bassa

L'Eco ti Osserva...

Rassegna stampa — Inviato da inbassa @ 23:41

 

Tanto per far capire quanto è libera e laica la stampa con cui dobbiamo confrontarci a Bergamo e provincia:

L'Osservatore Romano in edicola con L'Eco
Per la prima volta dal 1929 l'Osservatore romano, verrà stampato fuori dei confini vaticani. Dal 2 marzo fino alla fine dell'anno infatti il giornale del Papa, che soffre per il sistema di distribuzione, sarà distribuito ogni domenica allegato a L'Eco di Bergamo.
Lo annuncia il direttore del giornale vaticano, Giovanni Maria Vian sulla prima pagina del numero di oggi. Da sempre, - scrive Vian - un punto dolente per L'Osservatore Romano, una delle sue difficoltà, è quello della ristrettezza del suo raggio di diffusione, per riprendere le parole che nel 1961 l'allora cardinale Giovanni Battista Montini scrisse per il centenario del giornale. Difficoltà nella diffusione che negli ultimi anni, per i meccanismi della distribuzione in un panorama informativo sempre più ricco (ma anche più confuso), sono aumentate.
Il numero domenicale del giornale del Papa sarà trasmesso elettronicamente dal Vaticano per venire stampato e distribuito con lo storico foglio bergamasco - diretto per decenni da don Andrea Spada, in diverse decine di migliaia di copie, senza aumento di prezzo.

L'inedita iniziativa, spiega Vian, è resa possibile dalla generosa offerta che la diocesi di Bergamo e il suo vescovo, Roberto Amadei, hanno messo a disposizione di Benedetto XVI nell'anno in cui si celebra il cinquantesimo dell'elezione papale di un suo grande predecessore, Angelo Giuseppe Roncalli, il vescovo di Roma venuto dalle terre bergamasche. Nell'umile fiducia che, - conclude Vian - sotto il segno di Benedetto e di Giovanni, L'Osservatore Romano si diffonda sempre di più.

L'Eco di Bergamo, 26/02/08

p.s: L'Eco di Bergamo, non troppo affettuosamente detto "il bugiardino", appartiene al gruppo editoriale  Sesaab (Società Editrice Santi Alessandro, Ambrogio, Bassiano), fondato nel giugno 1988 a Bergamo.

Azionista di maggioranza è la diocesi di Bergamo.

Il gruppo possiede anche il quotidiano La Provincia, i mensili Orobie e L'Angelo in famiglia, la televisione Bergamo Tv, nonchè Radio alta.


 


Cologno al Serio, Iran, Cina: trova l'intruso

Rassegna stampa — Inviato da inbassa @ 14:38
 
Cologno al serio - «Moratoria contro la pena di morte? Solo un’uscita propagandistica». Non è una dichiarazione di un senatore del Texas, ma la posizione presa da un piccolo paese bergamasco. L’Onu lo scorso 18 dicembre ha approvato la moratoria contro la pena di morte presentata dall’Italia raccogliendo il voto favorevole di 104 nazioni. Tra i paesi contrari anche Barbuda, Singapore, Nigeria, Iran, Sudan, Cina e Cologno al Serio.il sindaco di Cologno al Serio, Legramanti Avete capito bene, il piccolo paese della Bassa bergamasca lo scorso maggio ha votato una delibera in cui «si chiede che questo consiglio comunale prenda le distanze da questa iniziativa e non appoggi sul proprio territorio azioni o attività in tal senso». La mozione, presentata dai consiglieri di maggioranza Stefania Boschi, Andrea Cavalleri e Fabrizio Maver lo scorso 22 maggio, è stata approvata dal consiglio comunale il 18 luglio con 9 voti favorevoli e 4 contrari. Immediata la reazione di alcune associazioni di volontariato del paese che si sono schierati contro il voto del consiglio comunale. E nonostante la battaglia di cui l’Italia si è fatta capofila all’Onu per la promozione della moratoria, la mozione bergamasca ha avuto il via libera e rimane nei documenti approvati dal comune di Cologno al Serio.
Roberto Legramanti (nella foto a destra), sindaco del paese bassaiolo e consigliere provinciale della Lega Nord, spiega il significato di questa mozione. «Chiariamo subito una cosa: personalmente sono da sempre contrario alla pena di morte. Quella mozione è stata presentata contro la campagna promossa dal governo Prodi. Alcuni consiglieri ritenevano che la moratoria fosse solo un’uscita propagandistica. Sembra assurdo chiedere a paesi come la Cina di impegnarsi ad abolire la pena di morte».

