bassa

Bergamo, inno nazionale a scuola

Rassegna stampa — Inviato da inbassa @ 11:53
 
Notizia leggera della giornata: a Bergamo c'è chi tenta di scalzare il "patriottismo padano" con questi mezzi. Chiodo scaccia chiodo, cioè un nazionalismo scaccerà l'altro? Auguri.
In fondo, è molto probabile che gli studenti della Bassa non saranno coinvolti da questa iniziativa "cittadina". Come sempre.  
  
Bergamo, a scuola si canta l'inno
E la Lega: "Una sceneggiata"

BERGAMO - In provincia di Bergamo la scuola comincia con l'inno d'Italia, cantato in coro da un migliaio di studenti. Lo ha deciso il dirigente scolastico provinciale (che ha sostituito la figura del provveditore) Luigi Roffia, per cui "l'inno è simbolo dello Stato e dell'unità nazionale, ed è giusto che i ragazzi lo cantino". Sulle note di Fratelli d'Italia, un gruppo di cadetti della guardia di finanza in alta uniforme farà l'alzabandiera, aprendo così ufficialmente l'anno scolastico.

La cerimonia si terrà il 16 settembre nel cortile dell'istituto tecnico Natta di Bergamo. Oltre ai 900 studenti della scuola (di cui 30 stranieri), saranno invitati a cantare anche i rappresentanti dei ragazzi di altre scuole. La scelta della data, il giorno dopo l'inizio delle lezioni, dà il tempo agli studenti per esercitarsi. Oltre alle prevedibili polemiche della Lega (che nel Bergamasco alle ultime elezioni aveva il 31% dei voti), un altro inciampo alla cerimonia potrebbe essere infatti la poca conoscenza che i ragazzi hanno dell'inno.

Luca Capelli, studente al Natta e rappresentante in consiglio d'istituto, parla anche per i compagni: "Ci dovremo preparare, questo è sicuro. Io dell'inno ne so metà, altri nemmeno quella". E il provveditore annuncia: "Andrò a parlare con loro il primo giorno di scuola. Se lo chiederanno, potremmo distribuire il testo nelle classi". E se per imbarazzo, o per orgoglio padano, alcuni non volessero cantare? Roffia non ci crede: "L'anno scorso organizzammo nelle scuole incontri con la Guardia di Finanza. Durante l'alzabandiera veniva suonato l'inno, e gli studenti erano commossi". Da qui l'idea di farlo cantare a loro, e di farne la sigla della scuola che comincia.

Ieri il provveditorato ha stampato l'invito "alle autorità" per la cerimonia: il vescovo di Bergamo Roberto Amadei, il presidente della Provincia Valerio Bettoni (Forza Italia) e Roberto Bruni, sindaco di Bergamo, di Centrosinistra. "E' una bella iniziativa, ci sarò - annuncia Bruni - nei giovani si deve affermare il senso delle istituzioni e dell'identità nazionale". E sul fatto che non tutti i ragazzi conoscano le parole dell'inno, rilancia: "Fratelli d'Italia va insegnato a scuola, è grave che alle superiori ci sia chi non lo conosce". Il provveditorato ha anche mandato una circolare a tutte le scuole della provincia, invitandole a organizzare per l'inizio dell'anno cerimonie simili.


E arriva la polemica della Lega. Per Daniele Belotti, presidente della commissione Cultura in consiglio regionale, "cantare l'inno in cortile è una sceneggiata, per rinsaldare un'identità che in realtà è debole.
Sarebbe stato meglio fare cantare ai ragazzi Notèr de Berghèm, inno cittadino che li rappresenta davvero".

La Repubblica, 28-08-2008 


Fare festa nel Nuovo Medioevo

Rassegna stampa — Inviato da inbassa @ 10:24

 

Una notizia di Ferragosto:

 

CASSANO D'ADDA Il Comune interdice l'accesso al fiume per il giorno di festa

Pic nic vietati a Ferragosto Soprattutto per i senegalesi

Non è certo Giancarlo Gentilini che, per carità, di gente come il prosindaco trevigiano uno basta e avanza. Ma, nell'estate delle ordinanze anti-immigrati, il «buon» sindaco di Cassano d'Adda (un comune di circa 20mila abitanti in provincia di Milano), il forzista Edoardo Sala, ha voluto, in piccolo, fare la sua parte. E ha deciso di impedire lo svolgimento della festa di ferragosto della comunità senegalese sul suo territorio.
Con un'ordinanza ad hoc, preparata in fretta e furia nell'afosa calma estiva della profonda provincia milanese: «Per il giorno 15 agosto 2008, dalle ore 7 alle ore 24 - recita il documento, datato 23 luglio - è fatto divieto assoluto di accesso e permanenza di cose e persone all'interno dell'area denominata 'Pignone' che per l'occasione avrà gli ingressi debitamente chiusi con apposita segnaletica verticale”

(…)Ogni fine settimana da maggio a settembre, tempo permettendo, la zona è meta di famigliole con bimbi al seguito, ragazzotti che giocano «al pallone», pescatori e coppiette che provano a infrattarsi per avere un po' di intimità. E, almeno fino allo scorso anno, di tutta la comunità senegalese della zona, che da oltre vent'anni trascorre il ferragosto sulle rive dell'Adda. Organizzando una festa spontanea, che vede arrivare da tutta la Lombardia gente originaria del Senegal, ma non solo, e che è diventata col tempo un'occasione di socialità e integrazione tra la comunità immigrata e gli «indigeni», perlomeno quelli che in quel periodo non sono spaparanzati al sole nelle loro case di villeggiatura.
Ma, per il primo cittadino cassanese, quella festa non s'ha da fare. E allora ecco pronta l'ordinanza. Che motiva la decisione di chiudere la zona con «il diffuso allarme sociale» provocato negli abitanti «dall'elevato numero di persone di diversa nazionalità» (africana, naturalmente. E se fosse svizzera o statunitense?) che ormai da diversi anni si ritrova nella zona. Probabilmente «brutta gente» secondo il sindaco e che, a suo dire, fa un «uso spropositato di bevande alcoliche (gli italiani no?), di strumenti atti a generare musica (si chiamano strumenti musicali, signor sindaco) e che deturpa il patrimonio pubblico». Quindi lì non ci deve stare. E sì che la festa senegalese è riuscita a sopravvivere anche a due mandati di monocolore leghista, proprio perché anche la «vox populi» ha sempre riconosciuto la civiltà dei partecipanti e la cura nel non arrecare danni all'area.

