protervo «padroni a casa nostra».

Ibridazione dei messaggi: come il fascismo, la Lega adotta “pezzi” del linguaggio politico altrui, e li usa con disinvoltura: «il vento del Nord», la «lotta di liberazione».

Conservatorismo e totale chiusura di fronte ai problemi nuovi: espellere i clandestini, negare rappresentanza, opposizione alle leggi («basta tribunali dei minori»).

Moralismo fondamentalista (ipocrita: chi va con la squillo? chi si droga? sono marziani, terrorni, extracomunitari?), stile sindaco-sceriffo di Hollywood («ripulirò questa città»):  «prostituzione e pornografia ALT!». «Ferma l’AIDS»: come? non si sa, votando Padao. Perché come diceva la macchietta di un film americano: «l’AIDS non è la malattia, è la cura»…

Elogio del premoderno. Semplificazione dei problemi economici e protezionismo crudo, premoderno («servono i confini per difendere le imprese»). Premoderna negazione di diritti validi per tutti e privilegio etnico: «Case popolari: prima i padani!», «Magistrati padani in padania».

Violenza verbale, autoidentificazione attraverso un nemico satanizzato, alla Karl Schmitt. Esasperazione aggressiva del linguaggio: la Padania è sotto apartheid, il nemico è un’«orda», l’Europa impicca la Padania, in Italia ci sono i «soviet», il governo deve essere tritato nella spazzatura, Roma è uno stato «coloniale», i «turchi e i cinesi» (il pericolo giallo!) ci assediano, la sinistra è fatta di «nazisti rossi». Il ministro delle finanze è un «ratto che ti rapina».

Tradizionalismo: «sì alle radici cristiane». Naturalmente un po’ cristiane un po’ celtiche.

Antipolitica, prepolitica. La politica è una questione di «soldi!ì». Egoismo e rivolta fiscale: le paure e le ossessioni del borghesuccio diventano un programma politico rudimentale. Qualche intellettuale della Lega scrive talora «autonomia finanziaria», ma al popolo ci si rivolge più direttamente, in mutande: «basta tasse», anzi, meglio «basta soldi», o  «i soldi delle tasse»; Roma è una matrona che frega le uova d’oro alla Padania, un vampiro romano «frega i risparmi» ai padani; gli «statali» (per definizione tutti poltroni, fatta eccezione forse per statali padani?) vanno buttati fuori. L’armamentario della commedia all’italiana, dei «tartassati», al posto della politica; l’antipolitica e prepolitica dei discorsi da bar come strategia comunicativa. Il conservatorismo contro lo stato e contro le tasse connota i partiti di estrema destra populista da sempre. Lo stila è identico a quello dell’Uomo qualunque. Stessa vittimismo complottardo, stesso appello alla furbizia italiana: non farti fregare dallo stato. Soluzione classica: più padania, più libertà. Ci siamo noi a difenderti. Si esce dalla crisi a destra, come nella Germania del ’32 e per mezzo di amici fidati, gente come te, un capo che viene dal popolo, in canottiera.

Ecco la strategia comunicativa del partito «radicato nel popolo» e «amato dal popolo», che ora tutti vezzeggiano. È una strategia di estrema destra, reazionaria: di solito le idee e la pratica sociale e politica di chi usa una strategia del genere sono reazionarie. Magari la Lega sarà un’eccezione: anche gli squadristi, col loro ridicolo fez, il manganello e l’eia eia alalà sedussero qualche tranquillo liberale timoroso delle intemperanze della sinistra e preoccupalo del suo portafoglio, qualche «laureato, educato, dalle visioni ampie, razionale, acculturato, intelligente, voglioso di tensione e cambiamento, interessato, dinamico, propositivo».  Le colpe della sinistra sono nel non volere e poter dare risposte ai problemi che la Lega agita come clave: ma questo non toglie che le idee che la Lega agita, scrivendo e dicendo quel che dice e come lo dice, siano arretrate e pericolose per la democrazia. Inseguirla sul suo terreno, a partire dalle prossime venture riforme istituzionali, sarebbe l’anticamera di ulteriori disastri per l’opposizione.
 