Quindi era solo una boutade puramente politica. Niente a che vedere con i diritti umani. «Ci mancherebbe - continua Legramanti -. Quello poi era un voto puramente personale, non c’erano voti di indicazione politica, la Lega Nord non c’entra. Ogni consigliere era libero di votare senza indicazioni di partito».
Eppure in paese qualcuno storce il naso. «Non siamo a favore della pena di morte - conclude il primo cittadino - e poi, con l’approvazione della moratoria da parte dell’Onu, la nostra mozione automaticamente perde valore».
 
Il Nuovo Giornale di Bergamo,  04/01/08

Zingonia, parte 2. Una storia infinita.

Generale — Inviato da inbassa @ 15:17

 

Cos'è diventata Zingonia dopo la fuga del suo creatore e la secca del fiume di finanziamenti che l'aveva alimentata fino alla metà degli anni'70?

Se chiedete in giro o leggete le cronache locali, la triade che vi verrà proposta è questa: immigrazione-spaccio-droga. Spesso quando la "ggente" si lamenta perchè "ci sono troppi marocchini in giro", aggiunge subito che, andando avanti così, "si rischia di finire come a Zingonia".

All'inizio degli anni '70 le scuole elementari di Ciserano avrebbero dovuto essere trasferite a Zingonia. I genitori non ne vollero sapere, ci fu una vera e propria rivolta generalizzata. Il progetto fu abbandonato, e Zingonia continuò ad essere una metropoli abortita senza una propria identità. Oggi i bambini che provengono da questo territorio sono divisi fra le scuole primarie dei 5 comuni limitrofi.

La verità è che oggi Zingonia è una periferia senza centro che non compare nemmeno sulla carta geografica nonostante i suoi qausi 30.000 abitanti, un ghetto dove finiscono i più vulnerabili, i nuovi arrivati, in attesa di potersi permettere qualcosa di meglio. Tra gli abitanti prevalgono la nazionalità di immigrazione più redenta, e i giovani uomini che non hanno ancora chiesto od ottenuto il ricongiungimento famigliare.

Negli anni '60 sono stati costruiti decine di palazzoni destinati ad assorbire l'ondata di migrazione interna, quella dei "terùn". Appena i meridionali sono riusciti ad ottenere qualche soldo, un minimo di stabilità esistenziale, se ne sono andati da Zingonia lasciando gli stessi palazzi, solo più vecchi e malandati, a disposizione dei primi migranti stranieri in arrivo negli anni '80. La comunità senegalese è la più folta e radicata, progressivamente la seguono albanesi, marocchini, pakistani. Capannoni e fabbrichette non mancano, gira voce che "il lavoro si trova".

I migranti vivono in un duplice ghetto, a Zingonia: quello creato dalla gente dei comuni limitrofi, che percepisce questo agglomerato di case e fabbriche come un corpo estraneo cresciuto come un tumore fra i loro paesi, e che non ricorda di avere un tempo sognato una città che li riscattasse dal destino di emigranti, pendolari, uomini di fatica; quello creato dalla malavita organizzata, che gestisce tranquillamente spaccio e prostituzione attirando clienti da tutta la Lombardia.
I clandestini sono prigionieri per un altro motivo ancora: la polizia stazione quasi perennemente nella "piazza del missile", davanti al locale che serve kebab, tra i palazzi scrostati. Molti escono di casa solo per andare al lavoro, in nero, in uno dei tanti capannoni della zona. Molti si lamentano perchè gli spacciatori stazionano stabilmente solo 500 metri più in là, a Piazza Affari, e la polizia preferisce parcheggiarsi di fronte a casa loro. Le retate in grande stile non mancano, con tanto di unità cinofile, elicotteri, vigili del fuoco ad illuminare a giorno i palazzi; chissà perchè però finiscono sempre per concentrarsi su famiglie di clandestini, giovanissime prostitute, o, al massimo, qualche spacciatore di calibro insignificante.