(…)Quello per la festa di ferragosto non è il primo «niet» del sindaco. In primavera aveva vietato il concerto del Primo Maggio, dicendo che era troppo rumoroso, e il mese scorso ha impedito che si svolgesse in un parco cittadino un corso di yoga organizzato dai Verdi locali (troppo rumoroso anche quello forse). In compenso, qualche settimana fa, i cittadini cassanesi sono stati svegliati nel cuore della notte dai fuochi d'artificio sparati in villa Borromeo, storica villa cassanese (e di proprietà di Silvio Berlusconi), dove si stava tenendo una festa della guardia di finanza. A un'interpellanza presentata dalle opposizioni sulla questione in consiglio comunale il sindaco si è scusato, dicendo che era stato un errore, ma che «visto il calibro dei partecipanti (Anna Falchi e, pare, anche Giulio Tremonti) l'evento aveva dato lustro alla città».

(Il Manifesto)

Da  abitanti della zona, aggiungiamo un particolare non da poco: la festa ha potuto svolgersi, in realtà, per l'intercessione del sindaco di Fara Gera d'Adda, comune sulle sponda bergamasca del fiume. Gli africani,  di varie nazionalità visto che la festa non è organizzata solo dalla comunità senegalese, a detta dello stesso sindaco e della gente del luogo non hanno creato nessun disturbo nè tantomeno problemi di "sicurezza".  Molti gitanti si sono invece lamentati per la presenza dalla Polizia locale di Cassano d'Adda sul ponticello di legno che collega le due sponde, che impediva a chiunque di raggiungere la riva milanese dell'Adda (fare una passeggiata attraversando il ponte è un'usanza molto diffusa il giorno di Ferragosto, e non solo). Qui trovate le prove, sotto forma di fotografie piuttosto eloquenti. Il sindaco di Cassano d'Adda aveva infatti avvertito: "Farò rispettare la mia ordinanza, nessuno tenti un colpo di mano!" 

Questa strana "guerra dell'Adda" fa pensare ad un nuovo Medioevo fatto di paesi-stato autonomi, che dettano legge a suon di ordinanze "creative", e mandano la Locale armata a presidiare i ponti levatoi che li difendono dai paesi nemici. Insomma, uno spasso.

Da segnalare il titolo di Libero "news" (ebbene si, un altro quotidiano nazionale oltre al Manifesto e Repubblica si è interessato della faccenda): "Adda nel caos per la festa africana".

Crediamo che l'Adda, almeno lei, se ne sbatta altamente della nazionalità di chi si ritrova a passare un po' di tempo libero sulle sue sponde. Di sicuro non si sarebbe aspettata di tornare ad essere confine sorvegliato tra i territori di Milano e Bergamo.

 


 


Nuovo racconto: Aveva ucciso un coniglio

Racconti della Bassa — Inviato da inbassa @ 19:47

 

Per la serie racconti senza pretese, racconti della Bassa:

Aveva ucciso un coniglio  

Aveva ucciso un coniglio.

Ma porca…

Il parco del WWF ricavato dall’ex cava ed ex discarica era diventato un’immonda conigliera dove roditori di ogni specie si rifugiavano per salvarsi dal progresso: capannoni di aziende addette al recupero rottami ferrosi invece dei campi di patate. Erano roditori tradizionalisti.

E suicidi: amavano attraversare la statale gettandosi sotto le auto in corsa, ebbri per la luce dei fari, e trovare la gloria diventando sottilette di carne aderenti all’asfalto.

Davide imprecò pensando che avrebbe dovuto pulire il parabrezza dal sangue nel garage dei suoi, cercando di non svegliare la madre insonne e poco discreta. 

In più la serata era andata male, c’era troppo traffico in giro e non era riuscito a scattare nessuna fotografia. Nonostante fosse da un pezzo passata l’una, la statale Federica (sì, nella Bassa poteva capitare che le strade avessero nomi di donna) era affollata come nell’ora di punta, quando i laboriosi abitanti della zona si spostavano in massa verso la città. La notte si creavano code, le auto frenavano bruscamente sfiorando di continuo l’incidente, si aggiravano come squali affamati.

I conducenti di solito erano uomini soli, ma non mancavano le allegre compagnie di amici: neopatentati o sessantenni, tutti con l’identica espressione ilare e vagamente furtiva: sembravano divertirsi parecchio, mentre si indicavano a vicenda le nigeriane che stingevano i loro ombrellini colorati, o le ragazze più giovani che segnalavano la loro età mostrando grandi peluche colorati.

Le donne della Federica, invece, avevano espressioni molto diverse tra loro. Alcune facevano sorrisi ai conducenti delle auto.

Altre ricordavano a Davide il coniglio che aveva appena ucciso, intravisto alla luce dei fari.

Ad ogni modo, quella sera era un venerdì e c’era decisamente troppa gente in giro. Meglio rassegnarsi e tornare a casa a lavare la macchina. Avrebbe dovuto ricordarsi di riservare le sue uscite ai giorni infrasettimanali, o alla domenica.

Guidò fino a casa, aprì il cancello facendo molta attenzione a non causare cigolii. Non voleva che la vecchia stronza gli facesse storie la mattina dopo. Parcheggiò l’auto in garage e la esaminò alla luce fioca della lampadina impolverata che pendeva dal soffitto.

Per fortuna la carrozzeria della Mini non aveva subito danni. Solo un po’ di sangue sul paraurti. Lo pulì con uno straccio bagnato, poi uscì dal garage, entro furtivamente in casa e si preparò a dormire il sonno dei giusti.

 (Continua)

Tornano i falli padani (revisionisti)

Generale — Inviato da inbassa @ 19:55

 

È di ieri, venerdì 15 agosto 2008, questa notiziola:

La Lega ricicla 1.300 copie con i "padan cocks". Era stata bloccata dal ministro Fioroni perché infarcita di refusi storici e politici