 
*Ricercatore e storico della filosofia moderna presso la Scuola Normale di Pisa, si occupa di storia della simbologia e dell'araldica delle istituzioni pubbliche, in particolare dell'araldica comunale.


27 aprile, partigiani a Caravaggio

Iniziative — Inviato da inbassa @ 19:01

 

DOMENICA 27 APRILE ORE 10,00

OMAGGIO ALLA TOMBA DEI QUATTRO GIOVANI PARTIGIANI CARAVAGGINI

Uccisi dai fascisti a Capralba nel marzo 1945

Partenza all’inizio di via Nazario Sauro per il Cimitero di Caravaggio

 

 

Il 25 Aprile non è una ricorrenza fra le tante: nel 1945 ha segnato la fine della Seconda Guerra Mondiale per l’Italia, nonché dell'occupazione nazista che durava dal 1943.

 

L’indifferenza per un passato molto vicino, non solo cronologicamente, lascia campo libero alle strumentalizzazioni politiche, e soprattutto partitiche. Per questo riteniamo inaccettabile che un’istituzione, quale è il Comune di Caravaggio, celebri una data così fondamentale passando l’immagine di una liberazione ad opera delle sole forze alleate, misconoscendo esplicitamente il ruolo della Resistenza partigiana. Anche a Caravaggio così come nella Bergamasca, il movimento partigiano era attivo e combattivo: questo paese ha dato i natali a quattro giovani partigiani uccisi dai fascisti a Capralba nel marzo 1945, dimenticati dall'Amministrazione comunale.

 
Nell'intera provincia di Bergamo sono stati ufficialmente censiti 4845 partigiani.

Da anni l'amministrazione comunale (leghista) di Caravaggio celebra il 25 aprile con una sfilata di mezzi militari statunitensi ed italiani, una parata di bikers amici dell'assessore alla sicurezza e tante altre amenità, tra cui la PRESENZA DI SIMBOLI FASCISTI, senza dedicare una sola parola alla memoria dei giovani partigiani caravaggini uccisi dai fascisti.

Alcune immagini del corteo per il 25 aprile che si è svolto a Caravaggio nel 2007:

 

 
 




 

Per questo “ora e sempre Resistenza” contro la bieca riscrittura strumentale di una storia di cui sopravvivono ancora alcuni protagonisti, e soprattutto molte conseguenze.

 


Foto 25 aprile a Treviglio (BG)

Iniziative — Inviato da inbassa @ 11:50
 
 
 
 
 
 
 


25 aprile - alla conquista dello spazio

Iniziative — Inviato da inbassa @ 19:52

 

GLI SPACE INVADERS DELLA BASSA SI PRESENTANO:

Siamo nel 2008, l’uomo sulla luna è notizia vecchia da un po’, ma ancora nella Bassa bergamasca non è stato conquistato uno spazio libero.

Per cui, ragazze e ragazzi, parte qui la nostra campagna per la conquista dello spazio.

 

COSA VOGLIAMO CHE SIA QUESTO FAMOSO SPAZIO?

Un luogo dove si possa stare insieme senza spendere nulla.

 Uno spazio dove suonare, dipingere, creare partecipazione, autogestione, cultura.

Uno spazio da cui partire per criticare un immaginario che vede la Bassa solo come luogo di speculazioni edilizie, noia e  paura di uscire di casa la sera.

Uno spazio dove si possa esistere senza bisogno di prendere una tessera, vestirsi per superare una selezione all’ingresso, recitare un rosario.

 DI CHI SARA’ QUESTO SPAZIO?

Sarà tuo.

Nostro.

Di chiunque voglia partecipare con creatività e rispetto.