Piazza Affari (foto a destra) è un esempio della triste grandeur che traspare dal passato immaginario di Zingonia: concepita per essere epicentro del commercio lombardo, sede di reppresentanze multinazionali, oggi ospita affari comunque redditizi e di rilievo internazionale. Ruotano soprattutto attorno alla cocaina.

Altre vestigia del passato sono l'enorme Grand Hotel, rimasto per anni a marcire (di recente qualcuno parrebe intenzionato ad iniziare un restauro), la fontana a forma di obelisco spaziale, il campo da calcio in cui si allena l'Atalanta.

Zingonia è un intreccio di cicatrici che stanno a ricordare fenomeni rappresentativi dell'Italia intera; speculazione, sviluppo industriale, mancanza di pianificazione, immigrazione interna ed esterna; ma è anche un laboratorio di relazioni in continua trasformazione. Sul territorio esistono una scuola di italiano per migranti, un centro culturale attivo anche nell'istruzione degli adulti, quattro studi di artisti la cui opera è strettamente legata al territorio, una moschea di senegalesi mourides, varie associazioni di migranti, una squadra di cricket composta da pakistani che dà del filo a torcere anche ai terribili rivali bresciani.

Si allenano in un parcheggio, davanti al campo da calcio dell'Atalanta. Sperano di poter giocare presto in un campionato ufficiale, e che si possa trovare un campo anche per loro.


Zingonia, parte 1. Una storia vecchia.

Generale — Inviato da inbassa @ 12:24

 

Zingonia è un' "area". Nè un paese, nè una città. E' nata intorno alla meta' degli anni Sessanta per volere del finanziere Remo Zingone come citta' utopica per i lavoratori, sul modello del quartiere Zingone di Trezzano sul Naviglio.  Cinquantamila persone avrebbero duvuto trasferirsi nella nuova metropoli, solo per iniziare, e trovare lavoro nel "centro industriale e residenziale autosufficiente alle porte di Milano". Furono costruiti palazzi, un grand hotel faraonico, una fontana affacciata sulla strada provinciale Francesca che ancora oggi viene chiamata "il missile".

Dalla convenzione stipulata  tra la Z.I.F. (società di Zingone) e i cinque comuni di Verdello, Verdellino, Ciserano, Boltiere, Osio Sotto nel 1964:

"...a titolo di riconoscenza per gli incommensurabili benefici pubblici che ne deriveranno dalle realizzazione delle opere progettate i comuni erogheranno a favore della società un contributo annuo nel limite massimo del netto ricavato dai rispettivi comuni per imposta di consumo sui materiali da costruzione..."

"...riconoscere di esclusiva competenza della società...lo studio e la realizzazione dei piani di lottizzazione..."

I comuni si impegnarono perfino a provvedere per tre anni agli stipendi, al vestiario e ai contributi del personale di sorveglianza assunto dalla società.

Il progetto prevedeva anche la realizzazione di un canale che avrebbe unito l'Adda al Ticino, autostrade, centri commerciali, scuole.

Da un censimento del 1961 risultava che la popolazione dei cinque comuni trovava lavoro nelle aziende locali solo per il 16%, gli altri emigravano. L'80% era in possesso della licenza elementare, il 6% della licenza media inferiore o superiore, mentre non risultavano laureati. Ampio bacino di manodopera a basso costo.

Sull'Unità, in data 24/05/70, compare un'intervista allo stesso Zingone: "Ho creato varie infrastrutture di base...ora tocca agli altri fare quel che rimane da fare".

Negli anni '70 i primi comuni a disconoscere gli accordi  con Zingonia sono Boltiere e verdellino, negando alcune costruzioni. Ne scaturisce una causa, vinta dalla società. Finite la agevolazioni la ditte abbandonano l'area, a partire dalle grandi firme: Faema, Ford, Bayer...

Alla metà degli anni '70 Zingone si ritirò in Costa Rica, cedendo le sue attività.

Alcune note: la figlia di Remo Zingone e e della moglie Donatella Pasquali si chiama Zingonia. La Pasquali è ora più nota come Donatella Pasquali Zingone Dini, detta "lady Costarica" : rimasta vedova ha sposato Lamberto Dini. è stata da poco condannata a 2 anni e 4 mesi per bancarotta fraudolenta, legata al fallimento della Sidema. Un crack da 40 miliardi di lire. La pena è stata condonata.