La Lega rispolvera la storia della Lombardia a fumetti in salsa padana. Il volume, al centro di una violenta polemica la scorsa estate, a settembre sarà di nuovo sui banchi delle scuole elementari e medie. A tirare fuori dagli scatoloni le 1.300 di copie avanzate, "congelate" dalla presidenza del consiglio regionale che le aveva fatte stampare, una trentina di sindaci del Bergamasco, che non hanno digerito l´invito a non fare circolare il volume fatto nel luglio 2007 dall´allora ministro all´Istruzione Giuseppe Fioroni.
Daniele Belotti, presidente leghista della commissione Cultura in consiglio regionale, racconta: «Dopo l´assurda bufera che si era abbattuta sul fumetto la distribuzione si era interrotta, ma abbiamo avuto richieste per poterlo utilizzare come strumento didattico. Io stesso ho portato in auto alcuni scatoloni nelle valli bergamasche». E rilancia: «Chiedo al consiglio di ristampare il volume, magari correggendo i refusi che hanno scatenato la polemica». "Refusi" non da poco: le incisioni rupestri dei Camuni datate al 3000 dopo Cristo, una frase poco chiara che sembra attribuire le stragi di piazza Fontana e piazza della Loggia ai sessantottini. E ancora: i galli che cantano "we are the padan cocks", slogan che richiama al celodurismo della Lega anni Novanta, e Garibaldi scomparso dalla narrazione dell´unità d´Italia.
Sull´opportunità di ripubblicare il volume, il presidente del consiglio regionale Giulio De Capitani (Lega) è possibilista: «Ne discuteremo a settembre». E l´opposizione va all´attacco. Per Giuseppe Civati, consigliere Pd, «tirare fuori di nuovo quel fumetto è stato un gesto di pessimo gusto. A giugno in consiglio si notava un grottesco movimento da parte dei leghisti, che si davano da fare a spostare libri qua e là». E annuncia la contromossa: «Ricostruiremo la mappa delle scuole in cui è stato distribuito il fumetto e daremo ai ragazzini un depliant per metterli in guardia sulle menzogne che propina come verità storiche». Quanto all´ipotesi della ristampa, Civati è più che scettico: «Bisognerebbe rifarlo da cima a fondo».
Chi invece è già pronto a riaccendere le rotative è Pietro Macchione, l´editore varesotto a cui il consiglio regionale diede incarico di stampare le 10mila copie, per una spesa di 105mila euro. Per l´editore, «è stato giusto distribuire le copie avanzate, era assurdo lasciarle lì a marcire». E alla polemica del Pd risponde: «Io, come anche l´autore del testo, appartengo al mondo della sinistra, mi stupisce che le critiche arrivino proprio da quella parte». Ma non solo da quella: per il leghista Belotti, infatti, «se bisogna trovare un difetto al fumetto è che dà poco spazio alle vicende della Lega Lombarda nel Dodicesimo secolo». Tre pagine, la metà di quanto dedica all´intero Dopoguerra.

La Repubblica

 

Noi abbiamo la fortuna di vivere in provincia di Bergamo, dunque abbiamo potuto mettere le mani su questa opera d’arte. Ve ne riportiamo qualche stralcio, limitandoci al periodo contemporaneo (lo straordinario lavoro di Roberto Fassi spazia dalla preistoria a Malpensa 2000).

Ecco come viene narrata, ad esempio, l’ascesa del fascismo:

"Nel 1922 lui stava in attesa a Milano. Lui era Benito Mussolini, capo indiscusso del Partito Fascista, e i suoi fedelissimi in camicia nera erano  "in marcia su Roma" con ogni mezzo.

Il re d'Italia Vittorio Emanuele non fermò la marcia dei fascisti, anzi poco dopo invitò Mussolini a Roma per formare il nuovo governo italiano".

Intanto una vignetta mostra un bimbo che pensa:

"Il duce ha ragione. La mamma deve regalarci tanti fratellini. Una bella squadra di calcio in famiglia!"

"Tutti i libri di testo insegnavano i valori del fascismo che dovevano formare gli italiani del domani, disciplinati e fieri allo stesso tempo".

"Il sabato poi, gli intrepidi balilla con il fez alla bersagliera, il fucile di latta con tappi di sughero e le piccole italiane, eleganti con la loro cravatta sulla camicetta bianca si radunavano sulla piazza grande o nel campo sportivo per il saggio ginnico, giusto perchè una buona oretta di aria aperta e di ginnastica faceva bene al corpo e allo spirito della nazione".

"E vuoi perchè i tempi erano EROICI, vuoi perchè la tempra dei lombardi non era malaccio, proprio in quel periodo si esibirono grandi campioni della due e delle quattro ruote".

Di punto in bianco, dai tempi eroici alla Seconda Guerra Mondiale:

“Alla fine fu inevitabile. Nel giugno del ’40, l’Italia fascista entrò in guerra a fianco della Germania nazista di Hitler, che volva un’Europa alla tedesca, e del Giappone più imperialista che mai”.

Ma anche la guerra finisce, stendiamo un velo pietoso su come è narrata la Resistenza e passiamo al dopoguerra:

“La lunga ripresa del dopoguerra era però destinata ad infrangersi contro le lotte operaie e studentesche che cominciarono a contestare il potere e il benessere nelle mani solo di «pochi eletti»(…)La fine degli anni Sessanta, cominciati con spensieratezza e qualche lira in tasca, divenne dunque un periodo difficile.

E poi la famigerata frase sulla strage di Piazza della Loggia, che riportiamo per intero:

“…Ai movimenti studenteschi ed operai si sostituirono veri e propri atti di terrorismo che volevano ribaltare i modi di governare in Italia e che in Lombardia portarono alle ignobili stragi di gente innocente come negli attentati di Milano (piazza Fontana, all’interno di una banca) e di Brescia (piazza della Loggia, durante un comizio sindacale) o condussero a vili agguati come gli assassini di giornalisti, dirigenti d’azienda, professori universitari”.

A questo punto sembra necessario citare la premessa dell'opera, scritta dall'autore:

"(...) Abbiamo tentato di raccontare la Storia con il viziodella realtà. Quella che non scherza e deve per abitudine fare i conti con possenti volumi di mille pagine scritti da signori con la barba e con gli occhiali dalle lenti spesse. Noi che siamo invece dei comuni sbarbatelli, questa Storia l'abbiamo aspirata, frullata per bene e rimessa sulla carta a modo nostro (...)". 

 
Sticazzi. Padani, ovviamente.

 


 


Fuori dal ghetto

Riflessioni — Inviato da inbassa @ 20:41

Ieri sera, il solito sabato sera di un agosto afoso, siamo passati per caso in macchina a Zingonia, di ritorno da un concerto, come capita spesso.

Lo stradone trafficato che porta dalla statale 525 del Brembo alla provinciale Francesca costeggia proprio Piazza Affari, uno dei luoghi più noti di Zingonia, nel territorio del comune di Verdellino. (qui info su Piazza Affari, mentre qui e qui info su Zingonia)

Di solito la piazza, su cui si affacciano un ristorante cinese e un kebab-bar, è occupata da spacciatori, che si dispongono lungo il porticato che ne delimita un lato. Macchine di clienti vanno e vengono, scarsissimi passanti, questo è lo spettacolo che offre di solito la piazza.