 

Per cui state restate svegli, la campagna sta per partire con numerose iniziative.

Prendete il controllo del razzo e atterrate a Treviglio il 25 aprile.

Lì gli space invaders della Bassa inizieranno a conoscersi e si divertiranno anche un bel po’.


Concerto 25 Aprile

Iniziative — Inviato da inbassa @ 17:29

L'alcalde Prevedini

Rassegna stampa — Inviato da inbassa @ 20:02
Figuraccia intercontinentale per '"el alcalde Prevedini", sindaco leghista di Caravaggio, che si è fatto intervistare dalla corrispondente in Italia di un noto quotidiano argentino, La Naciòn.

L'articolo, a firma di Elisabetta Piquè, è uscito il 29 marzo, tradotto qui

Prevedini non ha immaginato che le sue sparate xenofobe avrebbero sì colpito la giornalista, non abituata ai deliri padani, ma non come lui sperava. La giornalista ha infatti parlato di "psicosi collettiva" e di "guerra agli immigrati".

Qualche estratto dall'articolo, che nel frattempo è stato ripreso con enfasi dai maggiori quotidiani spagnoli (El Paìs, El Tiempo, El Mundo, e altri ancora):
"Bastione della xenofoba e federalista Lega Nord, Caravaggio fa notizia per i suoi provvedimenti contro i non nati in italia, ai quali richiede un reddito minimo per poter vivere lì."
"Pochi mesi fa, il sindaco di Caravaggio, Giuseppe Prevedini, decretò che gli immigrati clandestini non possono sposarsi con gli italiani. Il provvedimento, molto criticato dal centrosinistra, "E' stato copiato da altri 150 sindaci", dice con orgoglio Prevedini, detto "lo sceriffo", a  La Naciòn."
"Si vedono molti immigrati perché nessuno di loro lavora!" dice Gianni Testa, assessore comunale, ovviamente appartenente alla Lega Nord. "È una montatura!" aggiunge in seguito, cosciente della fama xenofoba che si è conquistato questo paese di 15600 abitanti, dei quali il 7 per cento sono immigrati regolari.."
Prevedini prosegue poi vantandosi di aver costretto i mussulmani che volevano aprire una moschea a spostarsi a Treviglio, e di aver mantenuto il territorio libero da "gitanos".

Salvo poi rivolgersi di nuovo alla cara, vecchia stampa nostrana, rappresentata in questo caso dall'Eco di Bergamo, per una smentita al volo: "Prestigiose testate (El Pais ed El Mundo) dipingono una realtà stile western e un sindaco sceriffo «con il revolver che luccica al sole», mescolando notizie vere ad altre inventate. La reazione a Caravaggio è di secca smentita: il primo cittadino Prevedini commenta: «Contrastiamo tutti coloro che vìolano le regole a prescindere dalla nazionalità»."

A parte che l'articolo di La Naciòn non parla di revolver, ci chiediamo come mai el alcalde Prevedini abbia iniziato improvvisamente a vergognarsi delle proprie sparate xenofobe.

Folgorato sulla via della pampa?

Sarebbe sempre troppo tardi.

Nel frattempo noi continueremo a far sentire la nostra voce contro le crociate inconcepibili portate avanti da simili personaggi nella Bassa, come abbiamo sempre fatto

Leghisti, ci vergognamo di voi!

Space Invaders Bassa Bergamasca

Zingonia vs Lega Nord: il video

Iniziative — Inviato da inbassa @ 20:01

Lega Nord, figuraccia intercontinentale

Rassegna stampa — Inviato da inbassa @ 21:25

 
Il sindaco leghista di Caravaggio si fa intervistare da un giornale argentinio e diventa protagonista di una magrissima figura intercontinentale, riportata tra l'altro da tutti i principali quotidiani spagnoli:

 

Un paese italiano dichiara guerra agli immigrati

CARAVAGGIO, Bergamo- Bastione della xenofoba e federalista Lega Nord, Caravaggio fa notizia per i suoi provvedimenti contro i non nati in Italia, ai quali richiede un reddito minimo per poter vivere lì.