La giovane Zingonia Zingone, oltre che alle proprietà ereditate dal padre in Costa Rica, si dedica anche all'arte e alla poesia. questa una delle sue opere, intitolata "Occhi":

 
Guardami, ti dico, guardami
 
spaurito guardami
 
che piano,
nuda
schiudo
anche l’anima.

Donatella Dini con la figlia Zingonia 

   
...continua.... 



Panda Nera, parla la difesa (!)

Rassegna stampa — Inviato da inbassa @ 21:12

 

Prosegue l'udienza che vede imputati carabinieri e vigili urbani della Bassa per pestaggi di immigrati e molto altro ( vedere  qui)

"Raid in divisa, irregolari i verbali dell'inchiesta"
La difesa: c'è la firma dello stesso inquirente per interrogatori contemporanei e in posti diversi. La Procura: errore di battitura
 
Un'inchiesta nella quale viene contestata anche la mancata verbalizzazione di sequestri di droga, cellulari e soldi, non può basarsi su verbali irregolari. Il paradosso viene servito nel pomeriggio di ieri dall'avvocato Andrea Pezzotta durante il processo preliminare contro la presunta banda della Panda nera, ossia il gruppo di carabinieri e vigili urbani che, per l'accusa, tra il novembre 2005 e il giungo 2007 nella Bassa avrebbe messo a segno una decina di spedizioni punitive per lo piu' contro immigrati nordafricani.
 
"I verbali sono irregolari"
 
Non è un esercizio retorico quello del legale, impegnato a chiedere l'assoluzione in abbreviato per Viviano Monacelli, uno degl imputati centrali dell'indagine, per il quale nella scorsa udienza il pm Enrico Pavone aveva chiesto 5 anni d carcere. Pezzotta va infatti sul concreto citando gli interrogatori delle presunte vittime dei pestaggi, alcuni dei quali (almeno 5), stando alla data dei verbali, si sarebbero svolti contemporaneamente a Bergamo e a Martinengo. Su tutti i documenti c'è la firma di un maresciallo della polizia giudiziaria che, conlude il legale, non ha certo il dono dell'ubiquità. Pezzotta dice che non sa che cosa possa essere successo, ma è certo su un punto: quei verbali sono irregolari. Secondo la Procura si tratterebbe invece di un errore materiale e in buona fede, un'intestazione o una data sbagliata sull'atto, che non cambierebbe di una virgola l'efficacia del contenuto.
 
L'interprete interessato
 
Non utilizzable sarebbe invece, per l'avvocato, il verbale delle dichiarazioni di una cameriera marocchina del locale in cui sarebbero stati picchiati alcuni extracomunitari: non è regolare perchè come interprete della donna sarebbe stato utilizzato il datore d lavoro, che per la difesa avrebbe avuto interesse a dir male dei carabineri di Calcio. Piu' una requisitoria che un'arringa, quella di Andrea Pezzotta, due ore e un quarto passate a sminuzzare un'inchiesta che "andava condotta con prudenza assoluta, visto che l'ambiente in cui si è sviluppata è quello insano dello spaccio di stupefacenti".
 
I BUONI E I CATTIVI
 
Un po' quello che aveva ricordato in mattinata l'avvocato Massimo Bonvicini del foro d Brescia chiedendo il non luogo a procedere per tre ex carabinieri di Calcio, Giuseppe di Marzio, Davide Mattarello e Mauro Martini, che hanno scelto di essere giudicati con rito ordinario. Secondo il legale, "in quest'inchesta è stata fatta una scelta di campo metodologicamente sbagliata, quella di credere agli spacciatori e non ai carabinieri".
Pure l'avvocato Enrico Mastropietro, che ha chiesto l'assoluzione per il carabiniere Fabio Battaglia e l'agente della Polizia locale di Cortenuova Gian Paolo Maistrello, ha parlato di "scelta aprioristica di dividere l'indagine fra buoni e cattivi", rilanciando indirettamente la tesi in voga tra le difese secondo la quale la molla di questa vicenda giudiziaria sarebbe la rivalità tra i carabinieri di Martinengo e i colleghi di Calcio. Da una parte i "buoni" di Martinengo, dall'altra i "cattivi" d Calcio: una semplificazione che per le difese sarebbe stata nociva e fuorviante per il proseguo delle indagini. E, per l'avvocato Pezzotta, sarebbero stati proprio "i contrasti tra i carabinieri di Martinengo e il resto del mondo che inducono a sospettare un po' sulla costruzione giudiziaria della vicenda".
 