Ieri sera sotto quei portici c’era un piccolo palco, da cui proveniva musica bhangra. Diverse persone stavano ballando, altre sedevano tutto intorno.

Abbiamo parcheggiato e siamo scesi a vedere che stava succedendo.

Qualcuno aveva organizzato un sound system gestito da due uomini. La musica spaziava dal bhangra, appunto, al rap in arabo, a sonorità più dance, fino ad arrivare al liscio. Le svariate nazionalità presenti a Zingonia si erano sistemate nella piazza: ragazze maghrebine in shorts ballavano davanti a pachistani ammaliati, famiglie di senegalesi con bambini mangiavano un gelato sedute sulle sedie di plastica. Parecchi ragazzini giravano in bicicletta. Coppie di pensionati danzavano imperterriti su ritmi punjabi come se stesse suonando Raul Casadei.

I pusher presenti non erano molto contenti della situazione. I clienti non arrivavano. Alcuni sono saliti in auto e sono partiti sgommando, altri si sono rassegnati ad ascoltare la musica in disparte.

La piazza di spaccio è stata bloccata per un po’ di tempo, proprio di sabato sera, uno dei momenti più redditizi.

A mezzanotte tutto è finito, un furgone del comune di Verdellino si è presentato per smontare il palco e abbiamo così finalmente capito chi erano gli organizzatori.

Non c’era un solo poliziotto presente a Piazza Affari, eppure ci si sentiva al sicuro.

Di Zingonia si parla sempre per elencare problemi, che sicuramente esistono. Ma ci si dimentica spesso delle persone che ci vivono, alle quali non si possono dare solo lampeggianti e sirene sotto casa.

Gli spacciatori tornano sempre, quando una piazza rimane vuota, non vissuta dalla gente del luogo.

Di Zingonia si dice anche che sia la “Lampedusa del nord”, un posto in cui i migranti arrivano sperando di ripartire al più presto. I problemi di Zingonia non svaniranno finchè si continuerà a parlare solo del ghetto, finchè non sarà un posto in cui si possa desiderare di restare. 

Comunque per chi volesse venire a dare un’occhiata e magari a divertirsi, sabato 23 agosto in piazza Affari ci sarà di nuovo della musica. Potrebbe essere una piccola sorpresa.


 



Nuove apparizioni

Immagini — Inviato da inbassa @ 11:51

 

Come al solito, massimo rispetto a El Persiano: 

 

 

 

 

 

 

 

Arcene, sottopassaggio della stazione ferroviaria

Pranzo di Ferragosto sull'Adda

Iniziative — Inviato da inbassa @ 13:26

 


Per quell* rimasti nella bergamasca: il 15 di agosto verso le 13.30 si farà un picnic agreste nonchè bucolico in quel di Fara d'Adda.

Chiaramente ognun* si deve portare del cibo, magari anche da condividere, e del beveraggio, idem, pensando anche ai modi per refrigerarlo.


Il picnic si farà in un prato alberato vicino all'Adda, portarsi anche coperte tavolini di plastica.


Ci sarà musica diffusa e bella gente.


Queste le indicazioni per arrivare al posto:
Il ritrovo è in via Isola, di fronte al campetto da calcio usato come parcheggio per il Fara Rock per intenderci.


- da Melzo: idem, dovete arrivare al ponte di Cassano, oltrepassarlo, girare a sinistra per Fara d'Adda;



- da Bergamo: uscire in direzione Stezzano, proseguire dritti fino a superare Verdello fino ad una grande rotonda con il mercatone uno alla vostra sinistra; lì prendere a destra in direzione Canonica d'Adda, proseguire dritti fino a Canonica, alla rotonda prima del ponte girare a sinistra in direzione Fara. Sempre dritti fino ad entrare in paese, poi a destra verso piattaforma ecologica e Linificio.

- da Romano e Caravaggio: arrivate a Treviglio rimanete sulla strada tenendovi l'ospedale sulla sinistra, superate tutti i semafori, passate sotto il cavalcavia della ferrovia e poi seguite le indicazioni da Treviglio.

-da Treviglio: prendere la strada per Cassano, alla rotonda prima del ponte girare a destra in direzione Fara d'Adda. Seguire la strada fino al centro del paese, oltrepassata una rotonda girare a sinistra e seguire le indicazioni per la piattaforma ecologica.

- resto del mondo: l'importante è arrivare a Treviglio....
Fate girare la cosa ad amici e parenti

rete*bassa

 


Come si arriva a questo blog?

Riflessioni — Inviato da inbassa @ 15:01

 

Piccolo diversivo in quest'estate di afa e fobie ossessive.

Come si  arriva al blog di rete*bassa: alcuni tra i migliori accessi dai motori di ricerca (cioè quello che la gente digita su google o simili, finendo per arrivare, per vie a volte misteriose, al nostro blog).

Godetevele e fate le vostre considerazioni;

 

 

-         sequestro  + ritardato

 

-         un chilo di ghiaia mista quanti mq sono?

 

-         Zingonia + trans (ripetuto 18 volte, più altre innumerevoli varianti…)

 

-         Cassano Adda zone prostituzione

 

-         trans + Zingonia + appartamento

 

-         cocaina + Capralba

 

-         la banda del panda

 

-         foto bambini aggrediti dai ladri e buttati nella spazzatura

 

-         ci sono metodi per non sembrare bassa?

 

-         foto + Donatella + Zingone + Pasquali + nuda

 

-         Cortenuova + ridicola

 

-         trans + negra + Zingonia

 

-         matrimoni fittizi tra straniere ed italiani quanto soldi si possono prendere?

 

-         posters anti moschee lega nord

 

-         transex Treviglio

 

-         a chi si contraggono i giacobini

 

-         trovare haschisch a Bergamo

 

-         ultras + padani

 

-         dove trovare viados a Bergamo

 

-         Prevedini + merda

 

-         viados + brasiliani + dotati

 

-         Boltiere transex

 

-          foto + tonnellata + panetti + haschisch + belli


report 23 luglio

Iniziative — Inviato da inbassa @ 14:59

con un po' di ritardo piccolo report di questo quando un nutrito gruppo di personaggi non meglio classificabili ha deciso di fornire un po' di vita alla piazza centrale di Treviglio radunandosi con birrette, attrezzi di giocoleria, cani di varia taglia, gessetti colorati ecc. con l'intenzione di vivere la propria città.

piazza Garibaldi, Treviglio:

ore 21.00  presente solo qualche temerario che decide in autonomia di presentarsi mezz'ora prima. L'afflusso di gente alle "botteghe al chiar di luna", cioè negozi del centro aperti fino alle 23 (wow!), è comunque massiccio e in aumento. 