La bandiera della Lega Nord, bianca con una croce rossa e un guerriero medievale, svetta in piazza Garibaldi, centro storico di questo paese in provincia di Bergamo che si trova ora in primo piano per aver dichiarato una “guerra” molto particolare.

Pochi mesi fa, il sindaco di Caravaggio, Giuseppe Prevedini, decretò che gli immigrati clandestini non possono sposarsi con gli italiani. Il provvedimento, molto criticato dal centrosinistra, “è stato copiato da altri 150 sindaci”, dice con orgoglio Prevedini, detto “lo sceriffo”, a La Naciòn.

 “E’ successo nel luglio scorso, quando all’improvviso interruppi il matrimonio che si stava celebrando tra un marocchino ed una ragazza di 19 anni di Caravaggio, alla conferma che il ragazzo era un clandestino ed aveva ricevuto due mandati si espulsione”, spiega.

"Era uno dei tanti matrimoni fittizi che gli extracomunitari contraggono per poi ottenere i documenti italiani. Si figuri che la ragazza aveva ricevuto 6000 euro per il matrimonio!", afferma il sindaco.

Secondo la legga italiana, per sposarci con rito civile si deve presentare solo un documento di identità valido; ma ora, almeno a Caravaggio, un immigrato deve anche dimostrare che risiede legalmente sul territorio, vale a dire, che ha un permesso di soggiorno valido. Però questa non è l’unica norma anti-immigrato approvata qui.

Un altro provvedimento considerato “discriminatorio” dal centro sinistra: da novembre lo straniero che vuole risiedere in questo comune deve dimostrare di contare su un reddito minimo di 5061 euro.

“Bisogna controllare quelli che vogliono risiedere nel nostro paese”, si giustifica Prevedini.

Un paese famoso

Se gli immigrati sono giunti fin qui per lavorare, i turisti, invece, intraprendono il viaggio per seguire le tracce del famoso pittore Michelangelo Merisi da Caravaggio (1571-1610) il quale, anche se non ha lasciato segno alcuno, nacque qui; e per visitare il Santuario di Santa Maria della Fonte

Ma Caravaggio è anche uno dei feudi della xenofoba Lega Nord. Questo piccolo partito, molto radicato nel nord Italia, concorrerà insieme al Partito del Popolo della Libertà di Silvio Berlusconi alle elezioni anticipate del 13 e 14 aprile. Con il suo prezioso bottino di almeno il 5 per cento dei voti, è una forza molto importante nel frammentato scenario politico italiano.

Mano d’opera a buon mercato

In un centro commerciale all’ingresso del paese, che sorprende chi arriva dalla caotica e sporca Roma per l’ordine e la pulizia, c’è un gruppo di donne con il velo. Sulla panchina della piazza, un gruppo di uomini dalla pelle scura fumano.

 “Si vedono molti immigrati perché nessuno di loro lavora!” dice Gianni Testa, assessore comunale, ovviamente appartenente alla Lega Nord.

 “È una montatura!” aggiunge in seguito, cosciente della fama xenofoba che ha conquistato questo paese di 15600 abitanti, dei quali il 7 per cento sono immigrati regolari. La maggioranza sono marocchini, seguiti dai rumeni.

Nella maggioranza dei ricchi paesini della zona, tutti con il loro centro storico di pietra perfettamente restaurato e pittoreschi campanili, nell’ultima decade sono arrivati molti immigrati.

Mano d’opera a buon mercato per le industrie della zona, ora accusata di essere “colpevole” di un drammatico aumento della criminalità e di aver rubato il lavoro agli italiani.