Il chilo di Hashish
 
Le difese sono entrate anche nel dettaglio dei singoli episodi. Sulla presunta restituzione di un chilo d hashish allo spacciatore che è costata l'accusa di spaccio a quattro mlitari, Mastropietro (per per Battaglia) e Pezzotta (per Monacelli) hanno spiegato che c'erano tutti i presupposti perchè i due carabinieri considerassero l'operazione un sequestro ritardato per arrivare all'arresto di un pezzo grosso. Su Maistrello, accusato di aver detenuto al comando dei vigili di Cortenuova 41 grammi di cocaina e 4 di hashish, l'avvocato Mastropietro ha affermato che il sequestro dello stupefacente sarebbe spettato ai carabinieri di Martinengo.
Sull'arresto di uno spacciatore al casello di Ponte Oglio, effettuato da Monacelli facendo evadere - secondo l'accusa -l'acquirente (V.M. di Palosco) dagl arresti domiciliari, l'avvocato Pezzota ha sottolineato che non era un acquisto "indotto" dal carabiniere, dato che V-M- avrebbe ordinato la droga per conto suo qualche giorno prima.
 
Il verdetto del giudice
 
La prossima udienza preliminare, il 28 febbraio, sarà dedicata ancora agli interventi delle difese, così come quasi sicuramente quella del 13 marzo. Il verdetto del gup Bianca Maria Bianchi - che deve pronunciarsi su 8 richieste di condanna, una di assoluzione, tre di patteggiamento e 9 istanze di rinvio a giudizio - potrebbe arrivare entro la fine del mese prossmo.

L'Eco di Pergamo, 22/02/08 

 


Caravaggio, leghisti e telecamere inutili

Rassegna stampa — Inviato da inbassa @ 20:10

 

A Caravaggio, paese di 14.000 abitanti della bassa -quasi-orientale, la Lega Nord governa da anni. Dal '97, per la precisione. L'ultimo campione leghista, eletto sindaco con oltre il 60% dei voti, è Giuseppe Prevedini. Quello del matrimonio vietato ai clandestini, per intenderci. Braccio destro dell'ex sindaco - e attuale vicesindaco - Ettore Pirovano, capogruppo al Senato della Lega Nord, Prevedini non ha voluto essere da meno, diventando un eroe per i 43 sindaci leghisti bergamaschi (qui un'immagine della manifestazione in suo sostegno, a dire il vero pochissimo partecipata, che si è tenuta davanti alla prefettura di Bergamo l'8 dicembre scorso). Anche a Monza e a Milano vorrebbero imitarlo. Intanto il sindaco caravaggino rifiuta i contributi statali per l'edilizia popolare, affermando che "gli alloggi andrebbero tutti agli extracomunitari" e che "in paese ci sono 300 appartamenti vuoti, non vogliamo certo far concorrenza ai privati".

Oltre alle interessanti uscite di questo personaggio, Caravaggio può godere anche di un sistema di videosorveglianza senza pari in Italia: 122 telecamere su un territorio complessivo di circa 70 kmq, comprendente anche i comuni limitrofi di Bariano, Brignano, Fornovo san Giovanni, misano e Pagazzano. Popolazione complessiva, 31000 anime. Il progetto è stato fortemente voluto da Ettore Pirovano, ed è stato presentato nel 2003 alla presenza dell'allora vicepresidente del Senato Roberto Calderoli. La Panasonic aveva inviato a Caravaggio ("direttamente dalla sede di Tokio", si era vantato Pirovano) il coordinatore tecnico per l'Europa Hideo Araki, per studiarne la realizzazione. 

Costo complessivo: 500.000 euro. Di cui 150.000 finanziati dalla Regione Lombardia. Nel frattempo il Comune ha anche triplicato la sede della Polizia locale, particolarmente attiva nei raid anti-clandestini tanto cari alle forze dell'ordine della bassa, e assunto 4 nuovi vigili, arrivando a 14. I carabinieri della caserma locale dall'estate 2007 effettuano un turno di pattugliamento supplementare notturno.