ore 21.30  inizia ad arrivare un po' di gente, alcuni con birre al seguito, altri con cani. Sopraggiungono dei percussionisti che si piazzano nell'angolo sotto il palco comunale; sotto i portici si improvvisano composizioni di gessetti colorati su carta da pacchi, mentre giocolieri (due) vanno di clavette.

ore 22.00 piazza ormai piena, i percussionisti fanno rumore, si sentono da centinaia di metri di distanza, radunano un buon numero di cittadini trevigliesi che si piazzano incuriositi a debita distanza. Scatta la distribuzione dei volantini di rete*bassa, accettati con diffidenza, ma accettati.

ore 22.10 i cittadini trevigliesi, fedeli alle proprie tradizioni, fuggono in ogni direzione nel momento in cui un percussionista inizia a passare con un cappello per qualche moneta. 

ore 22.15 altri cittadini trevigliesi, ignari del pericolo, si fermano a sentire i percussionisti; fuggiranno anche loro alla seconda uscita del cappello richiedente monete. Questo ciclo avvicinamento-cappello-fuga si protrarrà fino alle 23. Nei momenti tra l'avvicinamento e il cappello i volantini vengono rapacemente distribuiti. Intanto iniziano a girare chitarre e birre, si inizia pure a fraternizzare con le compagnie di ragazzini fisse sulle panchine della piazza, giusto con un pizzico di diffidenza da parte loro; 4/5 lattine di birra regalate servono allo scopo di fugare ulteriori dubbi.

ore 23.00 i negozi, vista l'ora e che domani-si-va-a-lavorare-e-mi-sveglio-presto, abbassano le serrande. 

ore 23.10 il deserto. Il centro è totalmente svuotato. Scene da villaggio dei Carpazi al tramonto, vecchine che scappano a casa. La chiusura dei negozi lascia solo un paio di maghrebini disorientati dall'improvvisa emorragia di folla, noi e i percussionisti. Tutta gente che l'indomani lavorerà la mattina presto, ma che preferisce un fine serata all'aperto ai domiciliari in casa.

ore 00.00 si inizia a sbaraccare, si raccolgono le lattine a terra, ci si saluta con fraterne pacche sulle spalle. Treviglio assume toni spettrali da città abbandonata.

 

Vivere le proprie città, le proprie piazze, è un gesto rivoluzionario.

ecco i volantini distribuiti:  fronte   retro

 

 

 


20/07/01-20/07/08

Riflessioni — Inviato da inbassa @ 21:54
 
 

Metti la paura al suo posto---Treviglio, 23/07/08

Iniziative — Inviato da inbassa @ 11:36

 

 

Bassa Bergamasca, luglio 2008

 

Avanza la psicosi della “paura percepita” e già si indicano i soliti capri espiatori: stranieri, “zingari”, diversi.

Le ronde si preparano a conquistare le notti della nostra provincia, mentre politici e media soffiano sul fuoco della paura: la gente deve avere terrore di uscire di casa, di camminare per strada la sera, anche nella nostra tranquilla e sonnolenta Bassa. Le ragazze devono temere i viaggi con le amiche.

L’uomo nero è sempre in agguato.

Allo stesso tempo chi vive le piazze, i parchi, le strade, offrendo musica ed intrattenimento a tutta la popolazione, è sempre più considerato un problema di ordine pubblico. Si organizza un concerto, (anche di giorno, anche con decibel più che misurati): arriva la polizia.  

 

Di fronte a questa situazione reagiamo affermando: una città animata anche la sera è una città più sicura! La musica e la gente per strada sono più efficaci di qualsiasi ronda.  

 

Per questo vi invitiamo a raggiungerci mercoledì 23 luglio, dalle 21.30, in piazza Garibaldi a Treviglio: troverete musica, giocoleria, e gente che ha voglia di stare sveglia.

 

VIVI LA TUA CITTA’, PRIMA CHE LA VIVANO SOLO LE RONDE!

 

 



 


Terzo racconto della Bassa

Racconti della Bassa — Inviato da inbassa @ 09:50

 

 

“Vuoi tu mi sposare?” Quale fanciulla non ha, almeno una volta, sognato un aitante principe disposto a starsene al suo fianco tutta la vita, anche quando i fianchi si sformano oltre la taglia 42 (la 40 non è educativa). Si può soprassedere alla sintassi poco mirabile.

Ma se il principe è un operaio tornitore pachistano, che di azzurro ha solo l’inguardabile camicia sfoggiata per l’occasione irripetibile, la fanciulla in questione vacilla nella sue auliche aspirazioni. Appoggiata alla rete di un campo da calcio, quasi appiattita per sottrarsi agli occhi curiosi di chi fa jogging la domenica mattina, Monica non sa se ridere o fuggire da quel Kashi di cui sa poco più che il nome.

Monica è un’ordinaria neo maggiorenne della Bassa e crassa padana, che nel corso di un’intervista per il giornalino locale, è finita nelle trame di un corso di italiano comunale per stranieri e, senza quasi accorgersene, ci è rimasta per qualche anno, ogni mercoledì puntuale, a compitare sillabe e paradigmi verbali nell’ardua impresa di trasmettere l’italico idioma  ad agricoltori indiani e casalinghe marocchine.

Kashi è uno dei tanti studenti, non si distingue per particolare assiduità, e finora non s’è mai lanciato in improbabili corteggiamenti. Monica ormai ha una collezione pregevole di stranieri che decantano le sue beltà, incuranti del peso non proprio forma e ammaliati dal ritmico dondolio della sua testa che accompagna spiegazioni di termini.

Nell’istante in cui si  sente chiedere la mano, così, senza preamboli e nemmeno la romantica cornice di una notte di luna iridescente, ripensa a quando Jaswinder le ha dichiarato il suo amore folgorante, nato improvviso in una sera di nebbia ed ennesime ripetizioni di articoli nella luce giallognola delle scuole elementari. A quando Youssef la aspettava sotto casa con una rosa blu di plastica, sfidando gli sfottò dei compaesani, o ancora a Malik conosciuto per caso durante una vacanza in Spagna, pronto a lasciare tutto pur di raggiungerla in Italia. Senza che lei mettesse in atto nessuna pratica di seduzione o impegnasse gli occhi in accattivanti ammiccamenti: sembrava che per magnetismo gli stranieri fossero attratti da lei. L’autostima scrollava le spalle quando la mente, razionale disillusa, le suggeriva che un mix di solitudine, estraniamento, e gratitudine smisurata innescavano queste cadute a catena ai suoi piedi.