 “L’Italia è un colabrodo dal quale entrano migliaia di clandestini, che poi sopravvivono trafficando droga. Non c’è nessun controllo”, si lamenta Luca Botti, assessore alla sicurezza di Caravaggio. E quindi ricorda “Per questo la Lega Nord propone la chiusura delle frontiere per cinque anni”.

Oltre ad aver generato un clima apertamente xenofobo, la presenza degli extracomunitari ha dato luogo anche ad una sorta di psicosi securitaria.

Dice il sindaco: “Quando ero ragazzo io, potevo andare al parco da solo. Tenevamo le porte di casa aperte. Ora i padri sono preoccupati, devono accompagnare i figli a scuola. Avrà visto che qui ci sono sbarre ovunque. E se uno se ne scorda, gli rubano perfino il cane”, assicura il sindaco.

 “Le famiglie che vivono nei condomini si mettono d’accordo per andare in vacanza a turno, perché se non c’è nessuno gli svaligiano la casa”.

“Il timore di assalti, rapine e delitti ha fatto sì che, a Caravaggio, come in molti altri paesei del nord,si formeranno ronde di vigilanza da parte dei civili”, come se si trattasse del Far West.

“Le abbiamo da circa dieci anni; le formano pensionati ex appartenenti alle forze dell’ordine o ex combattenti, che collaborano per la sicurezza, pattugliando certe zone”, ammette Botti.

Prevedini racconta anche che impedirà che i mussulmani costruiscano una moschea sul territorio.

"Avevano affittato un locale commerciale, però siccome avevamo scoperto che sarebbe diventato un luogo di culto, li abbiamo obbligati a trasferirsi a Treviglio, un paese vicino", dice orgoglioso.

"E’ un fatto che tutte queste moschee servono solo a fare attivismo", aggiunge.

Prevedini racconta anche con soddisfazione  che sul suo territorio di 34 chilometri quadrati non ci sono zingari. “Un’ordinanza ha decretato che i nomadi possono fermarsi a Caravaggio solo il tempo di cambiare una gomma”.


ELISABETTA PIQUÉ
CORRESPONSAL DE LA NACIÓN (ARGENTINA)
CARAVAGGIO (BERGAMO) 

 


Ferrara contestato a Bergamo

Iniziative — Inviato da inbassa @ 21:45

 

Siamo scesi in piazza per contestare Giuliano Ferrrara, avevamo preparato dei volantini informativi sulla, a dir poco parziale, applicazione della legge 194 nella provincia di Bergamo.

Come spesso accade le forze dell'ordine non ci hanno permesso nemmeno di avvicinarci all'auditorium, chiudendo tutte le strade d'accesso con un imponente dispiegamento di uomini e mezzi.

Quando abbiamo rivendicato il diritto di parola, le uniche risposte che abbiamo ricevuto sono state le botte e le manganellate: in particolare ci preme sottolineare il comportamento dei dirigenti della questura, che invece di tenere a bada i militari, hanno dimostrato il lato peggiore della solerzia e hanno cominciato a provocare, poi a minacciare le singole persone e, infine, sono stati i primi ad alzare mani e manganelli contro le ragazze che davanti tenevano uno striscione.

Contestato in tutta Italia, Ferrara accompagnato da quei pochi fedelissimi che ancora lo sostengono, si deve nascondere e asserragliare in un piccolo auditorium di periferia, questo dimostra quanto seguito trovano le sue arroganti proposte medioevali.

Ferrara si nega al confronto dialettico perché sa bene che le donne non si faranno strappare i diritti inalienabili conquistati in anni di lotta per l'emancipazione.

Crediamo che solo l'aborto libero, legale e assistito, possa garantire alle donne la salute e il potere di autodeterminarsi. Difenderemo sempre e con forza la nostra libertà a non accetteremo, di certo, di tornare a morire di setticemia o a metodi come prezzemolo e aghi da calza, nel 2008.
Continueremo ad opporci a tutti quelli che vorrebbero usare i corpi delle donne per fare campagna elettorale.