Tutto ciò per introdurre questa notizia:

Caravaggio - Muri imbrattati con ingiurie rivolte al primo cittadino. Ma Giuseppe Prevedini fa spallucce e commenta: «Un attacco politico in vista delle elezioni».
Nella notte tra venerdì e sabato della scorsa settimana sulle mura di alcuni edifici, tra i quali quelli della vecchia segheria «Solivari», in via Circonvallazione Calandra, sono apparse scritte in vernice rossa recanti insulti al sindaco e alla forza politica di cui è rappresentante, la Lega Nord. Puramente politica la lettura che ne dà il primo cittadino.
«Si avvicinano le elezioni e questo è un attacco ideologico, infatti al mio nome è associata la Lega e in uno degli insulti si fa riferimento agli immigrati magrebini. Penso che gli autori siano gente che viene da fuori».
«Dispiace per i proprietari degli edifici sporcati - ha aggiunto l'assessore alla Sicurezza Luca Botti - I vigili stanno visionando le immagini dell'impianto di videosorveglianza e sembra ci sia qualcosa. Se individueremo gli autori del gesto dovranno pagare i danni».

Il Giornale di Treviglio, 8/2/08

Sono passate più di tre settimane dal fattaccio. 
Gli eroici vigili di Caravaggio, capitanati dall'assessore alla sicurezza Luca Botti, staranno ancora conducendo indagini boimetriche all'avanguardia sugli autori del misfatto? 


Abbiamo bisogno di spazi sociali

Generale — Inviato da inbassa @ 20:05

 

riceviamo dal Collettivo Uscita di Sicurezza di Romano di Lombardia e diffondiamo:

 

 GIOVEDIì 21 FEBBRAIO, ORE 21.00, PALAZZO MURATORI, ROMANO.

SERVONO SPAZI SOCIALI! INIZIAMO DAL 25 APRILE

A ROMANO IL 25 APRILE SARA' RIVENDICATA LA NECESSTITA' di creare UNO SPAZIO di aggregazione autogestito, laico e aperto a tutti dove poter creare iniziative socio-culturali che coinvolgano e attivino la realtà giovanile in un’ottica di partecipazione.

Vogliamo costruire un'iniziativa autogestita che sia un punto di partenza per iniziare a trattare sul serio la questione della carenza di spazi sociali.

DESIDERIAMO APRIRCI IL PIU' POSSIBILE A TUTTE LE REALTA' PRESENTI SUL TERRITORIO CHE CONDIVIDONO CON NOI QUESTA CARENZA, SIA PER CONOSCERCI MEGLIO CHE PER COMINCIARE A RAGIONARE IN CONCRETO.


Romano, fuga dal Bennet

Rassegna stampa — Inviato da inbassa @ 23:05

 

Sarebbero una trentina le dimissioni in meno di sei mesi. I lavoratori: «Regime oppressivo»

CENTRO COMMERCIALE, FUGA DAL BENNET

 I full time sostituiti da part time a tempo determinato. Contattata, l'azienda per ora ha preferito non commentare

Romano di Lombardia -  Una trentina di dimissioni in meno di sei mesi, impiegati di alto livello, anche con mansioni di responsabilità, da anni in servizio al centro commerciale cittadino che si licenziano al buio o che lasciano un posto fisso, vicino a casa per accettarne un altro part time a molti chilometri.
  Pare che al Borgo, dallo scorso agosto, quando è subentrata la gestione «Bennet» sia in corso una vera e propria emorragia di dipendenti.
Secondo quanto segnalato dagli stessi lavoratori che, per paura di ritorsioni, hanno chiesto di mantenere l'anonimato, dei dipendenti originari, assunti dalla precedente gestione con il contratto full time a tempo indeterminato, ne siano rimasti ormai una quindicina, la stragrande maggioranza, più di un centinaio di posto di lavoro, è occupata da neoassunti a contratto part time e a tempo determinato. Un asso nella manica da parte di Bennet che espone i lavoratori a disagi e turni di lavoro massacranti.
Secondo le testimonianze raccolte fra i dipendenti in uno stesso giorno capita quotidianamente di lavorare dalle 6.30 alle 11.30 della mattina e poi dalle 18 alle 22.
Lo stesso accade per le domeniche.
«È ormai scontato che ai dipendenti part time, che dovrebbero lavorare 20 ore la settimana, si chieda di farne 30 o 40 e non c'è possibilità di scelta, altrimenti si subiscono ritorsioni - ha spiegato una dipendente - Capita che neghino i permessi o che ti trasferiscano di punto in bianco da un reparto all'altro, o ti richiamano per un nonnulla. Tempo fa la responsabile delle cassiere è finita a fare lei stessa la cassiera, mentre un'impiegata dell'amministrazione è stata trasferita in pescheria. Certo lo possono fare perché tutti noi siamo assunti come impiegati, non si specifica la mansione. Fatto sta che lì dentro si respira un'atmosfera da lager, ci sentiamo continuamente sotto sorveglianza. Se ci fermiamo a fare la spesa, dopo il turno di lavoro, controllano che non ci fermiamo a parlare con i colleghi, scoraggiano qualunque contatto fra di noi. Anche le necessità fisiologiche devono essere regolamentate e comunque vengono dopo le esigenze della clientela».
Un'organizzazione sindacale esiste, anche se, pare non abbia molto seguito in azienda: «La maggior parte dei vecchi delegati, quelli più intransigenti, se ne sono andati - ha continuato un'altra - e chi resta fa quel che può. Anzi spesso subisce dispetti e pressioni».
Contattata, l'azienda ha preferito non rilasciare dichiarazioni.