Trattava questi panegirici d’amore con automatica diplomazia, eludendo le irritanti accuse di razzismo e inventando che è costume italiano concedersi solo dopo i venti anni o adducendo la timidezza e l’inesperienza.

Ma una proposta di matrimonio, ancora non l’aveva mai ricevuta. Qui si trattava di un impegno serio, perbacco: che il colpo di fulmine di Kashi promettesse una lunga vita d’armonia ed affetto, con la pompa magna di una cerimonia esotica con tanto di veli, drappi e gioielli tintinnanti? Di sottecchi guardava Kashi, un bel ragazzo dopotutto, inaspettatamente alto e slanciato, niente barba incolta da talib. Era nervoso, palesemente nervoso,e non riusciva a guardarla negli occhi. La risposta che vuole elaborare non arriva, non sa se buttarla sul ridere o indulgere pazientemente, perché davvero quel ragazzo poco più grande di lei lo conosce appena.

“non posso”, è l’unica, patetica cosa che le riesce di dire. “sai, è un passo importante, poi i miei genitori..:”

A quel punto Kashi alza, finalmente, lo sguardo. Respira profondo e dichiara lui vuole sposarsi solo per avere la cittadinanza. Cittadinanza. Un pezzo di carta d’inestimabile valore, che fa di un Florian, di un Jesus o di una Ewa italiani col vezzo d’un cognome come Branku, Perez-ALvarez o Malinowska. Cittadini votanti, oltre che lavoranti e paganti tasse, cittadini come me, balena in mente a Monica. Ma nella vicina Caravaggio, meta di pellegrinaggio domenicale quando Monica era bambina e devota della Madonna, il sindaco ha tuonato contro queste unioni fasulle, un paio di firme al volo e le nozze svilite d’ogni pegno d’amore eterno.
Kashi  pagherebbe, naturalmente. Capisce il valore dell’onta di un matrimonio-lampo con uno straniero dalle dubbie credenziali per una giovane studentessa dalle auree ambizioni. Qualche migliaio di Euro per l’incomodo, e la solenne promessaipresentarsi agli orobici suoceri perché ne vaglino la rettitudine morale. Kashi lavora, doppi turni di solito, ormai il venerdì non ha tempo di andare in moschea, rivolege un pensiero fuggevole e malinconico all’Est dove sorge il sole di ogni giorno in fonderia, dove il calore è perenne e più infernale di quello del deserto. Forse Allah non ha dimestichezza con la burocrazia, o forse il suo fuso orario non è allineato con quelli delle richieste per flussi. Fatto sta che Kashi, di nuovo, s’è vista svanire la possibilità di mettersi in regola perché per un pugno di minuti, di secondi, altri connazionali hanno ottenuto le prime posizioni. 54 è l’implacabile numero vicino alla sua richiesta. La precisione la millesimo dell’orario d ricezione di tutta la documentazione è un pugno sui denti che dissimulano un sorriso pacato, sono altri mesi di speranze spasmodiche naufragati.

 

3 mesi, il minimo obbligato perché l’insondabile macchina della legge si metta in moto e aggiunga un cittadino alla sua anagrafe nazionale. se tutto va bene

Monica continuerà a studiare, a vedere gli amici, a godersi la piena cittadinanza meritata col diritto di sangue: i suoi avi sono italiani certificati, lei è salda sulle sue radici.

 

In quegli istanti di silenzio teso, mentre Monica cerca di svicolare ironicamente, Kashi si gioca tutto. La speranza di poter finalmente farsi un giro con gli amici la sera senza dover controllare che all’orizzonte spuntino divise, di farsi medicare con l’anima in pace quando si rompe un dito giocando a cricket, e giocarlo potendo regolarmente prenotare il campetto al centro sportivo. Si gioca, anche, tutta la sua dignità: si trova costretto a implorare una ragazza con cui ha scambiato sì e no qualche parola. Kashi conficca le unghie nei palmi, deve ricacciar indietro l’immagine di Benhazir, il suo sorriso malinconico che balugina dal cellulare. Gliene ha parlato: un matrimonio finto, sacrificare un passo che vorrebbe fare solo con lei, la sua Banhazir, per guadagnarsi la legittimità in Italia.

Dove è arrivato senza troppo volerlo, perché un pezzo d’Europa valeva l’altro alla ricerca di un lavoro dignitoso con cui dare una mano alla famiglia. Benhazir aveva capito, adesso doveva solo aspettare. E combattere contro i genitori, che a 24 anni la vorrebbero accasare al più presto, timorosi delle dicerie dei vicini curiosi. Chissà se esisteva ancora il fantomatico fidanzato partito con un visto turistico da Karachi e la valigia piena di odi all’Europa oasi felice.

Il suo destino è lì, in bilico, ancorato alla risposta che Monica si affanna per non rendere troppo stupida. Chissà se intuisce la disperazione e l’umiliazione che Kashi prova, a mantenere fermo il suo viso che trema, tacitamente chiedendo scusa per la richiesta che fa.

 

Fermare l’invasione. Solo quelli che vogliono lavorare. Italia cristiana. I romeni stuprano. Le carceri sono piene di extra-comunitari. Pattugliare il Sahara. In provincia di Cremona servono agricoltori. Gli Italiani non fanno più questi mestieri. Retate della polizia.       L’ucraina, regolarmente risiedente, accusata falsamente. Immigrazione clandestina è reato penale. Non sono norme razziste. Albanese annegato nell’Adda. Mafia nigeriana in affari con la ‘ndrangheta. I musulmani e i canti di Natale. La camicia di Gheddafi e le camicie verdi.

 

Paura, paura, allarme sicurezza, emergenza immigrazione.

Paura.

Quella di Kashi che ciondola le gambe al parchetto di Arcene. Davanti a lui sfila un’ordinaria serata di mezz’estate, con le risate fra i gelati e la musica dell’oratorio, le passeggiate dei cani e le litanie contro l’afa. Deve prendere in mano, di nuovo, il suo destino. L’Italia è una fortezza inespugnabile, per sperare di risiederci regolarmente deve tornare indietro. In Pakistan. Constatare che Benhazir non ha potuto più aspettarlo, che il tempo della sua conquista di un posto nella privilegiata cittadinanza  europea è finito. E da lì sperare che il datore di lavoro lo faccia entrare come categoria protetta.