Ringraziamo infine i numerosi abitanti del quartiere che hanno solidarizzato con la nostra protesta.

c.s.a. Pacì Paciana – Caracoles – Rete Bassa


Panda nera, prima sentenza

Rassegna stampa — Inviato da inbassa @ 20:11

 

Sentenza per i raid Panda Nera nella Bassa: sentenza severa

Sentenza severa per i raid della Panda nera nella Bassa Bergamasca: 8 condanne, tre patteggiamenti, due proscioglimenti e altri otto rinvii a giudizio. Il verdetto è stato emesso questa mattina dal giudice per l'udienza preliminare del tribunale di Bergamo, Bianca Maria Bianchi, al termine del processo con rito abbreviato a carico dei 21 presunti componenti il gruppo di carabinieri e vigili urbani che, tra il novembre 2005 e il giugno 2007, si sarebbe reso responsabile di pestaggi nei confronti di immigrati, ma anche di sequestri non verbalizzati di droga, telefoni cellulari e soldi.


Tutti i personaggi più noti sono stati ritenuti colpevoli, e in alcuni casi il gup ha emesso condanne superiori alle richieste del pm: il comandante della stazione dei carabinieri di Calcio, Massimo Deidda, considerato dalla Procura il leader, è stato condannato a cinque anni e due mesi. Il pubblico ministero Enrico Pavone aveva chiesto quattro anni e mezzo per associazione a delinquere, tentata concussione e peculato.

La condanna più pesante al collega Viviano Monacelli, cui non sono state concesse neppure le attenuanti generiche: oltre a figurare nell'associazione a delinquere, sarebbe stato coprotagonista della cessione di un chilo di hashish a uno spacciatore, dopo che era fallita una trappola per incastrare la persona che glielo aveva venduto.

Tre anni e otto mesi invece al maggiore Massimo Pani, ai tempi comandante della compagnia dei carabinieri di Treviglio: era finito nei guai non per aver preso parte alle spedizioni punitive, ma per una tentata concussione (aveva cercato di costringere due carabinieri di Martinengo a non deporre a processo contro un collega) e per la cessione del chilo di hashish per cui è stato condannato anche Monacelli.

Il carabiniere di Romano, Fabio Battaglia, finito sotto inchiesta per l'episodio del chilo di hashish e per uno dei raid, è stato condannato a tre anni. Tre anni e sei mesi a Gian Paolo Maistrello, l'agente della polizia locale di Cortenuova: per la Procura avrebbe partecipato ad alcuni pestaggi e detenuto cocaina e hashish negli uffici del comando dei vigili.

Altre pene minori sono state inflitte al maresciallo Michela Francesconi (due anni), Vincenzo Di Gennaro (un anno e sei mesi) e Gerardo Villani (un anno), tutti con la sospensione della pena. Hanno patteggiato invece l'agente della polizia locale di Cortenuova Andrea Merisio (tre anni), il carabiniere di Calcio Danilo D'Alessandro (un anno e undici mesi) e il trentacinquenne trevigliese Giovanni Capozzi (due anni e otto mesi). Prosciolti Marco Bettarello, agente della polizia locale di Chiari, accusato di favoreggiamento, e lo studente Roberto Amato. Altre otto persone sono state rinviate a giudizio.



L’Eco di Bergamo, 03/04/08

 

Per chi volesse approfondire la questione e leggersi le commuoventi dichiarazioni di solidarietà a questi personaggi pronunciate dalle varie istituzioni locali, il dossier è scaricabile qui: www.retebassa.org

 


Jam di writing annullata!

Iniziative — Inviato da inbassa @ 10:18

 

La jam di writing prevista ad Arcene per domenica 6 aprile è stata annullata.

I motivi sono indipendenti dalla nostra volontà, presto daremo maggiori informazioni.

Scusateci.


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