Il Giornale di Treviglio, 01/02/08 

 

20 novembre 2002: l'ex prefetto di Bergamo, Cono Federico, l'ex sindaco di Romano, Giuseppe Longhi,  Battista Zerbini, amministratore delegato della «Zerbi Market spa», inaugurano il centro commerciale "il Borgo", mentre don Angelo Longaretti, il parroco di San Pietro di Romano impartisce la benedizione ai presenti e al nuovo complesso.

 


Cos'è la Bassa?

Immagini — Inviato da inbassa @ 13:36

 

Cos'è la Bassa?

questo:

portone casa treviglio

Portone di una casa, Treviglio

e anche questo:

muro zona nord treviglio Muro della Zona Nord, Treviglio.


Un generale in provincia

Rassegna stampa — Inviato da inbassa @ 11:25

dall'eco di bergamo del 14 gennaio

È arrivato a Bergamo il nuovo comandante provinciale dei carabinieri, il colonnello Roberto Tortorella. Il colonnello era stato nominato in autunno ma si è insediato a Bergamo solo nei giorni scorsi, perché impegnato in una missione internazionale in Afghanistan. Nella conferenza stampa di presentazione ha sottolineato l'importanza di aumentare il senso di sicurezza percepito della cittadinanza, soprattutto grazie alla cooperazione delle forze dell'ordine e al controllo costante del territorio.

Il nuovo comandante provinciale dei carabinieri è nato a Verona l'8 agosto 1960 e succede al colonnello Benedetto Lauretti. Roberto Tortorella ha ricoperto numerosi incarichi all'estero, soprattutto nelle zone di guerra: dal 14 novembre 2003 - due giorni dopo l'attentato ai militari italiani - al marzo del 2004 ha comandato l'Unità di Manovra della Multinational Specialized Unit di Nassirija, e dal settembre 2005 a marzo 2006 è stato advisor del ministro dell'Interno iracheno a Baghdad.
In Italia Tortorella ha comandato la sezione antidroga del Ros di Roma, il reparto
operativo di Messina e il comando provinciale dei carabinieri di Matera.

girando un po' per Bergamo e provincia si nota come il comandante Tortorella stia importando la sua esperienza in zone di guerra per "incrementare la sicurezza dei cittadini".

È da giorni ormai che zone come Zingonia ad esempio, dove la presenza migrante è molto forte, vengono constantemente pattugliate con l'ausilio di elicotteri e con una sproporzione di mezzi allucinante. Senza contare che anche paesini da meno di 3000 abitanti si sono visti dei posti di blocco alle 5 di lunedì mattina. Tutte queste operazioni sono svolte esclusivamente da carabinieri, senza l'ausilio di polizia locale o stradale.

Basta semplicemente fare un giro in macchina per incontrare una o più pattuglie dei carabinieri che viaggiano a grande velocità con sirene accese, oppure intente a fermare, mitra alla mano,  qalunque cosa sia anche lontanamente sospetto.

Sempre dai giornali locali si legge come queste operazioni si concludano nel nulla più assoluto, tolto un paio di boliviani senza permesso di soggiorno, qualche senegalese con decreto di espulsione, un marocchino con del fumo, un italiano ubriaco alla guida.