Rigira fra le mani il portafoglio, lo scrigno della sua identità inutile: quei documenti col timbro della Repubblica dei Puri non lo descrivono più, è un fantasma fra i tanti che abita il limbo dei non regolari. Può lavorare, accumulare soldi da spedire a casa. E questo è quanto l’Italia può concedergli, anche perché non paga la tasse. Solo una morte “bianca” o un’eroica impresa id probità civica potrebbero dargli un trafiletto sul giornale, accanto all’alacrità con cui di discute di come regolamentare l’immigrazione. Ma Kashi dal 2001 non è un cives, solo un paio di braccia intorno al tornio e una seccatura quando insiste perché lo si metta in regola.

ha imparato le imprecazioni di bergamaschi, sa imitare l’accento dei colleghi pugliesi, inveisce contro le testate di Zidane, sa che può salutare le sue amiche italiane con un bacio sulla guancia.

Adesso deve decidere se lasciare tutto questo. Lasciare il terrore di finire in via Corelli, stretto fra mura ancora più tangibili di quelle contro cui sbatte ogni giorno, e poi in carcere. Tornare da sua mamma, trovare il modo di spiegarle cosa succede in Italia, perché non regge una ventiquatt’ore in mano e qualche souvenir caratteristico. E perché per 5 anni non potrà tentare la conquista: gli sigilleranno i bastioni di tutta Europa. Raccontarle delle mirabilie della laboriosità lombarda e spiegarle che, però, sono terroni quelli che controllano l’iter delle pratiche per i permessi.

 Ancora una volta parole, tante parole. Ne ha usate tante dal 2001, nella lingua del Paese che lo ospita senza scusarsi per averlo relegato nell’oscurità anonima delle cantine, elargendogli sprezzante briciole di tecnologia e pinguedine purchè sottaciute e tenute solo nella cerchia di amici e parenti. Ne ha pronunciate per chiarire la sua situazione a Monica, poi per chiedere a Paolo se poteva scaricargli una sintesi dei decreti leggi sull’immigrazione da Internet dopo il “giro di vite” nei call centre, per protestare con misura col capo all’ennesimo  straordinario, per fare passa-parola caso mai qualcuno avesse bisogno di un badante fittizio.

A soli 24 anni Kashi non ha più voglia di usare parole, quelle che i politici mettono nero su bianco per giocare a scacchi con la sua esistenza, facendo dei riquadri neri e bianchi dei campi minati.

Chiede l’ultimo gelato davvero italiano, come solo in Italia se ne possono fare. Sa che la Spagna ha superato in economia l’Italia e l’ha eliminata agli Europei, ma per ora la cucina italiana è imbattibile.

Un pizzico di basilico fresco sull’odore di carne fatta a pezzi da programmi elettorali, accordi internazionali, pacchetti-sicurezza.

L’odore della paura di Kashi che attraverserà altri confini segnati sulle mappe e nelle menti di chi ci abita, pronto a rinunciare alla dignità conferita da un timbro di vidimazione su un pezzo di carta.

“Adei che, i ga farà cusè sempre che a ciundulà sö panchine de nocc sti maruchì”


La fiera degli orrori- Bergamo, 19-20 luglio

Iniziative — Inviato da inbassa @ 20:27

 

 

 

 

sab 19 e dom 20 luglio @ Bergamo [per il dove e come tenetevi aggiornat* su: www.pacipaciana.org]

Genova, luglio 2001 - Italia, luglio 2008
sette anni fa a Genova fu solo l’inizio. Con l’uccisione di Carlo Giuliani in piazza Alimonda si è segnato probabilmente l’inizio di un’epoca di orrore.
Se la polizia picchiava brutalmente un Movimento che sembrava aver trovato uno slancio finalmente vincente, ora, luglio 2008, stesso caldo di allora, il Governo vara un pacchetto sicurezza assassino, vuole prendere le impronte digitali ai Rom, discrimina e rende la vita sempre peggiore ai migranti, sottopone tutti - migranti e nativi - a un clima di paura, terrore, precarietà. Il tutto nel silenzio di un’opposizione parlamentare che parla di “dialogo” con i mandanti dei massacri di Genova01 [con due terzi dei poliziotti inquisiti per i pestaggi a Bolzaneto assolti, un altro segno di voler stuprare la verità] e i promulgatori delle “nuove leggi razziali”.
Una vera e propria “Fiera degli Orrori”, alla quale stiamo assistendo da 7 anni. Alla quale ci vogliamo ribellare., per mettere fine agli orrori.
Con Carlo nel cuore

programma:
** SAB 19/7
* dalle ore 17 alle ore 22 punk è moda presenta:
Mastic + Mumbajumba + Agatha + Vulturum + guest, per un pomeriggio punk hc sudato
* dalle ore 19.30 aperitivo
* dalle 22.30 proiezioni di video sul G8 + live art performances
* dalle ore 1 soundsystem con Delta 9 + guest & videoproiezioni

** DOM 20/7
* dalle ore 13 grigliata
* dalle ore 14 torneo di calcio 3 vs 3, squadre miste e a portine - music powered by: BergamoReggae
* dalle ore 16 letture teatrali

durante tutta l’iniziativa saranno presenti banchetti di materiale informativo e autoproduzioni, inoltre saranno esposte mostre fotografiche e artistiche


E poi dicono che qui non succede mai nulla...

Rassegna stampa — Inviato da inbassa @ 14:10

 

Questo ce l'eravamo perso:

STATALE INVASA DA CURIOSI TRACCE DI UFO IN UN CAMPO

Arcene -  Statale nel caos lunedì mattina verso le 8.30 per l'invasione di moltissimi curiosi che hanno bloccato la strada. Ad attirare la loro attenzione tracce di ufo comparse in un campo nei pressi della nuova area industriale davanti al concessionario di auto. Sul posto è stato anche avvistato un elicottero che dall'alto controllava la zona per verificare quanto accaduto. Secondo alcune persone stavano effettuando dei controlli per appurare come erano potuti comparire quei solchi proprio in mezzo a un campo che non aveva alcuna via di accesso. Molte anche le segnalazioni arrivate in redazione per raccontare cosa stava accadendo lungo la statale che collega Arcene a Verdello. Dai racconti sembra che alcuni automobilisti siano anche stati costretti a invertire il senso di marcia e cambiare strada per riuscire a raggiungere il posto di lavoro.

Il Giornale di  Treviglio,  29/05/08

 

 


Cava, dolce cava

Generale — Inviato da inbassa @ 13:30

CAVA, DOLCE CAVA

 

Bassa Bergamasca terra di lavoratori, leghisti e anche cavatori.