Un buon generale sa che queste roboanti operazioni servono a tenere alto il morale della truppa, ma se i risultati son questi (e non poteva essere diversamente, dato che la zona di cui parliamo non è la periferia di Los Angeles), c'è necessità di un'operazione in grande stile, con tanti arresti, titoloni sui giornali, ecc.

 

staremo a vedere.


 

 

 


CHI SIAMO?

Riflessioni — Inviato da inbassa @ 14:36
 
1. Rete Bassa non è un collettivo, nè un'associazione, nè un partito. Abbiamo scelto di esistere come rete, in continua evoluzione, per essere il più possibile aperti ad una realtà fluida e tutta da immaginare. Cerchiamo contatti e conoscenze per agire in modo leggero, virale, concreto.

2. Abbiamo scelto di tenere le nostre feste in luoghi abbandonati semplicemente perchè ci mancano gli spazi, ed una casa in rovina ci pare davvero un grosso spreco. Non facciamo danni, li ripariamo. cerchiamo di mettere a disposizione di tutti il migliore ambiente possibile, sperando che qualcuno decida di imitarci.

3. Pensiamo che la Bassa possa essere altro che una zona cuscinetto tra Bergamo e Milano, terreno fertile per chi specula su cave, discariche e villette per profughi urbani, dormitorio da cui fuggiamo appena possibile. pensiamo di meritarci di più, molto di più, e che nessuno ce lo regalerà.

4. L'autogestione è la pratica che abbiamo scelto per soddisfare i nostri bisogni e realizzare i nostri progetti. vorremmo condividere le nostre esperienze, nella speranza che questa scelta diventi contagiosa.

5. Non vogliamo imporre agli altri una nostra rigida visione ideologica, ma creare la possibilità di nuovi punti di vista. al momento questa possibilità è soffocata da un omogeneizzato di stereotipi: noi crediamo valga almeno la pena di provare strade nuove.

6. La felicità diventa sovversiva quando si fa collettiva. Quindi avanti con i concerti, più colori sui muri, più schiamazzi per le strade, meno locali dove servono la birra a 4 euro... diteci voi il resto.

7. Chiunque può diventare un nodo della rete, tranne chi la distruggerebbe con la propria intolleranza. quindi niente razzisti, sessisti, omofobi e gente simile, grazie. viviamo meglio senza.

ASPETTIAMO IDEE, CRITICHE, SPUTAZZI, STRETTE DI MANO DA VOI. TSUNAMI SULLA BASSA!

Aggiornamenti sul processo panda nera

Rassegna stampa — Inviato da inbassa @ 13:56
 
Raid nella Bassa: chiesti 28 anni
 

Più di 28 anni complessivi di carcere: li ha chiesti questa mattina il pubblico ministero Enrico Pavone per otto dei nove imputati che hanno chiesto il rito abbreviato nel processo sui presunti raid notturni della Panda nera nella Bassa Bergamasca. Solo per uno di loro il pm ha chiesto l'assoluzione. Per i nove che hanno invece scelto il rito ordinario, il magistrato ha chiesto il rinvio a giudizio.

Nell'ambito dell'inchiesta c'erano state anche tre richieste di patteggiamento, da parte di un vigile di Cortenuova, di un carabiniere e di un uomo che sarebbe coinvolto nello spaccio di un chilo di hashish: le pene stabilite erano state rispettivamente di 3 anni, un anno e 11 mesi e due anni e 8 mesi.

La pena più alta - 5 anni e 30 mila euro di multa - è stata chiesta per Viviano Monacelli, carabiniere alla caserma di Calcio: secondo il pm sarebbe coinvolto in molti degli episodi contestati. Quattro anni e 4 mesi sono stati richiesti per l'ex comandante della compagnia di Treviglio, maggiore Massimo Pani, 4 anni e 6 mesi per l'ex comandante della stazione di Calcio, maresciallo Massimo Deidda.

Il processo continuerà il 21 febbraio quando andranno in scena gli avvocati della difesa.

(14/02/2008) L'Eco di Bergamo

per saperne di più sugli abusi commessi da carabinieri e polizia locale nella Bassa bergamasca, poetete leggere il dossier sul  sito di Rete Bassa 


Congratulazioni!

Generale — Inviato da inbassa @ 13:54
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