Il triangolo Arcene-Pontirolo-Ciserano è da anni ambita zona di escavazioni per ghiaia di buona qualità, si parla di più di 8 milioni di metri cubi. Le poche famiglie che si spartiscono questa torta geologica sono abili negoziatori: in Regione si deve arrivare muniti di trattative con i privati proprietari dei terreni interessati già ben avviate, per poi ottenere il via libera dal Consiglio.

È l’iter seguito anche dall’azienda Vitali, che nel frattempo ha costruito il parcheggio della (futura?) stazione di Arcene, che ancora attende il rispetto degli accordi per far fermare treni della linea Bergamo-Milano.

Dal biennio 2000-2001 i Vitali hanno acquistato svariati terreni nella zona ovest di Arcene, al confine con il comune di Pontirolo, proprietà di alcuni privati arcenesi. In Regione, tuttavia, solo 29 consiglieri contro 28 hanno votato il via libera per l’apertura di una nuova cava. L’area interessata è un triangolo stretto fra una cava esistente in attesa di bonifica (con timore di scarico di eternit), la  fermata ferroviaria e il Parco Locale di Interesse Sovracomunale (PLIS). Vicinissima è, poi, la centrale Enel di Ciserano. Si tratta, quindi, di un nuovo impianto (“fuori bacino”), e dalle dimensioni esigue: 500.000 metri cubi. 

Quali, allora, le motivazioni per mettere le mani (e le ruspe) su questa fetta di terra?

Cavare è un investimento sicuro, come dimostrano i dati sulle vendite anche all’estero della ghiaia nostrana, che spesso non finisce nei “nostri” mattoni, come amano millantare gli scavatori.  

Ad Arcene s’impegnano a scavare “non in falda”, ovvero a fermarsi a 12 metri di profondità. Prassi che, spesso, porta poi ad ulteriori accordi con gli enti regionali per continuare a scavare fino a 40 metri.

Il Comune di Arcene, e di riflesso i Comuni limitrofi, teme che questo primo buco possa essere ghiotta testa di ponte per poi spingersi più a Sud e collegarsi ad un’altra serie di buchi precedenti. Nonostante la legislazione in materia di recupero cave e tutela ambientale, infatti, ai cavatori conviene lasciare aperti i vari bacini per poterli utilizzare “a rotazione”. Non esiste un organo di vigilanza e i risultati sono la “grovierizzazione” del territorio, con buche che spesso finiscono in discariche e gli abitanti che rimpiangono la campagna perduta, sacrificata alla voracità edilizia.

A far gola sono anche le infrastrutture di cui si vocifera da anni: l’autostrada pedemontana a Dalmine e la BreBeMi a Treviglio, nonostante l’avanzamento zero dei lavori per via di ammanchi finanziari (per la BreBeMi i costi sono previsti in quasi 2  miliardi di Euro).

Il Comune di Arcene si sta opponendo per vie legali: a Settembre intende rinnovare la protesta in Consiglio Regionale, facendo per esempio emergere l’assurdità dell’inserire aree adibite a parco in un piano-cave, o ancora il contrasto con l’esortazione  della  Provincia a rendere “urbanisticamente appetibili” (??) le zone circostanti la stazione. Nel frattempo si vuole tenere informata la popolazione e cercare l’appoggio e il coordinamento con tutti i Comuni vicini. Le delibere regionali, fra cui il piano-cave, devono essere pubblicate e in quel momento chiunque può intervenire con osservazioni. Ed è quello che farà Arcene, con una denuncia al TAR che chieda una sospensiva per il piano-cave. Legambiente si assocerà come parte lesa, e così potrebbero fare altre associazioni interessate.

Un assessore locale sostiene che la priorità dei paesi della Bassa, ormai saturi quanto ad urbanizzazione, sarebbe quella di rivalutare i centri storici e curare la viabilità. Inoltre intorno ai numerosi fiumi della zona, con un opportuno rimodellamento, si potrebbe ottenere ulteriore ghiaia, anche se con investimenti sicuramente meno agevoli.

L’azione del Comune di Arcene e di chi lo sosterrà, rallenterà sicuramente l’apertura della cava e, forse, ne impedirà del tutto l’attuazione. È, tuttavia, doveroso tenere monitorati gli abili movimenti di chi crivella il suolo su cui calpestiamo e che, poi, rimpiangiamo, per non rischiare di finire miopi come le talpe e  ritrovarci a nostro agio in un sistema di gallerie sotterranee infiltrate da percolato.

Alcuni dati tratti da qui:

NEL TERRITORIO IN ESAME CIRCA 350 HA SONO OCCUPATI DA AMBITI DI CAVA:
CIRCA IL 20% SITI IN SPONDA DESTRA DEL FIUME BREMBO, TRA BREMBATE E CAPRIATE;
CIRCA IL 35% COLLOCATI NELL'AREA TRA CISERANO E TREVIGLIO;
CIRCA IL 45% UBICATI IN SPONDA SINISTRA DEL FIUME BREMBO LUNGO L'ASSE DELLA EX S.S. 525 TRA BOLTIERE E PONTIROLO NUOVO.

IL NUOVO PIANO CAVE, ADOTTATO DALLA PROVINCIA DI BERGAMO NEL MARZO 2004, PREVEDE COMPLESSIVAMENTE L'ESTRAZIONE DI 48,7 MILIONI DI M³ DI GHIAIA E SABBIA

RISPETTO AL PIANO CAVE VIGENTE, SONO STATI INSERITI 5 NUOVI AMBITI DI ESTRAZIONE DI GHIAIA E SABBIA, AMPLIANDO DI 86 HA LA SUPERFICIE INTERESSATA A CAVE, PERMETTENDO UN'ESTRAZIONE DI 9,8 MILIONI DI M³ EQUIVALENTI AL 20% DELLA PRODUZIONE COMPLESSIVA DI GHIAIA E SABBIA PREVISTA DAL PIANO

LA REGIONE LOMBARDIA, CON DELIBERAZIONE DI GIUNTA DEL 22 DICEMBRE 2005, HA MODIFICATO LA PROPOSTA PROVINCIALE, INCREMENTANDO LA PRODUZIONE PROVINCIALE PREVISTA DEL 11%, ULTERIORI 5,4 MILIONI DI M³ DI GHIAIA E SABBIA

GLI AMBITI CHE INTERESANO I COMUNI DI BOLTIERE, BREMBATE, CAPRIATE SAN GERVASIO, PONTIROLO NUOVO, CISERANO, ARCENE E TREVIGLIO SODDISFANO IL 27% DELL'ESTRAZIONE DI SABBIA E GHIAIA PREVISTA DAL NUOVO PIANO CAVE.

 


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